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Il Grande Torino, la storia degli Immortali

Il 4 maggio 1949 l'aereo che riportava squadra, tecnici, dirigenti e giornalisti si schiantò sulla collina di Superga. I Granata erano il simbolo dell'Italia che rinasceva dopo la guerra, in quel momento il club invincibile in patria e considerato tra i più forti al mondo

Bruno Ansani

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bruno.ansani@ievve.com

02 Maggio 2022 - 17:22

Il Grande Torino, la storia degli Invincibili

Le cinque del pomeriggio del 4 maggio 1949. Su Torino nuvole basse, che nascondono le colline. Inizia a piovere, quasi un temporale primaverile improvviso, inaspettato. Un boato scuote la città. Sarà un tuono? Tutta Torino lo sente, si ferma qualche secondo come a cercare di capire l'origine di quel rumore anomalo.

In pochi minuti si saprà che non era un tuono ma lo schianto dell'aereo che riportava il Torino Campione d'Italia (lo era dal 1943) dall'amichevole giocata a Lisbona contro il Benfica il giorno precedente. Il Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, siglato I-ELCE finisce il suo volo sulla collina di Superga, proprio sul terrapieno nella parte posteriore della Basilica, dove oggi si trova la lapide che commemora le 31 vittime. Morirono tutti: i giocatori, i tecnici, i dirigenti, l'equipaggio. 

I 31 CADUTI DI SUPERGA

Valerio Bacigalupo (25 anni, portiere), Aldo Ballarin (27, difensore), Dino Ballarin (23, portiere), Emile Bongiorni (28, attaccante), Eusebio Castigliano (28, mediano), Rubens Fadini (21, centrocampista), Guglielmo Gabetto (33, attaccante), Roger Grava (27, centravanti), Giuseppe Grezar (30, mediano), Ezio Loik (29, mezzala destra), Virgilio Maroso (23, terzino sinistro), Danilo Martelli (25, mediano e mezzala), Valentino Mazzola (30, attaccante e centrocampista), Romeo Menti (29, attaccante), Piero Operto (22, difensore), Franco Ossola (27, attaccante), Mario Rigamonti (26, difensore), Julius Schubert (26, mezzala).

E poi i dirigenti Egidio Agnisetta (55, Direttore Generale), Ippolito Civalleri (66, accompagnatore), e Andrea Bonaiuti (36, organizzatore delle trasferte) e lo staff tecnico, Egri Erbstein (50, direttore tecnico), Leslie Lievesley (37, allenatore) e Ottavio Cortina (52, massaggiatore).

Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Torino che si aggiudicò cinque scudetti consecutivi

I NUMERI DEL GRANDE TORINO

5 volte Campione d'Italia (1942-43, 1945-46, 1946-47, 1947-48, 1948-49): sono gli anni appena precedenti la guerra e quelli della ricostruzione: il Torino è il simbolo dell'Italia che rinasce. Tanti ragazzi ne diventano tifosi, in tutta Italia.

1 Coppa Italia (1942-43)

Numerosi i record realizzati dal Torino di quegli anni, molti dei quali battuti solo di recente. Alcuni ancora resistono.

  • Imbattibilità casalinga: 88 giornate: 1942-1943 al 1949-1950
    Serie aperta domenica 31 gennaio 1943: Torino-Juventus 2-0. Serie chiusa domenica 6 novembre 1949: Torino-Juventus 1-3, quando la tragedia di Superga era già accaduta
  • Gol segnati: 125 gol nel 1947-48
  • maggior vittoria casalinga: 10-0 all'Alessandria
  • maggior vittoria in trasferta 0-7 alla Roma

E poi ci sono, ovviamente, record ormai raggiunti, ma che all'epoca fecero impressione come la conquista di uno scudetto con cinque turni di anticipo, o la prima volta di un'accoppiata vincente Campionato-Coppa Italia (1942-43).

Il documentario realizzato da La Storia siamo Noi (Rai)

LA TRAGEDIA

A fine aprile 1949 il Toro, con il pareggio 0-0 ottenuto a San Siro contro l'Inter si aggiudica virtualmente il quinto titolo (4 punti di vantaggio a 4 giornate dal termine). Nonostante la stanchezza dell'ennesima stagione vincente, la squadra decide di onorare la promessa fatta dal capitano Valentino Mazzola all'amico Francisco Ferreira, capitano del Benfica: giocare un'amichevole a Lisbona per il suo addio al calcio. L'aereo doveva riportarli a Milano, ma furono i giocatori stessi a chiedere di deviare verso Torino, con atterraggio previsto al Campo Volo.

Il Torino al suo arrivo a Lisbona il 3 maggio 1949

Poco prima delle 15 l'aereo riparte da Barcellona, dove aveva fatto scalo. Il tempo su Torino è pessimo. Alle 16:55 l'aeroporto di Aeritalia comunica ai piloti la situazione meteo: nubi quasi a contatto col suolo, rovesci di pioggia, forte libeccio con raffiche, visibilità orizzontale scarsissima (40 metri). La torre chiede anche un riporto di posizione. Dopo qualche minuto di silenzio alle 16:59 arriva la risposta: "Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga". A Pino Torinese, che si trova tra Chieri e Baldissero Torinese, a sud est di Torino, c'è una stazione radio VDF (VHF direction finder), per fornire un QDM (rotta magnetica da assumere per dirigersi in avvicinamento a una radioassistenza) su richiesta.

Giunti sulla perpendicolare di Pino, mettendo 290 gradi di prua ci si trova allineati con la pista dell'Aeritalia, a circa 9 chilometri di distanza, a 305 metri di altitudine. Poco più a nord di Pino Torinese c'è il colle di Superga con l'omonima basilica, in posizione dominante a 669 metri di altitudine. Si ipotizzò che - a causa del forte vento al traverso sinistro - l'aereo nel corso della virata potesse aver subìto una deriva verso dritta, che lo spostò dall'asse di discesa e lo allineò, invece che con la pista, con la collina di Superga; a seguito di recenti indagini è emersa la possibilità che l'altimetro si fosse bloccato sui 2.000 metri e quindi inducesse i piloti a credere di essere a tale quota, mentre erano a soli 600 metri dal suolo.

Alle ore 17:03 l'aereo con il Grande Torino a bordo, eseguita la virata verso sinistra, messo in volo orizzontale e allineato per prepararsi all'atterraggio, si va invece a schiantare contro il terrapieno posteriore della basilica di Superga. Il pilota, che credeva di avere la collina di Superga alla sua destra, se la vede invece sbucare davanti all'improvviso (velocità 180 km/h, visibilità 40 metri) e non ha il tempo per fare nulla: non si ravvisano infatti, dalla disposizione dei rottami, tentativi di riattaccata o virata. L'unica parte del velivolo rimasta parzialmente intatta è l'impennaggio.

Nelle immagino sopra, i resti dell'aereo poco dopo lo schianto a Superga. Qui sopra: una ruota dell'aereo che trasportava il Grande Torino custodita al museo granata

Torino. Piazza San Carlo: i funerali delle 31 vittime di Superga. Il titolo 1948-49 fu assegnato dalla Figc al Torino e le ultime quattro gare di campionato furono giocate dalla squadra giovanile contro pari età degli altri club

GLI INVINCIBILI

Il Torino di quegli era stato plasmato con cura dal presidente Ferruccio Novo. Presi Valentino Mazzola e Ezio Loik dal Venezia, scelto Guglielmo Gabetto (ex juventino considerato sulla via del tramonto) come centravanti, rifinì la formazione di una squadra che in Italia non aveva rivali. Non certo al Filadelfia, vero e proprio fortino granata, dove questa squadra non perse una sola partita.

Lo stadio Filadelfia gremito negli anni '40

Avrebbe continuato a vincere scudetti? Difficile dirlo. L'ultima stagione mostrò qualche crepa dovuta all'età della squadra e al presumibile addio di Mazzola, che pareva intenzionato a cedere alle sirene interiste. Non c'è controprova, così come è difficile collocare il Torino nel contesto europeo e mondiale, dato che non esistevano tornei di club ma solo amichevoli che avevano più il sapore delle esibizioni. La fama era quella di squadra imbattibile, ma le occasioni per mostrarlo furono poche.

Una formazione del Grande Torino

In una tournée brasiliana dell'estate 1948, con grandi difficoltà logistiche, i granata giocarono (per la prima volta in notturna) quattro amichevoli contro Corinthians, Palmeiras, Portuguesa e San Paolo (nel 1950 si sarebbe giocato il primo mondiale post bellico, proprio in Brasile). La tournèe terminò con una vittoria (4-1 con la Portuguesa), due pareggi (1-1 con il Palmeiras e 2-2 con il San Paolo) ed una sconfitta, 2-1 contro il Corinthians. Un grande pubblico li accolse, poichè le gesta di quel Toro erano considerate epiche in tutto il mondo. C'è anche l'ipotesi che la federazione inglese volesse organizzare delle amichevoli con i migliori club dell'epoca ma questo avvenne solo intorno alla metà degli anni '50. Nell'opinione generale, quel Torino aveva pochi rivali.

Gli "highlights" di Italia-Unghera 3-2 del 1947 in una clip della Settimana Incom

La nazionale italiana era basata sul blocco granata: in un'occasione furono 10 i giocatori del Torino a scendere in campo. Rimase fuori solo il portiere Bacigalupo: al suo posto il commissario tecnico Vittorio Pozzo mandò in campo lo juventino Sentimenti IV. Era l'11 maggio 1947 e gli azzurri-granata vinsero 3-2 contro l'Ungheria di Puskas. Quel blocco non ebbe però la possibilità di partecipare al mondiale brasiliano del 1950, disputato un anno dopo la loro tragica scomparsa.

La pagina dell'album Panini 1968-69 dedicata al ventennale della tragedia di Superga mostra la formazione tipo del Grande Torino: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti , Loik, Gabetto, Mazzola Ossola. 

LA COMMEMORAZIONE

Ogni anno, nel pomeriggio del 4 maggio, il popolo granata invade la colina di Superga per commemorare l'anniversario della tragedia. Tutto il club partecipa e al capitano del Toro spetta il compito della lettura dei nomi delle vittime scolpite sulla lapide dietro la basilica.  

Andrea Belotti legge i nomi delle 31 vittime della tragedia di Superga

LA CANZONE 

Da qualche anno, nel corso dell'intervallo della partita casalinga in prossimità del 4 maggio la band Sensounico suona dal vivo Quel giorno di pioggia, cantando insieme ai tifosi dello stadio Grande Torino.

Quel giorno di pioggia lo schianto nel cielo

che spense in un lampo il Grande Torino

quel lampo che porta il ricordo per chi non c'è più

quel giorno di pioggia io spero non torni mai più

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