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50 anni fa l'omicidio del commissario Calabresi

Il 17 maggio 1972 un commando lo freddò a pochi passi da casa. Un delitto nato sullo sfondo della strage di piazza Fontana, la misteriosa morte dell'anarchico Pinelli e l'inizio degli anni di piombo. Poi, più di vent'anni dopo, le condanne dei capi di Lotta Continua e 15 sentenze in 12 anni

Bruno Ansani

Email:

bruno.ansani@ievve.com

16 Maggio 2022 - 09:43

50 anni fa l'omicidio del commissario Calabresi

Milano, via Francesco Cherubini, angolo con via Mario Pagano. Sono le 9.15 del 17 maggio 1972. Il commissario Luigi Calabresi abita poco distante e sta avviandosi alla sua auto per andare in ufficio, alla Questura di Milano. È lì, per strada, che il commissario viene assassinato da un commando di almeno due persone. Aveva 34 anni. Era padre di due figli. Il terzo nascerà pochi mesi dopo la sua morte.

17 maggio 1972, la scena del delitto a Milano in via Cherubini


Una morte annunciata, dato che il dirigente di polizia era diventato l’obiettivo di una durissima campagna politica e mediatica che lo individuava come responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, morto dopo un volo dalle finestre del quarto piano della questura di Milano durante le indagini sulla strage di piazza Fontana.

Luigi Calabresi con la moglie Gemma Capra nel giorno del matrimonio

“Calabresi assassino” era una scritta che si poteva leggere sui muri di tutta Italia, mentre una lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli, che indicava il commissario come responsabile della morte dell’esponente anarchico,fu sottoscritta da 757 persone, gran parte delle quali appartenenti al mondo culturale italiano.

«… Ancora oggi quando leggo cosa scrivevano, anche con­testualizzando ogni cosa, anche di fronte a uno Stato opa­co e «nemico», non mi capacito di frasi come questa del 6 giugno 1970: «Questo marine dalla finestra facile dovrà ri­spondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito». O una pagina come quella uscita il 1° ottobre 1970, una settimana prima del­l’inizio del processo per diffamazione contro «Lotta Con­tinua», che presto si trasformò in un processo a mio padre: «Siamo stati troppo teneri con il commissario di Ps Luigi Calabresi. Egli si permette di continuare a vivere tranquil­lamente, di continuare a fare il suo mestiere di poliziotto, di continuare a perseguitare i compagni. Facendo questo, però, si è dovuto scoprire, il suo volto è diventato abituale e conosciuto per i militanti che hanno imparato a odiarlo. E il proletariato ha già emesso la sua sentenza: Calabresi è responsabile dell’assassinio di Pinelli e Calabresi dovrà pagarla cara». 

Da “Spingendo la notte più in là”, di Mario Calabresi, giornalista, figlio di Luigi Calabresi

LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

La vicenda Calabresi inizia in realtà il 12 dicembre 1969. È venerdì pomeriggio e alla sede della Banca Nazionale dell’agricoltura esplode una bomba che uccide 14 persone (salite a 17) e ne ferisce 88. Le indagini della Questura, coordinate dal commissario Luigi Calabresi della sezione politica vengono subito orientate verso la pista anarchica.

Il salone contrattazioni della Banca dell'Agricoltura dopo l'esplosione della bomba il 12 dicembre 1969

Fra i fermati c’è Giuseppe Pinelli, un anarchico non-violento che Calabresi stima e sa essere perfettamente estraneo alla strage. Viene arrestato Pietro Valpreda, un ballerino senza scritture, spesso in contrasto con Pinelli che viene trattenuto oltre i limiti di legge per avere la conferma della pericolosità di Valpreda. Dopo 3 giorni di digiuno e insonnia, Pinelli precipita la notte del 15 dicembre dalla finestra dell’ufficio di Calabresi. E il commissario finisce per essere identificato come il diretto responsabile. Si scoprirà poi che il commissario non era presente nella stanza. Il giudice istruttore D'Ambrosio stabilirà che la caduta di Pinelli fu causata da un "malore attivo": sentendosi male, l'anarchico si avvicinò alla finestra aperta e cadde nel cortile della Questura. 

La strage di Piazza Fontana segna l'inizio della cosiddetta strategia della tensione, l'antipasto di quelli che verranno definiti gli anni di piombo. Uno scenario pieno di depistaggi ed entro il quale si muovono gruppi neofascisti, servizi segreti deviati. Chi ha messo la bomba di Milano? Una vicenda processuale infinita stabilirà alla fine le responsabilità degli estremisti di destra veneti Franco Freda e Giovanni Ventura

Le lunghe e innumerevoli indagini hanno rivelato che la strage fu compiuta da terroristi dell'estrema destra, probabilmente collegati a settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato con complicità e legami internazionali i quali però non sono mai stati perseguiti. Nel giugno 2005 la Corte di Cassazione stabilì che la strage fu opera di «un gruppo eversivo costituito a Padova nell'alveo di Ordine nuovo» e «capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura», non più perseguibili in quanto precedentemente assolti con giudizio definitivo (ne bis in idem) dalla Corte d'assise d'appello di Bari nel 1987. Non è mai stata emessa una sentenza per gli esecutori materiali, coloro che cioè portarono la valigia con la bomba, che restano ignoti.

 

Un approfondito speciale TG1 del 1988 sul delitto Calabresi condotto da un giovane Enrico Mentana

OMICIDIO CALABRESI, L'INCREDIBILE VICENDA GIUDIZIARIA: 15 SENTENZE IN 12 ANNI

28 LUGLIO 1988: Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi sono arrestati all'alba. Leonardo Marino, ex operaio Fiat ed ex militante di Lotta continua, accusa Sofri e Pietrostefani di essere i mandanti dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi  e Ovidio Bompressi di essere l'esecutore materiale. Leonardo Marino si autoaccusa in quanto autista dell'agguato. Altri ex dirigenti di Lotta Continua ricevono comunicazioni giudiziarie per concorso in omicidio.

  • SENTENZA NUMERO 1
    Processo di primo grado
    Milano, 2 maggio 1990
    Sentenza di primo grado: Sofri, Bompressi e Pietrostefani vengono condannati a 22 anni di reclusione. Marino è condannato a 11 anni, in base agli sconti di pena previsti dalla legge sui pentiti.
  • SENTENZA NUMERO 2
    Primo processo d'Appello
    Milano, 12 luglio 1991
    La corte d'Assise d'Appello conferma le condanne del primo grado.
  • SENTENZA NUMERO 3
    Prima sentenza della Cassazione
    Roma, 23 ottobre 1992
    Le Sezioni unite della Corte di Cassazione annullano la sentenza di secondo grado e rinviano gli atti alla corte d'Assise d'Appello.
  • SENTENZA NUMERO 4
    Secondo processo d'Appello
    Milano, 21 dicembre 1993
    I giudici del nuovo processo d'Appello assolvono tutti gli imputati. Nel maggio 1994 vengono depositate le motivazioni della sentenza, definita "suicida", cioè costruita apposta per essere annullata dalla Cassazione.
  • SENTENZA NUMERO 5
    Seconda sentenza della Cassazione
    Roma, 27 ottobre 1994
    La Corte di Cassazione, chiamata a decidere per la seconda volta, annulla la sentenza di assoluzione, richiamandosi alle incongruenze delle motivazioni, e ordina un nuovo processo.
  • SENTENZA NUMERO 6
    Terzo processo d'Appello
    Milano, 11 novembre 1995
    Il terzo processo d'Appello riconferma le condanne a 22 anni di carcere. Per Marino, in nome della legge sui pentiti, il reato è considerato estinto.
  • SENTENZA NUMERO 7
    Terza sentenza di Cassazione
    22 gennaio 1997
    La quinta Sezione della Corte di Cassazione conferma la sentenza di condanna a 22 anni di carcere per Sofri, Bompressi e Pietrostefani e la prescrizione del reato per Marino. Il 24 gennaio Adriano Sofri e Ovidio Bompressi entrano in carcere a Pisa. Il 29 gennaio Giorgio Pietrostefani fa ritorno in Italia e si costituisce. Il 15 dicembre 1997 viene presentata alla corte d'Appello di Milano l'istanza di revisione del processo.
  • SENTENZA NUMERO 8
    Terzo processo d'Appello
    Milano, 18 marzo 1998
    La corte d'Appello di Milano dichiara inammissibile l'istanza di revizione. Il 20 aprile Ovidio Bompresso viene liberato per motivi di salute. Si tratta di una sospensione della pena, che il 18 agosto vieve trasformata in arresti domiciliari.
  • SENTENZA NUMERO 9
    Quarta sentenza della Cassazione
    Roma, 6 ottobre 1998
    La prima Sezione penale della Corte di Cassazione annulla la decisione della corte d'Appello di Milano e riapre il caso Sofri. L'11 novembre 1998 il Parlamento approva una legge sulla revisione dei processi. Il provvedimento influisce direttamente sul caso Sofri: adesso, a esprimersi sulla richieste dei tre condannati per l'omicidio Calabresi, sarà la corte d'Appello di Brescia.
  • SENTENZA NUMERO 10
    Quarto processo d'Appello
    Brescia, 1 marzo 1999
    La corte d'Appello di Brescia dice no alla revisione del processo. Il 4 marzo la difesa di Sofri, Bompressi e Pietrostefani presenta ai giudici di Brescia un'istanza di revoca dell'ordinanza di inammissibilità sostenendo che uno degli argomenti principali utilizzati dai giudici, relativo alla autenticità e alla datazione di un diario tenuto dalla compagna di Leonardo Marino, era viziato dal fatto che la corte d'Appello aveva visionato una fotocopia e non gli originali.
  • SENTENZA NUMERO 11
    Quinto processo d'Appello
    Brescia, 16 marzo 1999
    La corte d'Appello di Brescia respinge la richiesta di revoca dell'ordinanza.
  • SENTENZA NUMERO 12
    Quinta sentenza della Cassazione
    Roma, 28 aprile 1999
    Il pg della Cassazione esprime parere favorevole al ricorso presentato dagli imputati contro il rifiuto di Brescia alla revisione del processo, proponendo una nuova valutazione da parte della corte d'appello di Venezia.
  • SENTENZA NUMERO 13
    Sesta sentenza della Cassazione
    Roma, 27 maggio 1999
    La quinta sezione penale della Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dai legali di Sofri, Bompressi e Pietrostefani e annulla con rinvio l'ordinanza con cui la corte d'Appello di Brescia aveva dichiarato l'inammissibilità  della richiesta di revisione del processo. Sarà la Corte d'Appello di Venezia a valutare nuovamente se la richiesta di revisione, fondata sulla presentazione di nuove prove, è ammissibile e se dunque può essere riaperto il processo.
  • SENTENZA NUMERO 14
    Venezia, 24 agosto 1999
    La Corte d'Appello di Venezia accoglie la richiesta di revisione presentata dagli avvocati di Sofri, Bompressi e Pietrostefani e dispone la scarcerazione degli imputati. La data fissata per la prima udienza del nuovo processo Calabresi è il 20 ottobre.
  • SENTENZA NUMERO 15
    Venezia 24 gennaio 2000
    La corte d'Appello di Venezia rigetta la revisione e conferma la condanna a 22 anni.
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