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I 100 anni di Enrico Berlinguer, l'irripetibile carisma di un leader timido

Nell'aprile del 1983 la sua prima e unica apparizione a Vigevano: l'attesa del popolo comunista in Piazza Ducale nel resoconto dell'Informatore

Bruno Ansani

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bruno.ansani@ievve.com

25 Maggio 2022 - 12:25

I 100 anni di Enrico Berlinguer, l'irripetibile carisma di un leader timido

Un secolo fa, il 25 maggio del 1922, nasceva a Sassari Enrico Berlinguer, segretario del Pci dal 1972 fino alla sua tragica morte avvenuta a Padova nel giugno 1984. In occasione del 35esimo anniversario della sua scomparsa l'Informatore dedicò un ricordo al leader del Pci, ripercorrendo quelle poche ore di visita a Vigevano, avvenuta nell'aprile del 1983.

Aprile 1983: Enrico Berlinguer sotto la Strada Coperta del Castello. Alla sua destra la direttrice dell'Informatore Margherita Natale e alla sua sinistra il sindaco di Vigevano, Carlo Santagostino

 

L’impermeabile grigio che avvolgeva la sua figura esile apparve in Piazza Ducale in un sabato mattina di aprile dalla luce ancora invernale. Ad aspettare Enrico Berlinguer, come scrisse l’Informatore vigevanese, “gruppuscoli di vecchi militanti, rappresentanti dei quadri dirigenziali del Pci lomelllino, insieme ad una delegazione di operai dell’Ursus e della Spartacus, le due aziende vlgevanesi in crisi. E si sentono delle esclamazioni: eccolo lì”. Ad accogliere il segretario generale del Pci c’era anche il sindaco della città, Carlo Santagostino, l’ultimo primo cittadino comunista di Vigevano. Un anno dopo il capo dei comunisti italiani sarebbe morto a Padova, dopo essersi sentito male durante un comizio.

Berlinguer che nonostante il malore continuava a parlare dal palco, il pellegrinaggio all’ospedale di Padova, la folla infinita per i funerali in piazza San Giovanni, il pianto del presidente della Repubblica Pertini, appoggiato alla bara: sono immagini iconiche scolpite nella memoria. Così come la figura di questo leader, dipinto come schivo e poco incline al sorriso, ma dall’irripetibile carisma. Era una cosa che lo seccava e lo disse a Giovanni Minoli in un’intervista rimasta celebre: “Dicono che non sorrido. Mi fa arrabbiare, perchè non è vero”. E in effetti il sorriso aperto e solo un po’ timido di Berlinguer lo si scoprì nelle bellissime prime pagine che l’Unità gli dedicò dopo la morte.

Berlinguer con una copia de l'Informatore vigevanese, in visita alla nostra redazione che all'epoca si trovava in Piazza Ducale

Parlare di un’eredità politica di Berlinguer è difficile. Il mondo è cambiato a velocità che rendono quegli anni lontanissimi. Ma fu lui a rivoluzionare il lessico della politica e a definire con le sue parole momenti e svolte storiche. Così fu per il “compromesso storico”, l’idea di fare incontrare al governo del Paese le due principali forze politiche, progetto morto insieme ad Aldo Moro e che rivelò l’assenza di un piano B per il Pci, che da allora iniziò a declinare. Nel 1976, all’apice dei successi elettorali, disse che il partito doveva essere “conservatore e rivoluzionario”, "di lotta e di governo" riassumendo in ossimori impensabili la natura del Pci. Con un’altra definizione rimasta nella storia liquidò la prossimità dei comunisti italiani con la nazione guida, l’Unione Sovietica, che dopo il colpo di stato militare in Polonia, per Berlinguer aveva “esaurito la sua spinta propulsiva”. Negli ultimi anni insistette molto sulla “questione morale” all’interno della politica. E quella sì, quella è rimasta attuale.

Qui sopra le riproduzioni dell'articolo di Margherita Natale sulla visita di Berlinguer a Vigevano (Informatore 28 aprile 1983)

Un documentario RAI (della serie "Correva l'anno") dedicato alla storia di Enrico Berlinguer

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