La teoria delle finestre rotte

La vecchia del sud affacciata alla finestra è morta

Ecco come si sviluppa il degrado

18 Aprile 2019 - 09:30

La vecchia del sud affacciata alla finestra è morta

Sento molto storie di degrado su Vigevano, eppure non me la ricordavo così. I miei genitori scelsero questa città, per la buona impressione, sono cresciuto leggendo Mastronardi e vivendo la Piazza Ducale, praticamente i pomeriggi li trascorrevo con la mia compagnia al Prestinè. Altra bottega storica che si è arresa al capitalismo.

La mia famiglia è casertana, io sono nato a Sperlonga, dal mio ottavo mese di vita ci siamo trasferiti a Milano per un paio d'anni, da 28 anni vivo a Vigevano.

Mio padre non fa parte di quei terroni migrati in cerca di lavoro, citando Troisi "io un lavoro a Napoli ce l'avevo, è che volevo viaggiare e conoscere". In realtà è stato trasferito.

Mi ha raccontato che in 19 anni di vita trascorsi al sud, solo una volta hanno provato ad "inculargli la vespa". Si sono affiancati con un furgone sulla statale che da Mondragone va a Caserta (la terra dei fuochi per capirci) e gli hanno intimato di scendere e consegnargli "o' mezz": se lo rivoleva doveva pagare un riscatto e glielo avrebbero riportato. Questa cosa a Napoli si chiama, "O' cavall e ritorn" (il cavallo di ritorno). Lui aveva solo 16 anni e la usava per andare a lavorare come parrucchiere, era l'unico garzone parrucchiere della zona, in paese c'erano solo lui e mio nonno; ad ogni modo si è messo a supplicare e loro hanno capito l'importanza di avere un solo barbiere in paese, incredibile ma vero, lo hanno lasciato andare. Perfino i ladri hanno avuto un senso di comunità.

Tre anni dopo viene trasferito dalle forze dell'ordine, lui sceglie Milano. Non avevamo niente, in tre in un monolocale di una vecchia casa di ringhiera in zona Loreto. L'unico nostro avere era un'Alfa Giulietta nuova di zecca che mio nonno gli aveva regalato prima di partire. Ecco che arriviamo a Milano e il primo giorno, la prima ora, della prima volta al Nord, mio padre mi porta in casa, scende giù a prendere i bagagli di una vita, e la macchina non c'è più. Sparita tra i vichi di viale Monza.

I mesi seguenti furono durissimi, mia madre che non aveva mai visto le scale mobili, figuriamoci prendere la metropolitana, rimaneva confinata in una casa di 30 mq. Quella zona era piena di eroinomani, che ti rapinavano puntandoti la siringa. 

Siamo quindi finiti a Vigevano, all'inizio era bellissimo nel quartiere erano tutti amici, ma man mano la gente è cambiata e ora il mio quartiere mi ricorda tantissimo quel degrado di viale Monza. Hanno iniziato gli italiani, poi si sono adattati gli stranieri. All'inizio non chiudevo neanche la bicicletta, ora ho paura a mostrare una spesa un po' estrosa, che ne so un sushi del Carrefour, che magari i miei nuovi vicini mi vengono a rubare in casa.

Ho provato con il dialogo, ma non c'è verso. Ho provato con le forze dell'ordine, ma si nascondono dietro la scusa del: "ci sono cose più serie, non possiamo sprecare risorse e tempo, siamo impegnati a fare altro"... si le multe.

Per carità un po' li comprendo, la polizia deve tutelare l'ordine ma non si può comportarsi bene solo se si ha un poliziotto ad ogni angolo, il senso di civiltà deve essere a prescindere. Sento molti cittadini favorevoli all'uso delle telecamere, io credo siano una sconfitta della comunità. La videosorveglianza non previene il degrado e l'abbandona, lo monitora soltanto. Quello che manca, quello che è venuto a mancare nel mio quartiere, è la vecchia del sud affacciata alla finestra. Da quando la vecchia del sud affacciata alla finestra è morta, il quartiere è peggiorato.

La vecchia del sud affacciata alla finestra è una figura folcloristica appartenente alla cultura meridionale, e diffusasi poi in tutto lo stivale: è lei che tiene d'occhio la situazione, è grazie a lei che le mamme possono assentarsi per far la spesa lasciando per poco i figli da soli a casa a studiare, è grazie a lei se i ladri non vengono a rubare. Chi pensa sia solo un cane da guardia, sbaglia. Quando nel quartiere c'è una vecchia il quartiere si rivaluta, diventa più sicuro e più familiare. Diventa uno di quei posti dove puoi lasciare la macchina aperta. La vecchia non fa nulla, basta solo la sua presenza e si creano queste esternalità positive. Quando figure così vengono a mancare e nessuno le sostituisce, il sistema sociale invece di evolversi si disgrega, la disgregazione porta all'indifferenza, che porta all'abbandono che si traduce pian piano in degrado.

Il degrado chiama degrado. E' la Teoria delle Finestre Rotte.

Era il 1969 quando il professor Philip Zimbardo condusse un esperimento di psicologia sociale per l'Università di Stanford. Lasciò due automobili identiche, stessa marca, modello e colore abbandonate in strada, una nel Bronx, zona povera e conflittuale di New York, l'altra a Palo Alto, città ricca e tranquilla della California. Quindi due identiche auto abbandonate, due quartieri con tipologie molto diverse di abitanti e una squadra di specialisti in psicologia sociale a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito. Dopo una settimana, durante la quale la vettura abbandonata nel Bronx era stata completamente demolita mentre quella a Palo Alto era rimasta intatta, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto. Dopo di che i ricercatori assistettero alla stessa dinamica di vandalismo che avevano registrato nel Bronx: furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo lasciato a Palo Alto nello stesso stato di quello abbandonato nel distretto malfamato di New York.

Gli scienziati scelsero diversi luoghi urbani successivamente trasformati in due modi diversi ed in tempi diversi. Nella prima fase ("il controllo") il luogo fu mantenuto ordinato, libero da graffiti, finestre rotte, ecc. Nella seconda fase ("l'esperimento"), il medesimo ambiente fu trasformato in modo da farlo sembrare in preda all'incuria e carente di ogni tipo di controllo: furono rotte le finestre degli edifici, le pareti furono imbrattate con graffiti e fu accumulata sporcizia. I ricercatori controllarono segretamente i vari luoghi urbani osservando se le persone si comportavano in modo diverso dopo che l'ambiente era stato appositamente reso disordinato. I risultati dello studio corroborarono la teoria delle finestre rotte.

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Mario Raz

Mario Raz

Mario Raz, diminutivo di Mario Luca Felice Razzino. Contemporaneamente alla laurea in Comunicazione Media e Pubblicità si diploma come attore. Collabora con grandi maestri come Dario Fo e Vassiliev. Partecipa a numerosi programmi tv come comico. Scrive racconti per alcune riviste e collane di libri. Cura laboratori di teatro e di scrittura creativa.

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