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VIGEVANO

Potrebbe diventare la sede delle Guardie Ecologiche Volontarie

La proposta di recupero è stata avanzata da Unuci, l'Associazione degli Ufficiali in Congedo

Mario Pacali

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mario.pacali@ievve.com

20 Gennaio 2022 - 15:49

Potrebbe diventare la sede delle Guardie Ecologiche Volontarie

La richiesta è stata protocollata nei giorni scorsi a Palazzo municipale. Ed è stata sottoscritta da Andrea Andreossi, presidente di Unuci, l’Unione Nazionale degli Ufficiali in Congedo, sodalizio che ha oggi una base presso la palazzina dell’ex Macello di piazza Volta.

Il progetto presentato è sicuramente ambizioso: recuperare la ex Polveriera di via San Giovanni e creare in quell’area non solo la sede Gev (le Guardie ecologiche volontarie), ma utilizzare quegli spazi strategici, a ridosso della vallata che conduce al fiume Ticino, per la didattica, l’educazione ambientale coinvolgendo le scuole del territorio, e per l’addestramento delle Gev stesse. I fondi per la ristrutturazione del complesso, saranno reperiti da Unuci, tramite un bando regionale che sovvenziona le associazioni d’arma. 

La Ex Polveriera militare si trova in via San Giovanni, in zona Brughiera

«Il tutto è partito dalla situazione che ogni giorno vediamo con i nostri occhi: rifiuti abbandonati ovunque, autentiche discariche nelle nostre campagne e alla periferia della città. Una situazione indecorosa e insostenibile, se hai davvero a cuore Vigevano», è la premessa di Andrea Andreossi. «Alcuni soci di Unuci - prosegue il presidente - in periodo pandemico, hanno ottenuto il brevetto di Guardia Ecologica Volontaria, e siamo quindi pronti a metterci al servizio della città, vigilando e andando a verificare gli scarichi selvaggi di rifiuti. A differenza degli osservatori ambientali, le Gev sono a tutti gli effetti ufficiali di polizia amministrativa, possono erogare sanzioni ai contravventori ed effettuare indagini di Pg. Ma soprattutto dare vita ad una nuova cultura, coinvolgendo i giovani e le scuole, sensibilizzando le persone sul valore dell’ambiente».

Andrea Andreossi, presidente della locale sezione di Unuci

Per questa attività, occorre però una base operativa. E qui l’attenzione di Unuci si è spostata sulla ex Polveriera. «Stiamo parlando di un bene militare, anche se oggi di proprietà comunale». Un bene, aggiungiamo noi, che oggi versa in una pesante condizione di degrado e utilizzato per scopi non proprio consoni, vedi le siringhe che si trovano all’interno, unitamente a giacigli di fortuna. «Unuci - prosegue Andreossi - ha una base all’ex Macello, che continuerà ad esistere sino a quando non verrà recuperata la Polveriera. Abbiamo fatto una stima dei costi: dovrebbero aggirarsi tra 100 e 150 mila euro e tra i sei e sette anni per arrivare al completamento utilizzando i fondi del bando regionale destinato alle Associazioni d’Arma, oltre a contributi volontari dei nostri associati. Oltre alla sede Gev, la ex Polveriera potrà essere utilizzata anche per attività didattiche e iniziative a carattere ambientale, coinvolgendo le scuole e la cittadinanza». Ora la palla passa al Comune di Vigevano per l’ok definitivo alla proposta avanzata dagli Ufficiali in Congedo.

Ecco l'area, immensa, dove è situata la Polveriera, a ridosso della vallata che conduce al fiume Ticino, tra il pin rosso e quello grigio della cava Natale

Un'altra immagine della ex Polveriera, abbandonata ormai da decenni e rifugio per drogati e senzatetto

L'ESPLOSIONE NEL NOVEMBRE DEL 1947 CHE SCONVOLSE LA CITTA'

Erano le 6,20 di giovedì 16 novembre 1947 quando una fortissima deflagrazione destava la città, e l’eco arrivava sino ad Abbiategrasso, Novara e Pavia. Sembrava di essere tornati ai tempi dei bombardamenti e molti scesero ancora una volta in cantina come ai vecchi tempi. È scoppiata la Polveriera, un luogo altamente pericoloso in cui c’era di tutto, dalle polveri da sparo, alle bombe ai fucili al tritolo. Sull’Informatore dell’epoca, Carlo Natale, fondatore del nostro giornale, redige una cronaca minuto per minuto, non solo come giornalista ma anche nelle vesti di presidente della locale sezione della Croce Rossa.

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“E tutti si incontrano sulla strada che porta alla Brughiera: il Sindaco Bonomi con il sergente maggiore Campisi, appena uscito dall’inferno provocato dalle esplosioni, i Carabinieri, i pompieri, la Croce Rossa. La zona appariva deserta perchè dopo la prima esplosione erano fuggiti sia gli addetti alla polveriera che gli abitanti limitrofi. Il Sindaco decide di avvicinarsi alla zona critica: nel fondo valle una scena infernale di fuoco e scoppi continuava lanciando, tutt’intorno proiettili esplosi. In mezzo alla nebbia, scesa improvvisamente assai bassa, incontriamo il maresciallo Bocchia, consegnatario dei depositi di munizioni, che vaga disperato, timoroso che l’estendersi del fuco possa provocare altre complicazioni. Ci spiega, quasi piangendo, che quanto avvenuto sino ad allora aveva coinvolto la parte meno pericolosa della Polveriera; se l’incendio fosse andato oltre avrebbe interessato il deposito seminterrato dove c’erano proiettili di grosso calibro e il tritolo depositato lì vicino. Il che sarebbe stato catastrofico”. 

La prima pagina dell'Informatore dell'epoca con la notizia dell'esplosione della Polveriera


Il Sindaco decide di avvisare la popolazione col suono delle sirene e delle campane affinchè tutti si mettessero al riparo. Si fa il conto dei danni: una sola vittima, una donna anziana che non era riuscita a fuggire ed era rimasta sotto le macerie della casa. Un milite 22 enne della Brigata Legnano era rimasto gravemente ustionato e si temeva per la sua vita; un abitante delle case popolari ebbe la gamba amputata; un’altra decina di persone ebbero ferite più lievi. Le indagini affidate ad un generale per cercare di far luce su quella tremenda esplosione che sconvolse la città, non arrivarono mai ad una conclusione. Come purtroppo spesso accade in questo nostro Paese...

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