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Il concerto

Il "violino di Auschwitz" incanta coi Barabàn

Auditorium strapieno per l'ultimo evento per il Giorno della memoria

Davide Maniaci

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dade.x@hotmail.it

30 Gennaio 2022 - 19:44

«Anche ad Auschwitz, Terezìn e Mauthausen si suonava, si cantava e si componeva musica». Iniziava così la premessa de "Il violino di Auschwitz", evento organizzato dal Comune di Vigevano e da ReteCultura: questa data in calendario chiudeva gli eventi per il Giorno della memoria. E infatti l'Auditorium San Dionigi, di proprietà della fondazione Piacenza e Vigevano, era stracolmo domenica alle 17 per ascoltare i Barabàn. Suoni ed echi di un passato prossimo: di fronte alla sola prospettiva della morte i musicisti ebrei non rinunciavano alla loro passione, arrivando ad allestire orchestre, come ad Auschwitz, scrivendo note nelle condizioni più disperate, componendo ninna nanne da cantare ai bimbi ormai sulla porta della camera a gas, come la straordinaria Wiegala scritta da Ilse Weber morta, insieme al figlio Tommy, nell' ottobre ‘44 ad Auschwitz.

«Nei lager nazisti - ecco il racconto - la musica ebbe un ruolo di esaltazione dell'orrore e annientamento della dignità umana. Era continuamente suonata scandendo i ritmi dei prigionieri durante le marce verso i campi di lavoro, nelle adunate come durante le esecuzioni e per l'intrattenimento degli ufficiali. Eppure, per i detenuti fare musica significava ritrovare la dignità violata e, in molti casi, sopravvivere. Ed è soprattutto grazie alla memoria dei sopravvissuti e dei testimoni che ci sono giunte molte di queste musiche, di queste storie. Coerente con il proprio percorso musicale e di impegno civile, Barabàn ha allestito uno spettacolo di musiche, canzoni e immagini dedicato alla Shoah. Il concerto si snodava attraverso un’emozionante sequenza di canti come "Wiegala", "Asma Asmaton" (tratto dalla celebre "Trilogia di Mauthausen" scritta dal poeta e drammaturgo greco Iakovos Kambanellis e musicata da Mikis Theodorakis), brani del moderno repertorio basato sull’antica tradizione ebraica, musiche per i matrimoni e danze della tradizione yiddish, canzoni contro la guerra (da "La guerra di Piero" di De André ad "Auschwitz" di Guccini), e contro l’indifferenza e l’apatia (da "Dona Dona", di Herbert Pagani a "Yellow triangle" di Christy Moore)».

Wiegala

Asma Asmaton nella versione del celebre compositore greco Vangelis

Le musiche sono state accompagnate da video con la testimonianza di ex deportati, spezzoni di film, immagini della discriminazione degli ebrei, dei lager nazisti.

CHI SONO. 

Fra i più rappresentativi gruppi della scena folk italiana, apprezzato in Europa e America, Barabàn ha sviluppato un percorso che rivisita la tradizione musicale del nord Italia con un linguaggio e una sensibilità contemporanea. Negli oltre 35 anni di attività ha tenuto concerti a Londra, Montreal, Mosca, Roma, Milano, Bruxelles, Helsinky, Manchester, Norimberga, Torino, Barcellona, Genova, Berna, Oporto, Nancy, Zurigo, Innsbruck, York, Beverly, Bridport.

Fondato a Milano nel 1982 da Vincenzo Caglioti, Aurelio Citelli, Giuliano Grasso e Guido Montaldo – fra i più attivi ricercatori e musicisti italiani – l’ensemble mescola melodie, lingue, ritmi e sonorità dell’Italia settentrionale, strumenti popolari e contemporanei, polifonie della pianura Padana, liriche contemporanee, canti arcaici dell’Appennino, musiche swing e dal sapore yiddish. Accurati raccoglitori, i musicisti di Barabàn hanno sviluppato un’originale sintesi musicale tra modelli della tradizione e gusto contemporaneo. Continua è la ricerca di un equilibrio tra la memoria, i linguaggi e le tematiche del presente.

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