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IL CASO

Rincari del materiale sino al 400%, potrebbero bloccarsi le opere pubbliche

L'allarme viene lanciato da Alberto Righini, presidente provinciale dei Costruttori

Mario Pacali

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mario.pacali@ievve.com

15 Marzo 2022 - 09:11

Rincari del materiale sino al 400%, potrebbero bloccarsi le opere pubbliche

«Se non ci ha fatto morire il Covid, ci farà morire il caro materiali». Un vero e proprio allarme quello che viene lanciato a livello territoriale da Alberto Righini, presidente provinciale di Ance e vice presidente dei costruttori a livello lombardo. Negli ultimi giorni, infatti, i prezzi dei materiali di costruzione che già erano pressoché raddoppiati nell’ultimo anno sono ulteriormente schizzati. In particolare risultano ormai praticamente irreperibili se non a costi insostenibili bitume, acciaio e alluminio e tanti altri ancora. A peggiorare ulteriormente le cose il macroscopico rialzo di gas e carburante che sta mettendo in ulteriore difficoltà i trasporti e la gestione delle consegne.

L'ingegner Alberto Righini, presidente provinciale di Ance nonché vice presidente regionale dei costruttori

«Qui sono a rischio tutte le opere pubbliche che sono state appaltate, quelle oggetto di appalto e quelle che ancora dovranno essere bandite. La situazione - continua il presidente provinciale di Ance - è ormai fuori controllo. A fronte di rincari che abbiamo visto oscillare nell’ordine del 200, 300 e 400%, è necessario arrivare immediatamente ad una revisione del prezzario regionale per le opere pubbliche. A fronte di questi aumenti, pensiamo solo al gas che è passato da 0,30 a 1,50 al metro cubo, il prezzario regionale ha avuto aumenti irrisori, per nulla basati sull’economia reale. Per questo sarà necessario avviare immediatamente un tavolo di confronto con Regione Lombardia, con il presidente Attilio Fontana e con l’assessore Claudia Terzi».

Situazione fuori controllo, secondo i vertici di Ance: rincari sino al 400% dei materiali, occorre una revisione urgente del prezzario regionale

«Le opere pubbliche già appaltate - prosegue Righini - devono prevedere aggiornamenti di prezzi in base agli aumenti del mercato. Purtroppo all’orizzonte non ci sono provvedimenti immediati in atto dal livello governativo a quello regionale. Provvedimenti realistici, in grado di tenere in considerazione l’oggi. Siamo in uno stato di emergenza. Lo scorso anno avevamo chiuso le imprese per la pandemia, la situazione odierna, se possibile, è ancora peggiore perché arriviamo da dieci anni di crisi del settore e due anni di pandemia. E non facciamoci ingannare dalle notizie che parlavano di numeri confortanti: per l’edilizia la situazione non per nulla florida. E non possiamo andare avanti con il 110%...».

In assenza di provvedimenti a livello nazionale e regionale, il concreto rischio è quello della chiusura dei cantieri delle opere pubbliche

La situazione è drammatica, lo spettro è quello della chiusura dei cantieri. «Perché per prima cosa stiamo rischiando la chiusura degli impianti di produzione. Ci sono già settori, come le acciaierie, che stanno contingentando le forniture perché non arrivano più i materiali per produrre il necessario. Rischiamo di non avere più calcestruzzo perché non è più conveniente produrlo in quanto aumenteranno a dismisura i costi della materia finita».

«Stiamo assistendo alla “tempesta perfetta”. Dobbiamo evitare che i cantieri e le opere pubbliche vengano abbandonate dagli appaltatori. Qui si rischia di ribaltare il sistema delle imprese, ma soprattutto - conclude il presidente provinciale di Ance - si creerà un sistema occupazionale talmente critico da ribaltare il nostro sistema economico».

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