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Occhi al cielo, si spera nella pioggia. Ma basterà?

Situazione allarmante. «Mai visto il fiume così negli ultimi trent'anni» dicono i tisinat

Mario Pacali

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mario.pacali@ievve.com

29 Marzo 2022 - 18:08

Occhi al cielo, sperando nella pioggia. «Ma potrebbe non bastare», come dice Massimo Braghieri, consigliere del Parco del Ticino. Perché il fiume non è mai stato così in sofferenza in questa stagione, dove si aspettava la “piena delle ciliegie”. Lo hanno ribadito ancora oggi pomeriggio il presidente dell’Associazione Amici della Lanca Ayala, Tino Mazzocchi, unitamente a Nico Marangoni, storico frequentatore di questo suggestivo scorcio del Ticino. Da almeno trent’anni non si registrava una portata così bassa. Al punto, come hanno detto i nostri interlocutori, ci sono alcuni tratti dove il Ticino è possibile attraversarlo a piede, «basta un paio di stivali alti». Uscire in barca? Un’avventura, al massimo puoi farlo solo con natanti a turbina.

Massimo Braghieri, consigliere del Parco Lombardo della Valle del Ticino

«La situazione è grave - dice sempre Braghieri - la falda acquifera è sotto del 40% rispetto agli anni scorsi. Ed il fatto di avere le falde non ricaricate potrà avere delle ripercussioni di ritorno delle acque di falda nel fiume. A questo aggiungiamoci un 40% in meno di innevamento. E non possiamo certo sperare che lo scioglimento del manto nevoso possa ricaricare un lago, il Maggiore, che è sullo zero idrometrico».

Tino Mazzucchi, presidente dell'Associazione Amici della Lanca Ayala

Dalla lanca Ayala, uno degli angolo più suggestivi del fiume, si vede un fiume in versione estremamente ridotta al punto che, ci dicono il presidente dell’Associazione Amici della Lanca Ayala, Tino Mazzucchi insieme a Nico Marangoni, storico tisinat, «in alcuni punti si può attraversare il Ticino a piedi, basta avere degli stivali alti». Il che significa non più di mezzo metro. Da trent’anni non si vedeva una situazione simile. E dalla darsena, dove sono ormeggiati circa duecento natanti, si può uscire non senza difficoltà, ma si possono percorrere solo brevi tratti di fiume, a meno che non si abbia la turbina.


Certo, si spera nella pioggia, annunciata nelle prossime ore e per i prossimi giorni, almeno sino a domenica. L’arrivo delle precipitazioni è importante per salvare oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che si trovano nella pianura padana – spiega la Coldiretti –, dove il fiume Po al Ponte della Becca (Pavia) fa registrare un livello idrometrico di -3,3 metri come in piena estate, ma pesanti anomalie si vedono anche nei grandi laghi lombardi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 5% di quello di Como al 7% dell’Iseo fino al 30% del Maggiore, secondo il monitoraggio della Coldiretti.

 

Una eloquente immagine del fiume Ticino in località Lanca Ayala

“La scarsità di piogge e di accumuli di riserve idriche con cui siamo costretti a fare i conti – dice Stefano Greppi, Presidente di Coldiretti Pavia – certifica come anche sui nostri territori la siccità sia diventata una calamità che sta mettendo sempre più a rischio i raccolti, e testimonia anche il cambiamento climatico in atto con una tendenza alla tropicalizzazione che ha cambiato soprattutto la distribuzione temporale e geografica delle precipitazioni”.


Dal primo aprile inizia ufficialmente anche la stagione delle irrigazioni in agricoltura. «E se le precipitazioni non saranno costanti - è il timore del Parco del Ticino - l’attuale deflusso minimo vitale non sarà mantenuto, proprio per favorire le colture. Sia chiaro, non siamo contro i prelievi di acqua per le irrigazioni - dice sempre Braghieri - ma occorre arrivare ad un giusto compromesso per evitare di mettere a rischio l’intero ecosistema del fiume»

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