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L’Ultimo valzer per il Moderno

Lo spettacolo di sabato rappresenta l’uscita di scena dei gestori storici del teatro. La parrocchia di San Pietro Martire, proprietaria, non rinnova la convenzione

Davide Maniaci

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dade.x@hotmail.it

19 Maggio 2022 - 15:52

L’Ultimo valzer per il Moderno

Sabato sera al Moderno andrà in scena l'ultimo spettacolo curato dall'associazione Il Mosaico

VIGEVANO - Lo spettacolo s’intitola “Ultimo Valzer”, ed è davvero l’ultimo. Per la cultura di Vigevano questa è la fine di un’epoca. Dopo un’esperienza ventennale ricca di soddisfazioni, l’associazione culturale Il Mosaico non gestirà più il teatro Moderno. La proprietà degli spazi di via San Pio V è della parrocchia di San Pietro Martire: legittimamente, da parte loro, hanno deciso di non rinnovare la convenzione col Mosaico. Quello di sabato 21 maggio sarà quindi lo spettacolo di addio per loro. Nei 7 anni al Moderno di Corrado Gambi come direttore artistico (contando anche i due di pandemia) sono andati in scena 92 eventi culturali: non solo spettacoli teatrali di successo, ma anche laboratori dedicati ad adulti, bambini, disabili ed approfondimenti legati alla cultura e alla storia vigevanese.

Il rinnovo della convenzione non è mai realmente stato in discussione: era un comodato gratuito in cui l’associazione Il Mosaico pagava le varie spese. La decisione era nell’aria e formalizzata da parecchio. Vigevano perde (almeno temporaneamente) un polo culturale importante. Il Moderno, ad ogni modo, avrà bisogno di lavori di ristrutturazione e riallestimento imponenti.

Lo spettacolo “Ultimo Valzer” sarà sabato 21 maggio alle 21 proprio al Moderno, grazie al Mosaico e alla compagnia delle Tre Corde. Regia e testo di Corrado Gambi. Sul palco Giuseppe Asta, Alberto Beretta, Ottavio Carollo, Eleonora Cattaneo, Piersilvio Santi, Michela Sarnacchiaro, Marta Tedoldi, Maurizio Donati, Matteo Gentini, Roberta Migliorini e Sara Rosamilia.

LA TRAMA DELL’ULTIMO SPETTACOLO

Sembra che il copione sia cucito addosso a quello che deve essere uno spettacolo d’addio. Una ironica e dissacrante “pernacchia” alle ipocrisie, senza livore ma con grande humour. «Si tratta – spiega il regista – di un grande omaggio al teatro del Novecento, quel teatro che attraverso l’attività in laboratorio forma attori e pubblico. Un omaggio ad una storia teatrale di ricerca di senso al di là della mera forma, ricerca di un rapporto tra attore e spettatore che in modo così forte abbiamo potuto sperimentare negli ultimi due anni in cui abbiamo dovuto invece “stare lontani e distanti” a causa della pandemia.

Il teatro è relazione, rapporto fisico, contatto, per riuscire a “trasmettere”. Questo spettacolo vuole essere un “piccolo manifesto” dedicato alla figura del grande maestro Jerzy Grotowski, che rivoluzionò per sempre la storia del teatro nella metà del secolo scorso. Un atto d’amore, di ricerca di verità, di ricerca di significato, di abbandono del superfluo in una messinscena, di recupero di quella comunione di vita tra l’attore o lo spettatore che tanto ci ha formato come teatranti... e che tanto, purtroppo, si discosta da una realtà contemporanea dello spettacolo che si fonda sulla ricerca del facile consenso, del successo commerciale popolare, del “divertissement” al posto di una necessaria e vitale profondità».

Il regista Corrado Gambi


PARLA IL DIRETTORE ARTISTICO USCENTE

«Una compagnia di undici attori – prosegue Corrado Gambi – deve mettere in scena uno spettacolo finale nella gestione del proprio teatro, perché “sfrattata” dalla proprietà. Allora, invece di reagire nel modo più facile e logico, cioè con rabbia e amarezza, decide di fare ciò che fanno gli artisti veri: in modo creativo sbeffeggia il potere e consegna al pubblico un grande lascito in termini di contenuti e forme. Il senso, appunto, di tutto ciò che ha proposto in quel teatro nella sua storia, per poi darsi appuntamento “più in là sulla strada”».

Corrado Gambi non nasconde l’amarezza: «Io lavoro moltissimo anche altrove e continuerò a farlo. Ma trovo che non tutto il pubblico sia dotato di una preparazione culturale adeguata. Mi pare un’audience che cerca perlopiù l’evento a basso costo, quello della compagnia amatoriale in cui recita l’amico, o lo zio. O ancora, un evento di beneficenza che non diventa automaticamente “di qualità” solo perché ha intenti nobili. Salire sul palco non vuol dire essere automaticamente attori. Temo sia questo anche il destino del Moderno, che io e Il Mosaico abbiamo cercato di rendere un polo realmente culturale, puntando davvero sulla qualità. Mi spiacerà molto vederlo “declassato” a teatro parrocchiale guidato da persone non professioniste, da chi si crede Napoleone e viene chiamato dai passanti “imperatore”. Questo è il problema». Il direttore artistico uscente è un fiume in piena. «La pandemia – prosegue – ha fatto capire che la cultura in Italia non è una priorità. Noi del settore siamo quelli rimasti più chiusi e che hanno avuto meno ristori economici di tutti. Molti hanno dovuto cambiare mestiere. Non credo che Vigevano faccia eccezione, come considerazione per il settore: per questo con “Ultimo Valzer” mi tolgo i sassolini col teatro che piace a me, in modo profondo ma leggero, prendendo atto che qui certe cose non si possono più fare».

Nelle scorse settimane Corrado Gambi ha stilato un programma di massima di eventi a Cilavegna: due spettacoli (uno c’è già stato, con Luca Colli, e l’altro sarà il 15 ottobre) e tre laboratori col teatro Polifunzionale come base operativa.

L'interno del Teatro Moderno in via San Pio V a Vigevano


PARLA IL MOSAICO

Per Il Mosaico parla la presidente Stefania Benassi. «Noi, con l’ovvio rammarico – sono le sue dichiarazioni – andiamo via con serenità e col buon ricordo delle tantissime cose fatte. La speranza è che la gente che ci ha seguiti conservi le stesse belle sensazioni quando penserà ai nostri vent’anni al teatro Moderno». Come accade per altre associazioni, anche Il Mosaico cercherà un teatro ogniqualvolta vorrà organizzare uno spettacolo.

PARLA LA PARROCCHIA
Il parroco di San Pietro Martire è don Emilio Pastormerlo. Lui, la cui parrocchia possiede il teatro Moderno, spiega la scelta di non rinnovare. «Scade il comodato con Il Mosaico – le sue parole – e la parrocchia vuole gestire direttamente il teatro come espressione culturale ed educativa per la stessa parrocchia e per la città. Pertanto in futuro la parrocchia lo gestirà direttamente. Ci sarà una commissione cultura che potrà dirigere il teatro e gli eventi culturali, a cominciare dalla eventuale possibilità di usufruire (non in modo esclusivo) anche dei chiostri del tribunale per concerti o piccole rappresentazioni sacre». «Una parrocchia – conclude don Emilio – non vive solo all’interno della chiesa ma deve diventare testimonianza e messaggio culturale e sociale. La collocazione della parrocchia di San Pietro Martire è ideale per questo progetto e il teatro Moderno è indispensabile in questo senso».

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