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IL CASO

Siccità, il Governo è pronto a dichiarare lo stato di emergenza

Nel frattempo nei campi manca l'acqua. Confagricoltura: è una catastrofe

Mario Pacali

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23 Giugno 2022 - 15:06

Si è svolta ieri sera a Roma, alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, del sottosegretario Gian Marco Centinaio, del Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e dei capi gabinetto del Mipaaf e del Mite, una riunione per fare il punto sull’emergenza siccità. Il Capo della protezione Civile Fabrizio Curcio ha informato, nel corso dell’incontro, che è in atto uno stretto collegamento con i presidenti delle Regioni e che, per ora, dalle Regioni non è ancora pervenuta una richiesta formale di “stato d’emergenza”. Il lavoro sull’individuazione dei criteri ai sensi delle normative vigenti è tuttavia in corso. A seguito delle istruttorie delle Regioni, la Protezione Civile predisporrà un DPCM da trasmettere al Consiglio dei Ministri. Per quanto concerne il settore agricolo, e sempre su proposta delle Regioni, si potrà proclamare lo “stato di eccezionale avversità atmosferica” qualora il danno provocato dalla siccità superi il 30% della produzione lorda vendibile. Nel contempo è stato deciso di istituire un coordinamento con le amministrazioni interessate (Protezione civile, Mipaaf, Mite, Affari Regionali, Mims, Mef), per mettere in campo le competenze necessarie per affrontare la siccità su più fronti (infrastrutturale, competenze regionali, eventuali ristori).

Il senatore Gian Marco Centinaio, vice ministro all'Agricoltura

«Occorre muoversi su livelli ben precisi - afferma il vice ministro all'Agricoltura, il senatore pavese Gian Marco Centinaio - a breve temine ottenere l'acqua dagli invasi alpini e ristori per gli agricoltori che hanno subìto danni da questa crisi idrica. Ma occorre operare da subito anche nel medio-lungo termine per realizzare laghetti e invasi dalle colline e dalle montagne e utilizzando anche le ex cave a ridosso dei fiumi. Non c’è più tempo da perdere, bisogna intervenire subito per tentare di limitare i danni nei campi, e salvare i raccolti e la produzione alimentare, già compromessi. Sono necessarie misure straordinarie e la dichiarazione di stato di emergenza idrica nelle regioni più colpite».

Ecco come si presenta un campo di mais a Vigevano: in molti stanno già effettuando il raccolto per salvare il salvabile

«Una siccità così non l’abbiamo neppure mai immaginata. Non c’è traccia nella letteratura scientifica, ma solo simulazioni nei modelli di innalzamento delle temperature. Già a febbraio si intuiva che stava accadendo qualcosa di straordinario e lo abbiamo detto in diverse occasioni. Ora la catastrofe sta travolgendo la nostra produzione agricola e zootecnica». Parole amare quelle di Alberto Lasagna, direttore generale di Confagricoltura Pavia. Una catastrofe subdola e silenziosa che si sta abbattendo sull’intera Pianura Padana. «Abbiamo perso il rumore dell’acqua, abbiamo perso l’acqua. Ed ora stiamo perdendo anche i raccolti».

In molte parti della Lomellina, una delle zone del triangolo del riso con Novara e Vercelli, il riso non nasce

Agire subito, come è stato ribadito anche martedì in Regione, nel corso dell’audizione in Commissione Agricoltura. «Fiumi e laghi sono allo stremo, lo sappiamo e lo vediamo - dice sempre Lasagna- ma non abbiamo dati, e nemmeno le istituzioni li hanno, rispetto al riempimento degli invasi degli idroelettrici. Notizie fondamentali per gestire questa emergenza. Gli annunciati rilasci idroelettrici appaiono probabilmente in modo prevalente condizionati solo dalla domanda elettrica piuttosto che da azioni straordinarie: lo si vede sia sul Lago Maggiore che sul Lago di Como incrociando i dati Terna della domanda elettrica nazionale, il mix energetico produttivo con i dati di aflusso ai laghi. Abbiamo poche ore per provare a mettere in atto tutte le azioni straordinarie per salvare almeno una parte dei raccolti attendendo le provvidenziali piogge». La situazione nei campi è drammatica, «apocalittica si potrebbe dire. Ci sono agricoltori che stanno già tagliando il mais per salvare il salvabile, in molte parti della Lomellina il riso non nasce perché manca l’acqua».

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