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LA RASSEGNA

La "civiltà dei Longobardi" al monastero di Cairate, nel varesotto

Un viaggio nella quotidianità dei Longobardi attraverso la ricostruzione di tessuti, abiti e monili

Mario Pacali

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mario.pacali@ievve.com

14 Settembre 2022 - 11:09

La "civiltà dei Longobardi" al monastero di Cairate, nel varesotto

Il monastero di Cairate, in provincia di Varese, ospiterà dal 24 settembre al 16 ottobre 2022, la mostra itinerante “Trame longobarde. Tra architettura e tessuti”, iniziativa culturale promossa dall’Associazione Italia Langobardorum, struttura di gestione del sito UNESCO “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, per valorizzare e diffondere la conoscenza della civiltà longobarda sul territorio italiano. La mostra, allestita negli ambienti dell’ex monastero benedettino femminile di Santa Maria Assunta a Cairate, fondato in epoca longobarda, si presenta al pubblico come uno straordinario lavoro di ricostruzione, sulla base dei dati archeologici, della vita quotidiana dei Longobardi. Un viaggio attraverso tessuti, abiti e monili prodotti da questa straordinaria civiltà che generò una felice sintesi tra l’eredità romano-classica e l’apporto culturale germanico nel periodo di transizione tra l’età tardoantica e l’Alto Medioevo (Per visite alla mostra al Monastero di Cairate fino al 30 settembre sabato ore 14.30 - 18.30, domenica ore 10 – 12 / 14.30 - 18.30. Dal 1° al 16 ottobre sabato e domenica ore 14-17. Per informazioni e prenotazioni: prolococairate@gmail.com – tel.  3451018929).

Il monastero di Cairate, in provincia di Varese, che ospiterà la rassegna sui Longobardi

 

Tutti gli abiti in mostra sono stati realizzati per metà con tessuti fatti rigorosamente a mano su telai orizzontali a licci riproducendo esattamente il numero dei fili di ordito e trama presenti al cm, nonché lo spessore degli stessi fili e le torsioni. L’altra metà degli abiti è stata realizzata impiegando una tela di cotone industriale proprio per sottolineare che il modello dell’abito riproposto è il frutto di contaminazioni scientifiche e di elaborazioni dei curatori. I tessuti e le bordure sono stati realizzati nella Casa di Reclusione di Spoleto (Pg), dai detenuti del corso di tessitura, con i telai dell’IIS Sansi Leonardi Volta, dopo un meticoloso lavoro di studio e ricostruzione di trame e orditi desunti dalle scoperte archeologiche. La composizione dell’abito maschile e femminile è stata realizzata con attenti confronti iconografici uniti alle poche fonti letterarie (Historia Langobardorum di Paolo Diacono). Il risultato è un’accurata proposta delle antiche tecniche di tessitura e di taglio e cucito dell’abito altomedievale. Sono rappresentati i diversi ceti sociali completati da accessori realizzati dai detenuti del Liceo Artistico ristretto. Il visitatore, condotto da icone equine e lance tra reperti dei secoli dal IV all’VIII, incontra i protagonisti di trame longobarde davanti a grandi fondali fotografici dei sette monumenti architettonici che compongono il sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”.

Un'altra immagine della mostra

 

La mostra, curata da Glenda Giampaoli e Giorgio Flamini, con il confronto scientifico di Donatella Scortecci, e realizzata grazie alle risorse della Regione Umbria, del Ministero della Cultura e dell'Associazione Italia Langobardorum, s’inserisce nel quadro delle iniziative promosse per la celebrazione del decennale del riconoscimento UNESCO del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, comprensivo delle sette località distribuite in cinque Regioni italiane che custodiscono i segni architettonici più significativi del grado di civiltà raggiunto da questo popolo che giunse in Italia nella seconda metà del VI secolo.  Raggruppamento polietnico proveniente dalle pianure della Pannonia, ma con origini collegate alla Scandinavia, i Longobardi, guidati da re Alboino, si stanziarono, dopo essere penetrati in Friuli nel 568 d.C., in vari territori della penisola italiana, mostrandosi in grado, nei decenni successivi, di coniugare il proprio sostrato germanico con la tradizione classica e romano-cristiana, accreditandosi, forse anche più dei Bizantini, come “i veri continuatori della civiltà romana”.

 

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