Due “putridarium” e uno strano silenzio

08 Novembre 2019 - 12:41

Due “putridarium” e uno strano silenzio

Nel primo articolo di questa nuova rubrica mensile parleremo di due casi quasi unici nel Nord Italia, ma prima di iniziare vogliamo che chiunque legga possa capire l’importanza storica di questi luoghi. Rispettiamo i morti e soprattutto la loro storia, e allo stesso tempo vogliamo che queste nozioni possano essere di tutti. 

Ci troviamo a Vigevano, precisamente nella chiesa di San Pietro Martire, più nota come la chiesa del Beato Matteo, in quanto contiene la salma del beato. Ma non è l’unica salma presente in questo luogo sacro. Infatti, nascosta da un palco in legno, e posta sotto l’altare, vi è una seconda cripta

Aprendo una grata di ferro, vi sono dei gradini che conducono ad una cripta “unica”... Un putridarium. Ebbene, di cosa si tratta? 

Si tratta di un luogo ove venivano seppelliti i monaci presenti nei conventi adiacenti alla chiesa. Ma non venivano seppelliti in maniera normale: venivano infatti lasciati essiccare in posizione seduta. Il putridarium era composto da varie nicchie, composte da sedili-colatoio, ove durante il processo di decomposizione il corpo perdeva liquidi; questi ultimi venivano fatti colare dentro al terreno per permettere che non incidessero sul processo di “naturale mummificazione”. Il caso di Vigevano è raro, in quanto questa pratica non era per nulla diffusa nel Nord Italia

Ma esiste anche un secondo putridarium a Vigevano… Il convento di Santa Maria delle Grazie, oggi divenuto abitazione privata e appartamenti, venne costruito nel 1472, e al suo interno vi erano dei frati conventuali Francescani. Si trova precisamente in via del Convento a Vigevano. Un tempo questa zona era ricca di boschi e prati, oggi è divenuta parte della città. 

L’edificio venne edificato per volere di Galeazzo Maria Sforza, e tra le sue mura passò alcuni anni della sua vita anche un beato, quasi del tutto dimenticato a Vigevano: Frate Cristoforo Macassolio (lo stesso dei “Promessi Sposi”!). Ma non siamo qui a parlare della storia, abbastanza conosciuta di questo edificio, bensì di un secondo caso di putridarium a Vigevano. 

Attorno al 1995/1999 il convento venne restaurato e durante i lavori di ristrutturazione, si scoprì che sotto ad un pavimento vi era una zona vuota. Spaccandolo, scoprirono qualcosa che era rimasto nascosto da tempo: quattro scheletri di monaci vestiti e posizionati uno davanti all’altro. In realtà non erano monaci comuni, bensì abati. Ovviamente venne avvertita la Sovrintendenza che dopo aver visionato la stanza, decise di farla richiudere con del materiale adatto e posizionare un pavimento sopra, evitando che la popolazione venisse a conoscenza di questa stanza. 

Ora, la pratica utilizzata per conservare questi abati è conosciuta con il nome di putridarium, e nel Nord Italia ci sono pochi casi simili. Stranamente due a Vigevano! 

Non si sa precisamente per quale motivo in questa città decisero di creare ben due sepolture simili, però era una tecnica utilizzata maggiormente nel Sud Italia. 

Purtroppo non sono mai state rilasciate fotografie del putridarium di via del Convento. Quello che è certo è che la Sovrintendenza è a conoscenza di tutto questo e sicuramente il fatto andava reso noto, affinché i cittadini di Vigevano, e non solo, potessero conoscere anche questo tipo di tumulazione non molto consono. 

Quello che ci resta da dire è poco. Ora sapete che a Vigevano vi sono due putridarium. Che vengono sempre nascosti per il timore che...? Purtroppo non capiamo per quale motivo si ha paura di mostrare al pubblico un tipo di sepoltura utilizzato dai Francescani!

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Commenti all'articolo

  • mariomainino

    08 Novembre 2019 - 14:25

    Forse per risparmiare duemilalire che di dovrebbero spendere per la gestione del ritrovamento, e la messa a disposizione di pubblico e studiosi.

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Simone Tabarini

Simone Tabarini

Storico locale, gestisce la pagina Facebook e il sito web "Storie di Lomellina"

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