storie di lomellina

Il “tesoro fascista” di Lomello

15 Febbraio 2020 - 12:08

Il “tesoro fascista” di Lomello

Tutti siamo a conoscenza dei tesori artistici, monumentali e storici di Lomello, ma non tutti sanno che vi è stata una “caccia” a qualcosa di più recente ma sempre di molto valore. Era giovedì 5 marzo 1953... Una pattuglia di carabinieri rimane in pianta stabile accanto al torrente Agogna a Lomello. Per quale motivo? Mi sembra giusto raccontarvelo.

Una settimana prima, un agricoltore notò sulla strada che collega la cittadina a Galliavola un enorme
buco, ed accanto un bidone della benzina vuoto. Molto strano, direte, ma ancora più strano è che in quel periodo alcune auto mai viste prima passavano da Lomello, e si fermavano proprio nelle campagne circostanti alla ricerca di qualcosa. Ma cosa?

Altre “strane” buche vennero rinvenute verso Ottobiano, Mede e Velezzo, accanto a queste vi era sempre un contenitore. La cosa veramente strana era il fatto che risultavano perfettamente puliti all’interno e non vi erano segni della presenza di liquidi o terra. Come se qualcuno li avesse sigillati bene per non lasciar fuoriuscire il contenuto. Iniziarono a girare voci di un presunto “tesoro fascista”, nascosto negli ultimi giorni della guerra, e che i “bidoni” contenevano oro e gioielli recuperati durante i raid delle camicie nere per essere poi seppelliti nelle campagne della città. In effetti, durante l’ultimo periodo della guerra nella cittadina erano presenti il “Prefetto di Asti” e il “Federale d’Alessandria”. Questi una volta, vista la crisi incombente, si sarebbero accodati ai tedeschi e fuggiti verso nord. Probabilmente i personaggi sopracitati lasciarono una mappa o qualche segno qua e là per ricordarsi dove avevano nascosto il presunto “tesoro”.

Il fatto più strano avvenne qualche giorno più tardi, quando un uomo venne fermato di notte sul ciglio della strada da due individui in un’auto nera che chiedevano indicazioni per il torrente Agogna. Una volta date, l’uomo cercò di seguire l’autovettura, ma giunto vicino al letto del fiume, a causa dell’oscurità, non vide né l’auto né i due individui misteriosi. Il giorno seguente una guardia giurata durante il suo turno di lavoro notò che sull’argine vi era un pezzo di ferro incastonato nel terreno. Incuriosito da tale oggetto, ma soprattutto preoccupato che potesse lesionare qualcuno durante il passaggio, decise di scavare per poterlo portare alla luce, però dopo qualche centimetro notò che sotto vi era un’enorme lastra di metallo. Pensando si trattasse di un residuo bellico, avvertì le autorità, che circondarono la zona. Il paese è piccolo e le voci corrono...

Si parla di un tesoro inestimabile, e quasi sicuramente vi è tanto oro da poter sistemare tutte le famiglie della cittadina. Passarono i giorni, i carabinieri erano sempre lì a presidiare ma non vi erano né mezzi per scavare né operai. Eppure l’11 marzo 1953, secondo i giornali dell’epoca, risulta che nessuno ha ancora scavato o cercato di portare alla luce il malloppo. Così alcuni iniziarono a pensare che si trattasse di una bomba rimasta sepolta durante i bombardamenti, oppure dei resti di qualche veicolo militare rimasto bloccato dal fango.
Ufficialmente il 14 marzo dello stesso anno le ricerche vengono sospese. Lo scavo viene ricoperto, ma la stradina di collegamento tra il ponte e la zona in questione viene recintata. Tutto questo lasciò dell’amaro in bocca a chi sperava di vedere cosa coprisse quella lastra di metallo.

Ad oggi il “tesoro fascista” di Lomello rimane un mistero... Sono passati tanti, forse troppi anni e non c’è modo di scoprire precisamente dove si trovava lo scavo. Quello che resta sono i titoli dei giornali di quei giorni, quando la Lomellina ricominciò a vivere, dopo la disastrosa Seconda Guerra Mondiale.

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Simone Tabarini

Simone Tabarini

Storico locale, gestisce la pagina Facebook e il sito web "Storie di Lomellina"

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