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Longobardi. Un popolo che cambia la storia

Apre oggi (1 settembre) a Pavia la mostra "Longobardi. Un popolo che cambia la storia". Alla base della sua realizzazione una collaborazione internazionale a tre: Musei Civici di Pavia, Museo Archeologico Nazionale di Napoli e Museo Statale Ermitage. Per

01 Settembre 2017 - 16:44

Longobardi. Un popolo che cambia la storia

Oltre 300 le opere esposte; più di 80 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira; 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra; 58 i corredi funerari esposti integralmente; 17 i video originali e le installazioni multimediali (touchscreen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); 3 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a soggetti diversi, aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario; centinaia i materiali dei depositi del MANN vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

Frutto innanzitutto di una “coproduzione” tra Pavia, capitale del Regno longobardo, e Napoli, città bizantina ma punto di riferimento economico e culturale del Ducato di Benevento, “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” ricostruisce dunque le grandi sfide economiche e sociali affrontate dai Longobardi e riflette sulle relazioni e sulle mediazioni culturali che dominarono quei secoli di guerre e scontri, alleanze strategiche e grandi personalità. Il Ducato di Benevento, rimasto in vita come stato indipendente sin oltre la metà dell’XI secolo, non solo conservò memoria e retaggio del Regno di Pavia, abbattuto da Carlo Magno nel 774, ma elaborò un proprio originale ruolo di cinghia di trasmissione fra le culture mediterranee e l’Europa occidentale. Parlarne oggi, in una fase di cambiamenti altrettanto marcati come quelli che si verificarono nell’Italia longobarda, significa sperimentare la possibilità di costruire una visione “dal Mediterraneo” all’intera Europa, e mostrare una prospettiva del nostro continente in cui i legami fra le aree transalpine e quelle meridionali appaiano assai più equilibrati e dialoganti di quanto molta storiografia non abbia da sempre teso a rappresentare. Il carattere internazionale dell’evento, promosso insieme ad uno dei più prestigiosi musei al mondo, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, e presentato nel 2018 in Russia, dove per la prima volta verranno accesi i riflettori sulla civiltà longobarda, è anche il segnale più concreto della consapevolezza che gli incroci di civiltà risultano sempre più evidenti e ineludibili.

LA MOSTRA FRA NOVITÀ E CAPOLAVORI

Con queste premesse e questi obiettivi la mostra - che ha un corpus espositivo unitario per le tre sedi e alcune specifiche varianti legate alle peculiarità dei luoghi e alla necessità di alternare taluni oggetti - si sviluppa in otto sezioni, con un allestimento di grande fascino e di assoluta novità nel campo archeologico, che incrocia creatività, design e multimedialità: dal cupo contesto in cui s’innesta in Italia l’arrivo dei Longobardi ai modelli insediativi ed economici introdotti dalla loro presenza; dalle strutture del potere e della società nel periodo dell’apogeo alle testimonianze della Longobardia Meridonale tra Biziantini e Arabi, principati e nuovi monasteri. Straordinaria è la testimonianza in mostra di numerose necropoli recentemente indagate con metodi multidisciplinari e mai presentate al pubblico, che consentono una ricostruzione estremamente avanzata della cultura, dei riti, dei sistemi sociali ma anche delle migrazioni delle genti longobarde, provate grazie a sofisticate e innovative analisi di laboratorio del DNA e sugli isotopi stabili (elementi in traccia nelle ossa, lasciate dall’acqua e dall’alimentazione) effettuate per esempio su ritrovamenti recenti in Ungheria. Innanzitutto si esporranno per la prima volta alcuni contesti goti con la sovrapposizione di gruppi longobardi come il nucleo di tombe di Collegno in provincia di Torino, ove sono stati ritrovati due individui, entrambi esposti, di cui un bambino di 7 anni, con la deformazione artificiale dei crani: una pratica di distinzione sociale diffusa tra gli Unni e i Germani dell’Europa centro-orientale. Tra le più recenti scoperte, eccezionale, per le sue dimensioni, appare la necropoli cuneese, di Sant’Albano Stura - di cui si dà conto - dove sono state riportate in luce quasi 800 tombe quando nelle altre località si contano in genere tra le 100 e le 300 sepolture. I grandi sepolcreti in campo aperto testimoniano comunque la divisione in clan e lo stadio culturale e religioso dei Longobardi al loro arrivo in Italia, legato ancora a valori pagani e guerrieri come mostrano le armi, il sacrificio del cavallo, offerte alimentari e decori animalistici. Accanto agli scheletri di cavallo e di due cani da Povegliano Veronese, nella Longobardia Minor (Il ducato di Benevento), nelle necropoli di Campochiaro, numerosi cavalieri sono stati sepolti accanto al loro cavallo bardato (nella stessa fossa), a dimostrare quella composizione multietnica di cui parlano le fonti scritte, dotati com’erano di staffe e altri complementi rari per tipolgia in Italia, ma diffusi tra le culture nomadiche. Tra le più ricche sepolture longobarde vi sono quelle femminili di Torino-Lingotto e Parma-Borgo della Posta con le magnifiche fibule decorate a filigrana o in cloisonné e il guerriero di Lucca-Santa Giulia evidenza di una società fortemente militarizzata (gli scudi circolari con umbone centrale, lo scramasax, la spada a due tagli, ecc.).
Tipici dell’artigianato germanico e tra le più raffinate manifatture sono i corni potori in vetro – rosa vinaccia da Cividale, blu da Castel Trosino – con filamenti applicati a onde che imitano i corni animali e che l’aristocrazia usava per bere: prestigioso simbolo di status che rimanda alla convivialità e all’ostentazione sociale del banchetto. Lo spaccato di un’economia frammentata e profondamente modificata rispetto all’Italia romana, in ragione anche dei mutamenti climatici, così come l’importanza raggiunta da diversi castelli e dalle città di riferimento dei ducati longobardi, sono ricordati in mostra grazie a oggetti di vario genere: da quelli d’uso comune – anfore, lucerne, pesi – alle monete coniate dai singoli ducati, affiancate a partire dal VII secolo da coniazioni nazionali, fino ad elementi architettonici che, insieme a un’approfondita rassegna di arredi liturgici, mostrano il diffondersi del cattolicesimo in continua alternanza alla fede ariana. Tra i materiali esposti spiccano il Pluteo con croci da Castelseprio prestato dal Museo di Gallarate (VA), la Lastra di Ambone con pavone dal Monstero di San Salvatore a Brescia o quella, sempre con pavoni, da Santa Maria Etiopissa di Polegge (VI); o ancora l’iscrizione funebre di Raginthruda o il bellissimo Pluteo con agnello entrambi dai Musei Civici di Pavia, Capitale del regno.

IL MULTIMEDIALE IN MOSTRA un'immersione nell’universo longobardo!
Videomapping, ricostruzioni olografiche, 3D e postazioni multimediali interattive accompagneranno il percorso della mostra arricchendo l’esperienza di visita e di conoscenza, per un evento che mira a indagare il ruolo dei Longobardi nella storia d’Italia e d’Europa. Tantissimi i momenti emozionali, le soluzioni immersive e i contenuti offerti, elaborati da DNA Cultura con la direzione creativa di Diego Loreggian, in dialogo con le soluzioni allestitive e i materiali prestati da oltre 100 musei italiani ed esteri. Si parte con una videoproiezione immersiva a parete di circa 5 minuti che introdurrà il visitatore alla mostra attraverso una ricostruzione dettagliata degli eventi che hanno trasformato l’Europa dal 555 fino all’impero carolingio. Saranno ricostruite graficamente otto cartine geografiche dell’Italia e dell’Europa da Teodorico a Carlo Magno in cui verranno raffigurate le varie fasi e i cambiamenti dei confini geografici, con animazioni virtuali in 3D, dalla conquista alla fusione dei vari imperi, creando originali suggestioni visive corredate da sottofondo musicale e sound design. Ogni sezione sarà dotata di videopostazioni didattiche con un grande schermo in cui immagini, foto dei reperti ad altissima risoluzione, illustrazioni, animazioni tridimensionali e musiche sviluppano e approfondiscono i temi affrontati in ogni sala: dalla ricostruzione di alcune necropoli alle architetture religiose, dalla scrittura all’economia del popolo longobardo. Tre exhibit saranno realizzati con tecnologia touch screen: i visitatori potranno interagire con postazioni touch e touchpad, sfogliando con un semplice tocco sullo schermo immagini e ricostruzioni virtuali di alcuni reperti e opere, che potranno essere ruotati a 360° ed ingranditi ad altissima risoluzione. Due exhibit saranno invece realizzati attraverso un’esperienza immersiva poli-sensoriale, una multi-proiezione a parete con illustrazioni vettoriali in 3D andrà a ricostruire virtualmente alcuni materiali lapidei completando e ricostruendo l’intera struttura architettonica e le sue iscrizioni. In una seconda sezione verranno riproposti alcuni decori presenti su alcuni reperti longobardi che attraverso un videomapping realizzato in timelapse daranno vita ad una suggestiva ed emozionale scenografia supportata da un sound design immersivo. Grazie ad un sistema di nuova concezione olografica saranno ricostruite virtualmente alcune monete e reperti. Grazie al nuovissimo sistema olografico ultrabright, che permette di avere un’illusione ottica di immagini tridimensionali molto realistiche e definite, il visitatore avrà la percezione di poter ‘toccare’ virtualmente l’oggetto attraverso una visualizzazione olografica 3D fotorealistica e grazie all’altissima definizione 4k l’immagine avrà un dettaglio e una qualità finora impensabili. Infine per la sede di Pavia è stato progettato un articolato sistema multimediale introduttivo alla sezione museale permanente del Castello dedicata alla Pavia Longobarda: una sezione che custodisce opere straordinarie non tutte inseribili nel percorso mostra e che sarà dunque un’appendice fondamentale di questa monumentale esposizione, occasione di scoperta delle ricchezze culturali pavesi. In particolare a supportare – durante la mostra e poi in via permanente – la visita di questa parte del museo civico ci sarà un grande videowall interattivo con una ricostruzione 3D della Pavia Longobarda, grazie al quale il visitatore potrà scoprire la storia della città con animazioni e riproduzioni – elaborate in base ai più attuali dati documentari – dei principali luoghi e monumenti che facevano splendere Pavia Capitale del Regno e di cui ora non è rimasta traccia. Grazie ad una timeline con animazione a volo d’uccello sarà possibile sorvolare sopra la città, osservando le trasformazioni che ha subito la città nel corso dei secoli. Ad ogni fase saranno associati illustrazioni e rendering con ricostruzioni video e una mappa interattiva che consentirà di attivare dei punti sensibili arricchiti da schede di approfondimento con testi e immagini in doppia lingua.

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