teatro prosa

"L’importanza di chiamarsi Ernesto"

A recitare l’immortale copione di Wilde, il 5 e il 6 al Cagnoni, anche il “nostro” Riccardo Buffonini

Davide Maniaci

04 Marzo 2019 - 15:46

"L’importanza di chiamarsi Ernesto"

Il cast dello spettacolo

C’è anche il vigevanese Riccardo Buffonini tra i protagonisti de “L’Importanza di chiamarsi Ernesto”, l’immortale commedia di Oscar Wilde scritta nel 1895 e in scena al teatro Cagnoni nella doppia serata di martedì 5 e mercoledì 6 marzo. Sarà a cura della compagnia milanese del “Teatro dell’Elfo” e rappresenta il risultato della ricerca da parte di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, registi, scenografi e costumisti. Un copione ironico, brillante, che mette a nudo l’ipocrisia di una società finto-moralista che pensa solo ai soldi e divide tutto in classi.

Si potrebbe definire una “commedia frivola per gente seria”, e il titolo originale in lingua inglese, “The Importance of Being Earnest”, gioca sull’ambiguità dell’ultima parola che può essere tradotta a piacimento con Ernesto, Franco (l’aggettivo), Onesto o Probo. L’ironia è caustica e brillante, e la trama stessa usa l’espediente narrativo del rovesciamento paradossale del senso comune. Non è un vero e proprio testo dell’assurdo, ma un tentativo riuscitissimo di smontare, con ferocia, i luoghi comuni su cui si basa una solida, sorridente, piena di sé società borghese. Frasi ad effetto, battute incalzanti, ritmo serrato col solo scopo di rovesciare frasi fatte e il caro, vecchio, ordinato, saldissimo repertorio della saggezza popolare. Un’irriverenza che non è mai fine a sé stessa, ma che indossa in modo spudorato la maschera dell’umorismo e della farsa.
E se “L’importanza di chiamarsi Ernesto” fosse una scrittura in codice, che strizza l’occhio all’ambiente omosessuale dell’epoca (di cui Oscar Wilde, uno dei massimi letterari dei suoi tempi faceva parte) e ammicca ai suoi sottintesi? Il linguaggio inedito di Oscar Wilde getta le basi per l’umorismo “queer”, quello eccentrico, insolito, che è arrivato fino ai giorni nostri dopo più di un secolo, filtrato da Hollywood e dalle serie televisive, senza perdere in freschezza. «Il palcoscenico - aggiungono Bruni e Frongia - diventa così un foglio bianco su cui far risaltare i “colori” dei personaggi, i funambolismi verbali, una logica ribaltata».
Proprio il vigevanese Buffonini, che corona il suo sogno di poter recitare al “suo” Cagnoni, interpreterà i panni di Algernon Moncrieff, l’aristocratico spendaccione indebitato fino al collo ma assolutamente indifferente ai problemi della vita e in grado di trovare moltissime scuse.

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