In concerto il 1° aprile

Branduardi arriva “camminando”

Il menestrello del folk farà tappa al teatro Cagnoni

Davide Maniaci

08 Marzo 2019 - 11:35

Branduardi arriva “camminando”

“Camminando camminando” il menestrello del folk italiano farà tappa anche a Vigevano, in un inverno errabondo che lo ha portato su alcuni tra i principali palchi italiani. Salirà su quello del teatro Cagnoni nella serata di lunedì 1° aprile. Ma Angelo Branduardi non sarà solo. Con lui ecco Fabio Valdemarin, che suona la tromba ed è anche pianista, organista e tastierista. Sostituirà sul palco il collaboratore storico, il chitarrista Maurizio Fabrizio, impegnato in progetti personali. Agli strumenti di Valdemarin si aggiungeranno la chitarra e il violino di Branduardi. Una piccola orchestra in due che rimane comunque minimale nei suoni. «Meno c’è, più c’è», ama dire il bardo di Cuggiono. Il repertorio del concerto, rigorosamente in acustico, prevederà qualche brano meno conosciuto ma soprattutto i classici come “Alla fiera dell’est”, “Ballo in Fa Diesis minore”, “Cogli la prima mela”.
«Spero che chi affronterà per la prima volta questa esperienza – aggiunge Angelo Branduardi – possa uscirne arricchito, portando con sé qualcosa di me e della mia musica. La mia ricerca vuole trovare le emozioni più profonde, l’immediata comunicazione tra musicista e pubblico. La presenza di Fabio Valdemarin, che oltre a polistrumentista è anche compositore e arrangiatore, è per me molto stimolante. Questa collaborazione mi sta incuriosendo moltissimo».

Il folk da camera ultimamente sta diventando una moda, lo propongono tutti dal vivo, spesso anche musicisti che hanno un repertorio rock e non hanno mai suonato a teatro. Ma lei a ben vedere lo ha sempre fatto. Si sente un precursore?

«Si, mi ci sento, credo che sia così. La gente lo ha capito, mi è stato riconosciuto, vengono a vedermi perché trovano una coerenza di stile con oltre 40 anni di carriera. Questa cosa mi fa sentire molto bene. A parte forse in alcuni tra i miei pezzi più famosi, quelli “mainstream”, ho sempre cercato di spingere su questo tasto, quello del folk orchestrale. Un suono austero, quasi “di ricerca”. Penso al genere “new age”, spesso solo strumentale, a volte fine a sé stesso, un sottofondo. Ogni tanto ha raggiunto risultati notevoli. Quando io riascolto “La luna”, il mio album del 1975, trovo già la “new age” eterea e fuori dal tempo».

Quale sarà invece lo stile del concerto vigevanese?

«Eseguiremo sia i successi sia canzoni meno conosciute, così come sono senza cambiare niente. L’atmosfera sarà la stessa di quando avevo composto il pezzo, l’arrangiamento rimarrà quello che ho sempre avuto in mente. Trovo che essere autentici agevoli il racconto, che le persone cerchino quei suoni che alcuni hanno anche imparato ad amare».

Il suo tour “Camminando camminando”, che toccherà Vigevano il 1° aprile, sembra quasi un viaggio senza sosta, “ad libitum”. Mi viene in mente Bob Dylan e il suo “Neverending Tour”, una tappa dopo l’altra senza smettere più. La ispira?

«Mi piace il paragone perché anche noi suoniamo tanto e soprattutto ci divertiamo. Sono un musicista, la mia vita è il palco, è il riproporre ancora una volta le mie canzoni e cercare nuove soluzioni. Ma parallelamente ai concerti io e la mia band stiamo registrando un nuovo album. Forse uscirà in estate, forse dopo, dipende dalla casa discografica. Potrebbe chiamarsi “Il cammino dell’anima”, ma il nome non è ancora definitivo e potrebbe cambiare. Non voglio rivelare nulla sul progetto e sullo stile, se non che ho preso una strada che definirei “strana”. Spero che verrà compresa».

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