#Vigevano, il compositore trentenne si esibirà sabato sera alla cooperativa Portalupi

Someone: chitarra, voce e dream pop

Con lui anche Marte e un'altra vigevanese, Carola Casoni

Davide Maniaci

08 Marzo 2019 - 22:47

Someone

Someone, al secolo Jacopo La Posta

Chitarra, voce e basta. Uno spettacolo scarno, in cui il cantautore nasconde il suo volto per invitare i presenti ad ascoltare, più che a vedere. È misterioso Someone, trentenne vigevanese, che sabato 9 dalle 22 sarà uno dei protagonisti del prossimo “live in Coope”. Ecco l'intervista completa, versione estesa di quella uscita sull'Informatore del 7 marzo.

Chitarra, voce e basta. Uno spettacolo scarno, in cui il cantautore nasconde il suo volto per invitare i presenti ad ascoltare, più che a vedere. È misterioso Someone, trentenne vigevanese, che sabato 9 dalle 22 sarà uno dei protagonisti del prossimo “live in Coope”. Alla Portalupi della frazione Sforzesca suoneranno anche Marte, forse la più famosa dei tre, e un’altra artista vigevanese, Carola Casoni. Tutto è a ingresso libero. Someone, che si chiama Jacopo La Posta, proporrà una serie di brani inediti (alcuni tratti dall’ultimo ep “Lullabies for Amelia”), alcune cover e versioni acustiche di pezzi scritti per la sua band, gli I Am The Distance. Sono belle le canzoni di Someone, in bilico tra malinconia, rimpianto, bellissime armonie e un senso di delicatezza. Alcune si dipanano lentamente, come una crisalide che esce assonnata dal bozzolo.
«Lo spettacolo di Someone - aggiunge l'artista - è quindi piuttosto scarno, e cerco sempre di nascondere la mia identità con qualche artificio (cappuccio, maschera) perché desidero che i presenti si concentrino solo su quello che ascoltano, non su quello che vedono. “Lullabies for Amelia” è uscito nel 2017, è un breve concept album in cui, provando a immaginarmi padre, racconto alla figlia che ancora non ho il mio modo di vedere le cose. In futuro realizzerò un altro concept, probabilmente un doppio album. Al momento, comunque, sto dando priorità agli I Am The Distance, che in primavera registreranno il loro terzo Ep. Per i prossimi mesi ho in programma alcuni live nel Nord Italia, anche se aspetto con ansia agosto per potermi avventurare negli Stati Uniti (in California, quasi sicuramente) a caccia di qualche jam session».

Qui si possono ascoltare alcuni suoi brani. https://soundcloud.com/someoneofficial?fbclid=IwAR2HHh4M9nxqcyOnIzosQ_yQeglVhYQ14SLOtb9XHuJdBUbDaSkayD6ONfM


Racconta la tua storia, il tuo genere, le tue influenze
«Scrivo canzoni dall’adolescenza. Dai diciotto anni in poi, ho avuto più o meno brevi esperienze in alcune band a livello locale, ma è con gli I Am The Distance che ho trovato la mia dimensione. Con loro ho suonato in cornici importanti, non solo in Italia ma anche a Londra e in Florida. In generale il mio approccio non è mai cambiato: ho sempre voluto fare musica da condividere, scrivere per me stesso ma anche per chi suonava e suona con me, e mettere a disposizione le mie canzoni perché altri le cantassero; per me, le band che hanno una marcia in più sono quelle in cui manca un leader ben definito, e in cui tutti possono prendersi uno spazio. I Beatles furono tra i primi a capirlo, come anche gli Eagles, i KISS, i Fleetwood Mac e altri. Arrivato a trent’anni mi sento quasi solo un autore più che un interprete. In parallelo, però, il mio percorso solista come Someone non si è mai arrestato, è quello che mi permette di svelare il mio io più vero e anche i miei lati più controversi. A questo proposito, l’ingresso in After Life Music Dimension, etichetta al cento per cento vigevanese, è stato fondamentale per approfondire il mio sound e dare una forma organica ai miei lavori».
Mi sembra un cantautorato molto intimista. C'è ancora posto in un'epoca vuota come questa per i sentimenti profondi?
«Più che intimista, definirei la mia musica ermetica: è inevitabile che come solista io parli di esperienze personali, ma preferisco sempre lasciare a chi ascolta una possibile lettura in più. Non credo che quest’epoca sia vuota: credo invece sia disattenta, ineducata e troppo poco rispettosa, anche di se stessa. Pochi hanno il coraggio di leggersi dentro, probabilmente.
Se mi si chiede del mio genere, mi piace parlare sempre di “dream pop”, come si usava decenni fa: un misto di melodia naturale e di alterazione elettronica. In effetti ho radici nell’elettronica più ricercata, ma anche in certa musica di grande popolarità, come il brit-pop degli Oasis. Di recente mi sono appassionato alla scena country di Nashville, dai nomi in voga già negli anni ’80 e ‘90 (Alan Jackson, Kenny Chesney, Tim McGraw) alla scuderia attuale (Florida Georgia Line, Little Big Town, Kane Brown)».

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