novara

"Divisionismo. La rivoluzione della luce"

Aperta oggi al Castello Visconteo Sforzesco la grande mostra

Annalisa Vella

24 Novembre 2019 - 14:54

"Divisionismo. La rivoluzione della luce"

La grande mostra Divisionismo La rivoluzione della luce - che ha aperto i battenti ieri, sabato 23 novembre, e sino al 5 aprile 2020 sarà a Novara nella magnifica cornice del Castello Visconteo Sforzesco - ha l’ambizione di essere la più importante mostra dedicata al Divisionismo realizzata negli ultimi anni, movimento giustamente considerato prima avanguardia in Italia.
Promossa e organizzata dal Comune di Novara, dalla Fondazione Castello Visconteo e dall’Associazione METS Percorsi d’arte, in collaborazione con ATL della provincia di Novara, con i patrocini di Commissione europea e Provincia di Novara, con il sostegno di Banco BPM (Main Sponsor), Regione Piemonte, Fondazione CRT e Esseco s.r.l., è curata dalla nota studiosa Annie-Paule Quinsac, tra i primi storici dell’arte ad essersi dedicata al Divisionismo sul finire degli anni Sessanta, esperta in particolare di Giovanni Segantini – figura che ha dominato l’arte europea dagli anni Novanta alla Prima guerra mondiale –, di Carlo Fornara e di Vittore Grubicy de Dragon, artisti ai quali ha dedicato fondamentali pubblicazioni ed esposizioni.

Il Divisionismo nasce a Milano, sulla stessa premessa del Neo-Impressionnisme francese - meglio noto come Pointillisme -, senza tuttavia che si possa parlare di influenza diretta. Muove dall’idea che lo studio dei trattati d’ottica, che hanno rivoluzionato il concetto di colore, debba determinare la tecnica del pittore moderno. Si sviluppa nel Nord d’Italia, grazie soprattutto al sostegno di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d’arte, critico, pubblicista e a sua volta pittore, che con il fratello Alberto gestisce a partire del 1876 una galleria d’arte a Milano. E’ Vittore a diffondere tra i pittori della sua scuderia il principio della sostituzione della miscela chimica dei colori tradizionalmente ottenuta sulla tavolozza, con un approccio diretto all’accostamento dei toni complementari sulla tela. Da dato chimico, il colore diventa fenomeno ottico e alla dovuta distanza
l’occhio dello spettatore può ricomporre le pennellate staccate in una sintesi tonale, percependo una maggior luminosità nel dipinto. Presto il Divisionismo da Milano e dalla Lombardia si allarga al Piemonte: la pennellata divisa è destinata a diventare strumento privilegiato nella traduzione di una poetica della natura o di una messa a fuoco delle tematiche sociali. Solo Gaetano Previati, irreducibilmente antirealista sin dagli esordi, elabora una visione simbolista che scaturisce dal mito, da un’interpretazione visionaria della storia o dall’iconografia cristiana, agli antipodi di quella di Segantini sempre legata alla radice naturalista di una percezione panica dell’alta quota.

Ordinata in otto sezioni tematiche, l’esposizione consta di settanta opere tutte di grande qualità e bellezza, provenienti da importanti musei e istituzioni pubbliche e da collezioni private.


Sala 1. Il prologo
La mostra si apre con uno sguardo rivolto alla scuderia di artisti della galleria Grubicy. Troviamo qui le opere di Tranquillo Cremona con Pensierosa (1872-1873), Daniele Ranzoni con Il bambino Morisetti (1885), Giuseppe Pellizza da Volpedo con Le ciliegie (1888-1889), Angelo Morbelli con La partita alle bocce (1885), Gaetano Previati con Le fumatrici di hashish (1887), Emilio Longoni con Le capinere (1883), Vittore Grubicy, Giovanni Segantini con La portatrice d’acqua (1886) e Dopo il temporale (1883-1885). Quest’ultimo dipinto, uno dei capolavori del periodo brianteo, è prevalentemente uno studio di luce, attraverso il quale prende vita un momento nel quotidiano della pastorizia. Non ancora divisionista, il dipinto è giocato su ricchi toni di argentei, verdi e giallo modulati sulla tela in impasti fluidi di vario spessore che suggeriscono lo squarcio di luce che irrompe tra i nuvoloni, l’umidità del terreno, la lana bagnata delle pecore, l’effetto del vento sui i protagonisti.


Sala 2. La I Triennale di Brera. Uscita ufficiale del Divisionismo italiano La seconda sezione è dedicata alla I Triennale di Brera tenutasi a Milano nel 1891, ricordata come “uscita ufficiale del Divisionismo in Italia” in cui furono presentati esempi emblematici di pittura divisa, realizzati dai principali esponenti del gruppo: Segantini, Morbelli, Pellizza, Previati, Longoni e Giovanni Sottocornola. Lo stesso Vittore Grubicy, obbligato ad abbandonare nel frattempo la gestione della galleria, presentava paesaggi di transizione, mentre Pellizza e Sottocornola vi si sarebbero avvicinati di lì a poco.
A pianoterra si potrà ammirare la grandiosa e magnifica Maternità (1890-1891) di Previati di proprietà del Banco BPM che ritorna nel capoluogo piemontese dove non è mai stata esposta e che, proprio per l’eccezionalità del prestito, si potrà ammirare con ingresso gratuito.

Sala 3. L’affermarsi del divisionismo
Nella terza sezione, incentrata sul trionfo del Divisionismo e i suoi principali interpreti, trovano spazio capolavori come All’ovile (1892) di Segantini, dipinto da tempo assente dalla scena espositiva, Fontanalba (1904-1906) di Fornara, Riflessioni di un affamato (1894) di Longoni, La Diana del lavoro (1893) di Nomellini, Sogno e realtà (1905) di Morbelli proveniente dalla Fondazione Cariplo, Gallerie d’Italia. Accanto ad essi altre pregevoli opere di Fornara, Longoni, Nomellini, Grubicy e Sottocornola.

Sala 4. Pellizza da Volpedo. Tecnica e simbolo
La quarta sala è interamente dedicata a Pellizza da Volpedo, con cinque opere fondamentali nel percorso dell’artista: Il ponte (1893-1894), Il roveto (Tramonto), (1900-1903), La processione (1893-1895), Sul fienile (1893-1894) e Nubi di sera sul Curone (1905-1906).

Sala 5. Il colore della neve
La quinta sezione propone un focus sul tema della neve, con opere di Segantini – il celebre Savognino sotto la neve (1890), Fornara - con il magnifico Vespero d’inverno (1912-1914) che sarà restaurato per la mostra, Cesare Maggi, Morbelli, Matteo Olivero, Pellizza e Tominetti.

Sala 6 – Previati Verso il sogno
Nel corridoio di accesso il magnifico e grandioso Migrazione in Val Padana (1916-1917) di Previati introduce altre quattro splendide opere dell’artista tra cui le tre Marie ai piedi della croce (1888), mai più visto dal 1920, il magnifico trittico Sacra famiglia (1902) e Il vento o Fantasia (1908) prestato dal Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera. Il dipinto Migrazione in Val Padana, proveniente dalla collezione del figlio Alberto Previati è giunto verso la metà degli anni Trenta del Novecento presso la collezione privata Enel di Genova – Distretto Liguria che tuttora lo conserva. L’ultima uscita dell’opera è avvenuta in occasione della mostra antologica “Gaetano Previati (1852 – 1920)” presso Palazzo dei Diamanti a Ferrara nel 1969. Il magistrale trittico, la cui configurazione come un fregio in sequenza è pervasa da una luce visionaria e ne demarca la sua natura onirica e simbolista, si mostra dunque al pubblico dopo un’assenza di cinquant’anni. Il dipinto rievoca i tramonti autunnali della campagna e del paesaggio ferrarese, come un ritorno all’infanzia, alla propria terra, una “migrazione” spazio-temporale verso il passato per uno sguardo oltre il visibile, “l’eterna peregrinazione dell’umanità che va lentamente verso la luce della perfezione”.


Sala 7 – Segantini. Il gioco dei grigi
Nella sesta sala protagonisti sono sette magnifici disegni di Segantini, dove la superba tecnica dell’artista emerge in tutta la sua potenza. Tra essi svettano Ave Maria sui Monti (1890), Vacca bianca all’abbeveratoio (1890) Rododendro (1898), che riappare in pubblico dopo più di un secolo, e La natura, disegno di presentazione (1898).

Sala 8 – Il nuovo secolo. Gli sviluppi del divisionismo.
Chiude l’esposizione una sezione su l’evoluzione del Divisionismo nei primi decenni del Novecento con imponenti opere dei principali interpreti: Primavera della vita (1906) e Sorriso del lago (1914) di Longoni, Alba domenicale (1915) e Meditazione (1913) di Morbelli, Baci di sole (1908) e Sole e brina (1905-1910) di Nomellini, Ora radiosa (1924-1925) di Fornara, cui si aggiungono tele di divisionisti meno noti e legati al territorio lombardo-piemontese quali Angelo Barabino, Carlo Cressini, Cesare Maggi, Filiberto Minozzi e Matteo Olivero.

Un catalogo scientifico accompagna l’esposizione. Il saggio della curatrice è corredato da schede biografiche degli artisti, con schede critiche delle singole opere affidate agli specialisti di riferimento e apparati bibliografici ed espositivi.

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