il nuovo libro di piersandro pallavicini

Stanchi di sopportare supponenti, prevaricatori, beghine, attaccabrighe e altri “rompifoglioni”? Leggete "L'arte del buon uccidere"

Annalisa Vella

25 Marzo 2021 - 11:11

Stanchi di sopportare supponenti, prevaricatori, beghine, attaccabrighe e altri “rompifoglioni”? Leggete "L'arte del buon uccidere"

La copertina del libro

Contro il logorio della vita moderna, affidiamoci alle virtù salutari de “L’arte del buon uccidere”, la nuova fatica letteraria di Piersandro Pallavicini fresca di stampa (è in libreria da martedì 23 marzo, edita da Mondadori - Collana Strade blu). Un corroborante utile negli stati di esaurimento psico-fisico da “rompifoglioni”, organizzazione complessa ed in continua evoluzione di intollerabili che Pallavicini classifica, descrivendone caratteristiche ed effetti collaterali, per poi proporne la ottimale modalità di soppressione: «Però non come viene viene, azzannandoli alla giugulare o utilizzando il primo corpo contundente disponibile nei dintorni. Per carità, sarebbe un atto volgare e bestiale. Prima di compiere il sacrosanto benché poco misericordioso atto, occorre studiare a fondo tipologia e psicologia del rompiscatole che ci tormenta, per poi procedere alla sua eliminazione con grazia e intelligenza, utilizzando il metodo più consono», spiega l’autore. Che dedica i suoi racconti agli «anacronistici sostenitori della gentilezza e della cortesia» che, per buona educazione, si trattengono dal mandare a quel paese quelli che se lo meriterebbero.
Alcune categorie di rompiscatole, come “L’Odio tutti (ovvero il razzista ma anche di più)” - vero concentrato di caratteristiche insopportabili - possono appartenere al genere maschile come a quello femminile, mentre altre sono peculiari di un ben preciso genere: è il caso della “Snc politicamente corretta” (capitolo che qui sotto pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore e dell’editore). Ci sono evoluzioni post-analogiche di categorie già esistenti (è il caso del diapositivista delle vacanze nell’epoca digitale), mentre “L’Anziano su internet” è un regalino degli ultimi anni insieme al “Precisatore di rete” e alla “Complottista paranoide scientifico-ossessiva”.
Quale che sia il molestatore a voi più indigesto, questo manuale di sopravvivenza si rivelerà un vero e proprio toccasana: il lettore gentile, capitolo dopo capitolo, eliminazione su eliminazione, si libererà da quel fastidioso bruciore allo stomaco che da tempo lo tormenta, avendo sfogato nervosismo e frustrazione con grassissime risate.

Piersandro, quanto ti ha divertito scrivere “L’arte del buon uccidere”?
Tantissimo, ammetto che quando pensavo a come eliminare il personaggio di turno ridevo in modo diabolico, pensando “adesso ti faccio fare questa fine, eheheh”, come in un film horror. Sono tutte categorie di persone con le quali ho avuto a che fare, o direttamente o marginalmente, e che qui vengono trasformati in superpersonaggi con tutti i difetti possibili, le cui eliminazioni di solito sono per contrappasso. Dopo il mio ultimo romanzo (“Nel giardino delle scrittrici nude”, Feltrinelli, 2019), avevo bisogno di scrivere qualcosa che fosse umoristico e basta, defaticante, come può essere la scrittura per racconti brevi. E adesso, sfogato, sono già al lavoro su un nuovo romanzo. È stato terapeutico.

Comicità e ironia allungano la vita?
Ne sono convinto, viviamo in tempi per niente facili e un po’ di sane risate non possono che fare bene alla salute. L’idea alla base del libro era di usare un linguaggio pseudo forbito, che richiamasse un italiano antico e una forma di umorismo in voga negli anni Cinquanta. Mi sono ispirato alla serie di Antonio Amurri pubblicata negli anni Sessanta (“Come ammazzare la moglie”/il marito/la suocera/ se stessi, ecc.), ma anche a Marcello Marchesi, Carlo Manzoni, Fruttero e Lucentini, maestri di riferimento per lo stile, che utilizzano l’ironia per fare satira senza mai scadere nel volgare.


Oggi è più difficile fare satira, con tutte le limitazioni che il “politicamente corretto” impone?
In effetti il libro è tutto un dribblare. Un po’ è scorretto, altrimenti non si farebbe più satira, ma al tempo stesso c’è un’attenzione particolare, un equilibrismo, per dire “non offendetevi”. E siccome ci sono persone non in grado di comprendere l’ironia, nella introduzione preciso anche che sono per una vita tollerante e pacifica, in cui nessuno uccide nessuno. Certo è che la fissazione per il “politically correct” sta diventando ridicola quando non fastidiosa. Come recentemente avvenuto per Amanda Gorman, la poetessa diventata famosa dopo aver letto “The Hill We Climb” all’insediamento di Biden; in diversi Paesi europei sono state messe in discussione non tanto le capacità dei professionisti chiamati a tradurre i suoi versi, quanto il loro background culturale. Insomma, per rendere giustizia alle poesie della Gorman bisognava essere per forza giovani attiviste donne afroamericane. Ebbene, queste fissazioni portate all’estremo in primis non convincono, inoltre rischiano di irritare ed essere controproducenti.


Credi che i “rompifoglioni” siano in aumento?
Sono aumentati e incattiviti, senza dubbio. Stiamo assistendo ad un effetto imitativo: uno sposta il livello di cattiveria un po’ più in avanti e un altro si sente autorizzato a farlo. Nella rete, poi, c’è un livello di intolleranza elevatissimo, tutti si sentono offesi da tutti e replicano, insultando, dando vita a discussioni infinite.

 

L'estratto

LA SNC POLITICAMENTE CORRETTA

Occorre per un istante derogare alla regola che in questo testo vuole le scurrilità coperte da un pietoso velo di giochi di parole e precisare che l’acronimo Snc sta per “Scopa nel culo”. Con questo si vuole fare riferimento a persone estremamente rigide e intolleranti. Tale disposizione d’animo è per costoro tanto pronunciata da influire sulla postura, costringendole ad aggirarsi col busto così diritto e inflessibile da lasciar pensare che abbiano, per l’appunto, un’intera scopa infilata su per il culo (va da sé dalla parte del manico). In seconda battuta occorre anche precisare che il soggetto in questione è quasi esclusivamente di sesso femminile. Si tratta naturalmente di una generalizzazione, basata però su neutrali statistiche, da considerare con il distacco con cui si considerano i numeri, così come con distacco prendiamo atto, per esempio, del maggior costo della RC auto a Napoli rispetto a Cremona. Ma volendo cercare una causa per questa prevalenza di sesso, essa verosimilmente risiede nella pronunciata tendenza del genere femminile a prendere sul serio le questioni di carattere etico, portandole fino alle estreme conseguenze, al contrario dell’approssimativo, perennemente immaturo genere maschile. Le Snc politicamente corrette, da qui in avanti Snc-pc, si aggirano tipicamente in
habitat di una certa levatura culturale, del genere advisory board di fondazioni bancarie, comitati scientifici di associazioni culturali, o quantomeno gruppi di lettura di biblioteche in zona centro. Consapevoli di questo, nel caso abbiate ricevuto l’incarico per una serie di seminari in una biblioteca in Porta Venezia a Milano, o ai Parioli a Roma, seminari riguardanti per esempio le connessioni tra letteratura italiana e migrazione, affronterete il primo incontro con occhio vigile e fronte corrugata per timore che il gruppo di lettura che frequenterà gli incontri contenga una Snc-pc. Quando noterete non uno ma due busti rigidi, con occhi febbrili incastonati in teste che ruotano ora a destra ora a sinistra con scatti repentini, a guisa dei movimenti di un suricato, prenderete a sudare freddo. Avete infatti capito di essere in presenza di una coppia di Snc-suricato-politicamente corrette (Snc-s-pc). Le Snc-s-pc formano infatti coppie ma non di fatto, non sono cioè né sposate né legate da affetto o anche solo da vaga familiarità, e potrebbero anzi non conoscersi affatto, tuttavia sono connesse da un legame simile all’entanglement quantistico, che le chiama all’azione comune e sinergica in presenza di un soggetto da tartassare. Cioè voi. Ma ecco la bibliotecaria che vi introduce ricordando i vostri trascorsi di collaboratore per una casa editrice... «I cui libri» dice con leggerezza «sono venduti non in libreria ma per strade e piazze da ragazzi di colore.» In perfetto sincronismo le due Sns-s-pc emettono un curioso rumoretto, un «hu!», come se le avesse colpite un invisibile dardo, e inarcano vistosamente le sopracciglia. Voi annotate mentalmente di non lasciarvi sfuggire l’espressione “di colore” in riferimento a una persona dalla pelle scura. La bibliotecaria, invece, procede mettendovi in mezzo: «Giusto, dottore?» «Le Edizioni del Porto» dite voi, cercando di eludere il senso della domanda. «No, un attimo: come sarebbe a dire di colore? » interviene la Snc-s-pc numero 1, che, anche se voi avete elegantemente glissato, non intende sorvolare. «Africani, no?» risponde serena la bibliotecaria. «Africani?» chiede la Snc-s-pc numero 2, incredula. «Santo cielo, che tardi» dice la bibliotecaria, guardando l’orologio. «Vi lascio, ho un appuntamento con la direttrice del carcere femminile di Torre Beretti, dobbiamo fissare dei seminari di fiaba finlandese ... narrativa ... brûlé ... sushi...» O questo vi sembra di capire, giacché starà già filando con opportunismo lungo il corridoio, verso un luogo lontano, lontano, lontano...

«Africani?» ribadisce, riportando di scatto lo sguardo su di voi, la stessa Snc-suricatopoliticamente corretta di prima, la numero 2. «Eh, sì. Africani» dite timidamente. «L’attività delle Edizioni del P...» «Ma africani che? Lei lo sa che l’Africa non è una sola?» vi interrompe la Snc-s-pc numero 1, per il tipico effetto di entanglement. «Lo sa che ci sono cinquantaquattro Stati in Africa? E poi che bisogno c’è di specificare da dove vengono? Dica venditori e basta!» «Anzi, venditori e venditrici» aggiunge l’altra, la numero 2, «perché questa storia dei ragazzi francamente a me non sta bene.» Voi vi limitate a guardarla esterrefatti. «Non faccia quella faccia!» vi dirà allora, sprezzante. Voi vi mordete le labbra e richiamate quanto appreso durante le vostre esperienze da giocatore di poker, mentre cercate di trasformarvi in una maschera di cera. «A me due anni fa» riprende la Snc-spc numero 2 «a Milano, davanti al Palazzo della Triennale, sono stati offerti libri da una venditrice. Una ragazza, capisce?» «Di
colore?» vi scappa. «NON FACCIA LO SPIRITOSO!» esclamano in coro entrambe. «A lei sembra rilevante che chi vende i libri di questa casa editrice sia di origine africana?» attacca la prima. «A lei sembra sensato negare la possibilità che li vendano anche persone di sesso femminile?» carica la seconda. «Ecco» dite voi, ma non sarà più che un sussurro. «A dire il vero le Edizioni del Porto sono nate proprio per pubblicare dei libri incentrati sull’immigrazione per consentirgli di ottenere un permesso di soggiorno, perché erano gli anni della Bossi-Fini, che, ricorderete...» Ma niente. Il vostro bel discorso conciliante cade nel vuoto. «Eh, immigrati...» staranno già dicendo entrambe le Sncs-pc, letteralmente ridendovi in faccia come si farebbe con un dilettante impertinente. «Non-stanziali,
semmai» dirà una. «Paria della globalizzazione, magari» dirà l’altra. «...» direte voi, limitandovi cioè a fissarle esterrefatto come prima. «E NON FACCIA QUELLA FACCIA!» esclameranno insieme. Ma transeat.

Dopo l’incontro segue la cena d’ordinanza in trattoria etno-solidale con il gruppo di lettura, Snc-s-pc ovviamente incluse. A dire il vero, durante l’incontro, al resto del gruppo – formato da garbate lettrici e affabili lettori di mezz’età – avete parlato di testi scritti da immigrati, anzi pardòn da non-stanziali ovvero paria dalla globalizzazione, loro hanno apprezzato, alla fine hanno posto domande pertinenti, e dunque siete piuttosto rinfrancati, benché sfiniti dalla tensione. Invece le due Snc-s-pc? Dopo la reprimenda iniziale, durante l’incontro e specialmente durante le vostre risposte, hanno taciuto ma sbuffato, ascoltato ma disapprovato, in sincronia, con lo stesso busto rigido, lo stesso movimento rotatorio della testa, lo stesso accentuato inarcamento sopracciliare, ma stranamente niente di più. Ora, con un piglio di cui non avreste creduto capaci individui tanto spirituali, si fanno largo tra i convitati del gruppo di lettura e si siedono accanto a voi.
Ma queste che vogliono, vi chiedete angosciato? Semplice: finirvi moralmente. Per vostra immensa sfortuna, chi si occupa delle ordinazioni al vostro tavolo è una cameriera, non solo bellissima, ma anche dalla pelle innegabilmente nera. «Lei cosa prende?» chiede rivolgendovi un sorriso smagliante. Voi, istantaneamente nel pallone, rispondete: «Prima le signore.» Errore. Non cercate di essere cavaliere con delle Snc-pc, genere suricato o meno: questo tipo di gentilezze verranno interpretate come boriose concessioni di un maschio che divide i sessi tra forte e debole. «Doppio calzone farcito!» ordinano, mentre vi disapprovano, le due signore. Che a dispetto di una certa elegante magrezza si abboffano volentieri. «E lei?» vi chiede la bellissima cameriera. A questo punto le due Snc-s-pc vi staranno fissando. Voi evitate di guardare la cameriera, per il terrore di posare lo sguardo – con intenzioni che potrebbero essere interpretate come rapaci, o maschiliste, o forse anche un po’ colonialiste – su di una porzione meno che innocente del suo fisico strepitoso, e nel pallone più di prima, in un bagno di sudore, fissando la tovaglia dite: «Anch’io una calzona farcita.» La cameriera scoppierà a ridere, segnando indulgentemente sul taccuino. Le due Snc-s-pc vi fisseranno invece come si fissa un bestemmiatore, credendo che stiate facendo dei sarcasmi di genere, mentre invece siete solo così terrorizzati di incappare in un’inappropriatezza lessicale che in un inconscio tentativo di compiacere queste due avete sostituito il maschile con il femminile. La cameriera, intanto, si è spostata verso l’altra metà del tavolo, e voi riacquistate sufficiente lucidità da ricordare che le pizze non le mangiavate nemmeno da bambino, e che il calzone, poi, l’unica volta che ve l’hanno fatto provare all’età di sette anni, l’avete vomitato. Riacquistate anche un po’ di coraggio, vi rivolgete alla cameriera ora di spalle, ed evitando col massimo impegno di guardarle il sedere, berciate: «Scusate!» Essì, dandole del voi. «Scusi...» rimodulerete con un fil di voce, dopo che si saranno girati tutti, pensando voleste fare un discorso all’intera tavolata. «Invece del calzone mi porterebbe cortesemente degli...» Vi bloccate una frazione di secondo prima di dire spaghetti al nero di seppia. Scartate la carbonara perché si sa qual è il colore del carbone. In lista c’è pure la torta della Foresta Nera, ma a parte che è un dolce, ovviamente non se ne parla neanche. «Un... mozzarell...» biascicate, mangiandovi le finali per evitare le questioni di genere. «Di bufala? » chiederà gentilmente la cameriera. Esitate. Vi guardate le mani tremanti, evitando il sorriso, il petto, i fianchi di lei. Le due Snc-suricato-politicamente corrette attendono fissandovi con le sopracciglia inarcate all’inverosimile. «Ma anche di bufalo» dite infine, affettando disinvoltura. E nonostante non lo fosse minimamente, tutto il tavolo penserà ovviamente a una vostra battuta contorta, volgare, fuoriluogo. Basta, non dite più nulla. Vi chiudete in un silenzio claustrale. Masticando la vostra bufala elaborate questa complessa ma tanto consolante


ELIMINAZIONE DELLA SNC POLITICAMENTE CORRETTA


Contattate un paio di rapper afroamericani, preferibilmente newyorkesi, meglio se del Bronx, e accertatevi che posseggano un fisico da peso massimo, che siano fittamente tatuati, che abbiano gli incisivi superiori d’oro. Accertatevi anche che i loro testi siano intrisi di maschilismo radicale, come spesso capita con i rapper afroamericani, e che i due si detestino a morte, come altrettanto spesso capita, sempre tra i rapper afroamericani. Proponete a ciascuno di loro un’esibizione in Italia con un cachet che non potranno rifiutare e prendetegli due voli su aeroporti diversi, in modo che scoprano di essere stati ingaggiati entrambi solo quando arriveranno a destinazione. Abbiate cura che i van a noleggio che li preleveranno in aeroporto arrivino insieme e in estremo ritardo, quando tutt’e due saranno irritati, affamati e infine, quando si vedranno, furibondi.
Il meeting avverrà nella biblioteca in zona centro dove avete incontrato il gruppo di lettura, e dove se no? Lì avrete organizzato un falso seminario extra, cui avrete invitato le sole Snc-spc, sul tema “il maschilismo degli immigrati di colore nella narrativa migrante”. Maschilismo degli immigrati?! Di colore?! Gli sarà bastato leggere l’invito perché anche le Snc-s-pc si presentino al falso seminario furibonde e indignate. Oltre a loro, ad attendere i due esacerbati rapper ci saranno solo un paio di tramezzini al tofu, appena sufficienti per una singola persona, purché a dieta. I due, imbestialiti per la fame, inferociti, se li disputeranno esordendo, come d’uso comune tra gli afroamericani, così: «Listen, nigga...» «EH NO!» li redarguiranno in automatico le due Snc-s-pc, per le quali quel termine è semplicemente inammissibile. Terranno il busto rigidissimo, avranno le sopracciglia ultra-inarcate, punteranno un dito accusatore contro i due nigga. Intollerabile. Seguirà massacro a mani nude.

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