i concerti

Il pop d’autore di Bersani

In concerto a Vigevano mercoledì 21 luglio, in castello

Davide Maniaci

20 Luglio 2021 - 11:17

Il pop d’autore di Bersani

Samuele Bersani è un cantautore sincero. Un uomo che non ha mai ambito a fare il “portavoce generazionale” (anche se per alcuni lo è stato), ma di rappresentare il proprio carattere e le proprie emozioni nei brani, e talvolta renderli “Giudizi universali”. Un talento apprezzatissimo dalla critica: proprio martedì scorso è arrivata la notizia della vittoria della targa Tenco per il miglior album dell’anno 2020, “Cinema Samuele”. Per lui è la quinta vittoria assoluta.

Anche Vigevano aspetta il cantautore di Rimini: il concerto, nell’ambito della rassegna Estate in Castello, sarà nella serata di mercoledì 21 luglio alle 21. Accompagnato dalla sua band in una formazione di cinque musicisti (Tony Pujia e Silvio Masanotti alle chitarre, Stefano Cenci alle tastiere, Davide Beatino al basso e Marco Rovinelli alla batteria) ridisegnerà nuove traiettorie dei suoi brani e darà un piccolo assaggio, in una versione completamente nuova, di alcune “sale” di “Cinema Samuele”. Per quest’ultimo sarà anche previsto un tour teatrale in inverno.

«Quando mi si chiede se a Vigevano suonerò i brani che “la gente vuole sentire” - esordisce Bersani - rispondo che... non ne ho idea. Non so cosa si aspetti il pubblico. Io ho preparato una scaletta che può sia accontentare chi mi conosce e cerca magari il brano “di nicchia”, sia chi si trova li per caso. Chi magari ha accompagnato un amico, o si è trovato a soddisfare la curiosità di venire a vedermi».
Musica e parole: non è solo un indubbio talento pop ad aver reso il sound di Bersani riconoscibile nel corso di trent’anni di carriera, ma anche testi fulminanti, bellissimi. Con “Replay” vinse subito il premio della critica al Festival di Sanremo 2000, da esordiente. Sempre molti brani del periodo hanno fatto da colonna sonora al film “Chiedimi se sono felice” di Aldo, Giovanni e Giacomo. Una pellicola cult, forse la più bella.

«All’interno - prosegue il compositore - ci sono tra i più bei pezzi che avevo scritto, da “Giudizi universali” a “Spaccacuore”, più altri frammenti. Molti mi hanno scoperto così». Sullo sfondo della trama del film, commedia agrodolce che intreccia le storie di tre quarantenni falliti, scorrono le sue note malinconiche e i testi forbiti, ma lucidissimi. «Alcuni - aggiunge - pensavano che io volessi proprio fare il portavoce di quella generazione. In realtà non è mai stata una mia ambizione: ho sempre puntato innanzitutto ad essere sereno. Portando sul palco me stesso immagino che molti si immedesimo: tutti abbiamo commesso degli errori, magari gli stessi. Tutti abbiamo vissuto le nostre gioie e le nostre sconfitte. Per questo nessuna canzone al mondo esprime unicamente il pensiero del suo autore».

Nella carriera, iniziata a fine anni ‘80 quando Bersani (nato nel 1970) non aveva nemmeno vent’anni, ci sono ricordi fulgidi e pause. Non solo le vittorie del Tenco, la prima nel 2000 per l’album “L’oroscopo speciale”, ma anche gli incontri personali. L’amicizia con Lucio Dalla, il primo “big” a credere in Bersani. Lui si era recato a Bologna per lanciarsi, e per conoscerlo. Ci vive ancora. «Bologna è una città che mi permette di lavorare bene e di essere tranquillo». «Lucio ha creduto tantissimo in me - ricorda Bersani - anche quando non avevo ancora pubblicato niente. Immaginate un ragazzino che, durante il tour di uno dei cantautori più amati d’Italia, viene chiamato ogni giorno ad esibirsi in apertura, e riceve anche 150 mila lire. Non era molto neanche allora, ma era una soddisfazione enorme. Soldi miei, con cui essere autonomo, pagare l’affitto e comprarmi una camicia. Pensavo, “mi paga, quando forse dovrei pagare io...”».

«Lucio mi manca, mi manca molto. Ero andato via da casa lasciando la famiglia, e in lui ne avevo trovata un’altra. Mi manca la possibilità di confidarmi e di confrontarmi dal punto di vista professionale. Mi manca l’affetto. Ricordarlo è un dovere e lo farò sempre, ma è logico che non è la stessa cosa».
In una carriera di vittorie e (come è normale per tutti) qualche sconfitta, di successi e pause, quello di Bersani è un vero e proprio ritorno. Al di là dei lockdown dell’ultimo anno e mezzo, non pubblicava un album dal 2013. Allora era “Nuvola numero nove”. Poi un silenzio interrotto da un album dal vivo 5 anni fa, “La fortuna che abbiamo”. «Per questo motivo - conclude - ho lavorato all’ultima pubblicazione, “Cinema Samuele”, più di tutte le altre messe insieme. Non avevo aspettative particolari. Penso sia importante: quando se ne hanno, come in amore, poi di solito va male. Ho trovato una forma, dentro di me, strada facendo. Poi sono arrivate le musiche. Credo sia un ottimo album». Una soddisfazione che si unisce alla gioia di tornare sul palco: «Ormai eravamo abituati a non fare. Invece il palco e i concerti, sono la nostra vita».

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