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"Gianni Schicchi", piazza mezza vuota: «Non è una debacle. Guardiamo avanti»

Il regista: «lo rifarei», la presidente: «un esperimento», il sindaco: «È mancata la comunicazione»

Annalisa Vella

30 Settembre 2021 - 10:39

"Gianni Schicchi", piazza mezza vuota: «Non è una debacle. Guardiamo avanti»

Da sin.: il direttore artistico Sabino Lenoci, la presidente Daria Pesce e il regista Davide Garattini Raimondi

«Palla al centro. Quello che sappiamo fare lo abbiamodimostrato. Ora guardiamo avanti». Non c’è amarezza nelle parole del regista Davide Garattini, e nemmeno in quelle di Daria Pesce, presidente dell’Associazione Etta e Paolo Limiti, organizzatrice dell’evento di sabato scorso, in quella piazza Ducale mezza vuota. «È stato un esperimento, ma nemmeno così fallimentare - dice l’avvocato Pesce -. Certo, il colpo d’occhio delle sedie vuote del secondo settore fa sembrare che la serata sia andata peggio di quanto in realtà non sia. Sui 960 posti allestiti (ma le sedie posizionate erano il doppio, dovendo assicurare il distanziamento, quindi circa 2 mila), i biglietti emessi tra vendite e inviti erano 600. Ci siamo andati vicini. Molte persone invitate (sostenitori della nostra associazione), tuttavia non sono poi venute a Vigevano, chi temendo il maltempo, chi perché impegnato in campagna elettorale per le amministrative. E ci si è messa pure un po’ di sfortuna: un malfunzionamento sulla piattaforma ticketone ha impedito la vendita proprio gli ultimi giorni. È andata così, faremo meglio la prossima volta».

«Lo rifarei - dice il regista Garattini -. Se teniamo contro che la Scala, che ha una capienza di 700 posti, per l’opera fatica a riempirne 300, quei 400 presenti a Vigevano sono manna di questi tempi. Aggiungiamoci il pubblico che ci ha seguito da ristoranti, bar, ma anche dai portici, ed ecco che la nostra finalità è stata raggiunta: avvicinare il pubblico all’opera e farlo in una delle piazze più belle d’Italia».

La platea, tranne qualche eccezione, era quasi interamente di fuori città. Tra il pubblico Giancarlo Landini, massimo critico per lirica e vocalità in Italia, l’ambasciatore portoghese presso l’Ue Nuno Brito, Barbara Ghilardi Carli (moglie dell’amministratore di Fratelli Carli Spa) intervenuta insieme ad un gruppo di amiche dalla Liguria, un altro gruppo arrivava dall’isola d’Elba. Insomma... mancavano solo i vigevanesi/lomellini.

In una città in cui noi giornalisti veniamo interpellati davvero per “la qualunque” (dall’installazione di una colonnina dispenser di gel igienizzante al posizionamento di un’altalena), per l’opera nulla: nessuna conferenza stampa, nessun comunicato, silenzio assoluto. «Abbiamo peccato nella comunicazione, questo è vero - ammette il sindaco Andrea Ceffa - Quando il progetto è partito, a maggio, c’era un grosso punto di domanda su cosa si sarebbe potuto fare a settembre. Solo con i decreti di agosto si è sbloccata la situazione. E a settembre, quando ci si è messi al lavoro, abbiamo avuto solo tre settimane per coordinare tutto. Agli organizzatori va il merito di aver realizzato qualcosa che il Comune, con le sue forze, non avrebbe mai potuto fare».

La serata è infatti costata all’Associazione Etta e Paolo Limiti circa 100 mila euro. Un regalo fatto a Vigevano. Anche la registrazione e il passaggio su Sky Classica sono sponsorizzati dall’associazione. Che in questa città ci crede («d’altra parte sono i folli a muovere il mondo», commenta il regista), tanto da lanciare dal palco, nei saluti finali, un messaggio: «Ci piacerebbe realizzare qui un festival, come si fa a Sarzana».

E all’inizio dell’opera va in scena una "morte della cultura"...

Il protagonista Domenico Colaianni, baritono, nel ruolo di Schicchi, è entrato in scena in abiti contemporanei trovandosi attorno una compagnia di maschere del teatro dell’arte che hanno messo in scena “una morte della cultura” - come ci ha spiegato il prologo recitato, scritto dal regista Davide Garattini, che qui riportiamo:

Buona sera signori e signore
fate attenzione per favore.
La famiglia teatrale Donati
vi accoglie
al suo nuovo spettacolo
con tante voglie.
è lieta di presentarvi
la sua nuova avventura
nonostante la pandemia
faccia ancora paura.
Certo è che in Italia
la cultura è bistrattata
mentre la D’urso
va in gran parata Prima serata.
Siamo buoni
a far sorridere per il governo
mentre tutti a casa
è un vero inferno,
perché di cultura
non si può mangiare
ma per favore andate tutti a cag...
...perché di cultura non si mangia dicono...
certo come no! Ce ne stiamo
ben accorgendo (tra sè e sè).
Volete fare soldi? Ah beh allora certo,
certo è più facile aprire un supermercato
o una nuova filiale bancaria
piuttosto che sostenere una famiglia
teatrale! Eppure vi abbiamo fatto ridere
e piangere, con noi avete vissuto
drammi e amori, lotte e baci... ed ora?
Tutto deve finire? Volete e potrete fare
a meno di noi? Quando sarete al bancone
della salumeria del nuovo asettico
supermercato ad ordinare un etto
di cotto tagliato sottile, sottile chissà
se ci penserete? Vi mancheranno Otello
o Amleto? Credo di no... i tempi...
gli uomini, le lune hanno cambiato
tutto, siamo più digitali che reali, e
così il teatro dal vivo soffre, scompare
sotto le macerie... muore.

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