Il terzetto

Largo ai L.E.D, rock band "made in Vigevano"

Alla scoperta di "Everest", l'ultimo Ep in bilico tra ballate ed elettronica

Davide Maniaci

30 Gennaio 2020 - 17:23

Non hanno un batterista ma usano una ritmica elettronica, e sono in grado di ispirarsi a tantissimi generi, dal post rock del singolo nel loro nuovo Ep fino a un sound più oscuro, con ballate solenni. Sono i L.E.D, terzetto vigevanese nato nel 2015 da un’idea di Massimiliano Tordini, cantante e chitarrista e Marco Mangone alla chitarra, ai quali si è poi aggiunto Yuri Melis al basso e all’elettronica. All’attivo hanno due Ep, “L’irriverente” del 2017 e “Everest”. Quest’ultimo è uscito due mesi fa per Otorecords. Ascoltando il singolo “Leone” si capisce tutto. Voce cavernosa sempre sul punto di esplodere (ma non accade), andamento melodrammatico, ritmica ballabile, martellante ma non aggressiva, fatalismo. Uno stile che poi sfuma in ballate solenni e profonde. I testi raccontano storie di tutti i giorni, in cui chiunque può riconoscersi, ambientati in un angolo buio della metropoli. «Come sempre – spiega la band – abbiamo cercato di scaricare le emozioni non con la forza fisica ma con la forza del suono, che in questo lavoro completamente diverso dal precedente è il nostro compagno di strada preferito e necessario. Siamo tutt’altro che scalatori, tantomeno sportivi, ma paragonare la vita quotidiana a una delle montagne più alte del mondo ci piaceva. Da qui “Everest”».
«Il primo Ep, “L’irriverente” - aggiunge Tordini - è stato prodotto da Fabio Capalbo e Francesco Capasso (Edda, Miura) e il secondo è uscito a cavallo tra il 2019 e il 2020 nel periodo natalizio con la collaborazione artistica di Alessio Camagni (Ministri, Mesas etc). I due lavori sono completamente diversi nelle sonorità. Il primo più spigoloso e scarno, volutamente poco catalogabile, il secondo ricco di sonorità elettroniche e pieno di volume in tutti i sensi. Prima abbiamo percorso strade differenti, come differenti sono i nostri gusti. Io sono passato da diverse numerose "stagioni". Negli anni ’90 attraversavo il momento grunge, adoravo gli Alice in Chains e i Soundgarden, poi sono passato allo stoner con parentesi trash metal. L’unica musica che non ascolto è la trap. Ma credo sia una “questione mentale”, una sorta di blocco personale». Le coordinate sono evidenti ascoltando “Everest”. Grunge prima di tutto, dark anni ’80 come i Cure, alternative italiano (Verdena e Afterhours) uniti al decisivo apporto di Melis e del suo retaggio techno berlinese e synth anni ’80.
«#Quellocheiononsaròmai è l’hashtag di questo ultimo Ep - prosegue il trio - che porteremo avanti per tutta la vita, è una frase contenuta nel pezzo “Leone”. Da questo concetto stanno nascendo ulteriori idee. Vedremo. Sicuramente sono parole che ognuno di noi ha usato in diverse occasioni, il gioco sta nella fedeltà dopo averla detta. Non possiamo anticipare niente».

I L.E.D suoneranno sabato 1° febbraio alle 22 presso la Cooperativa Portalupi della frazione Sforzesca. Poi il 7 marzo all’Ox di Magenta e il 18 aprile al Big Lebowski di Novara.

Nei links i brani dell’Ep “Everest”.

Chernobyl 

Placebo 

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Sabato pioggia 

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