oltrepò pavese

La cantina vinicola Torrevilla punta sul Pinot Nero e sulla spumantizzazione

Investiti un milione e mezzo di euro per l’ampliamento della sede di Codevilla

Annalisa Vella

31 Gennaio 2020 - 10:30

La cantina vinicola Torrevilla punta sul Pinot Nero e sulla spumantizzazione per il rilancio dell’enoturismo dell’Oltrepò Pavese e lo fa con un investimento di un milione e mezzo di euro per l’ampliamento della sede di Codevilla.

«Abbiamo deciso di investire questa ingente cifra sull’accoglienza, sulla ospitalità e sulla comunicazione», spiega Massimo Barbieri, presidente Torrevilla. «Si tratta di un cambiamento epocale, perché passiamo da una produzione orientatata sul consumo quotidiano, ad un mercato rivolto a prodotti più importanti: uno spumante metodo classico e altri prodotti sempre a base Pinot Nero, ma in particolare la spumantistica che è la vocazione del territorio», aggiunge Gabriele Picchi, direttore di Torrevilla.
Fino a poco tempo fà, l’Oltrepò era rinomato soprattutto per i suoi vini rossi frizzanti e fermi, tra cui il Bonarda, considerato il simbolo della tradizione. Negli ultimi decenni, grazie anche ad una nuova generazione di viticoltori orientata verso la qualità, le aziende del territorio stanno puntando sul Pinot Nero, un vitigno difficile che sembra aver trovato tra le sue colline un habitat ideale e che dà vita a spumanti, cruasè (una denominazione tipica del territorio che indica le bollicine metodo classico rosè) e vini rossi fermi.

Vignaioli dal 1907
La storia di Torrevilla inizia il 12 maggio 1907 con il rogito che sancisce ufficialmente la nascita della cantina di Torrazza Coste.
La cantina ricevette le prime uve nel corso della vendemmia 1908 per un ammontare di oltre cinquemila quintali, una quantità destinata a intensificarsi negli anni a seguire.
Il 1970 è una pietra miliare nel percorso evolutivo dell’azienda in quanto coincide con la fusione con la cantina di Codevilla; l’obiettivo è quello di potenziare la struttura produttiva e commerciale, ricavandone un’entità tale da rappresentare il polo economico della vitivinicoltura dell’Oltrepò Pavese occidentale.
Sempre con lo sguardo rivolto alle future potenzialità, nel 1984 avviene il primo ampliamento e ristrutturazione degli stabilimenti di Torrazza Coste e Codevilla a cui fa seguito, due anni dopo, l’installazione di un modernissimo impianto di imbottigliamento, il primo del genere in Lombardia per l’eliminazione della pastorizzazione dei vini. E, giungendo al 1987, la storia scrive il nome e disegna il marchio che ancora oggi rappresenta l’autentico Oltrepò Pavese: Torrevilla.
L’evoluzione è proseguita fino ai giorni nostri passando, nel 2008 attraverso un piano di investimenti tecnologici di oltre 1 milione di euro con l’obiettivo di perseguire la competitività aziendale soprattutto nell’ambito qualitativo delle produzioni.

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