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Il caffè a 1 euro? Un ricordo, la tazzina diventerà più cara

I baristi vigevanesi spiegano perché saranno costretti ad aumentare il prezzo del loro espresso. E alcuni hanno già provveduto

Davide Maniaci

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dade.x@hotmail.it

19 Gennaio 2022 - 11:44

VIGEVANO – I baristi (e sono pochi) che ancora non hanno aumentato il prezzo del caffè, lo stanno per fare. Non più il canonico euro, ma 1,10, o addirittura 1,20. Chi ha l’abitudine ferrea di prendere la sua tazzina al giorno, al mattino, può fare presto i conti: dieci cents in più moltiplicati per 365, fa poco più di 36 euro all’anno. Ognuno decida se è tanto o poco.

«Ma non si può fare altrimenti – chiariscono gli esercenti – perché aumenta la luce, aumenta il gas, aumenta il prezzo delle materie prime. Aumenta tutto».

È il carovita, che sferza in questi mesi la quotidianità degli italiani, tra bollette quasi raddoppiate e altre spese in più che sembrano arrivare dal niente. Perfino l’intoccabile pasta è oggetto di rincari: si stimano 40 centesimi di euro in più, al chilo, nei prossimi mesi. «Il più grande aumento della storia» era stato annunciato anche da Giuseppe Ferro, patron del marchio storico “La Molisana”, in un’intervista all’agenzia stampa Adkronos. «Se il prezzo delle materie prime è maggiore, è normale che cresca anche quello del prodotto finale». Così diceva. Non fa una piega, e vale anche per chi, tra difficoltà di ogni tipo, gestisce un bar o una caffetteria.

«Da me il caffè espresso costa 1,10 – dice Carlo Franchinotti del caffè Roma, in via del Popolo – e non escludo di portarlo a 1,20. Non c’è solo il caffè crudo come prodotto da acquistare. Ci sono il lavaggio della tazza, il tovagliolino, la bustina di zucchero, il latte per chi lo vuole. Poi il riscaldamento. E via dicendo». Si tratta di sopravvivere con un sacrificio che, per il cliente, è obiettivamente minimo. Dieci cents.

Carlo Franchinotti (Bar Roma)

«Il nostro prezzo è 1,10, e per ora rimarrà questo – spiega Mimma Abbaduto, Caffè Diem, via del Popolo – tenendo conto che il periodaccio non è alle spalle, ma sta per iniziare. Non solo per i rincari, come il latte aumentato al 30 per cento, ma anche perché i due anni di pandemia prevedevano, nei vari aiuti, anche il blocco di alcuni pagamenti. Ora invece bisognerà pagare tutto pur lavorando ancora meno, per varie ragioni. Credeteci: i baristi non alzano il caffè di qualche centesimo perché sono avidi. Si cerca di sopravvivere».

Mimma Abbaduto (Caffè Diem)

Le spese maggiori: una lettura unanime. «Noi abbiamo aggiunto quei 10 centesimi all’euro del caffè – aggiunge Zaira Viafora di Gusto in via Merula, un locale giovane – ma la clientela ha compreso. L’aumento da parte nostra è del dieci per cento, ma le nostre spese si sono alzate con percentuali ben più significative. Il 40, ad esempio. Non è un periodo semplice».

Zaira Viafora (Gusto)

Andrea Sala è dietro al bancone della caffetteria che porta il suo cognome da 22 anni. Si trova in via Decembrio. Pieno centro. Lui il caffè lo ha lasciato a 1 euro, ma probabilmente la scelta non durerà. «Sì, sto valutando di allinearmi alle scelte di tanti colleghi – dice – perché a gennaio è sempre dura, ma quest’anno ancora di più. Sarà per il Covid, sarà per altri motivi, le persone sembrano frenate». C’è davvero poco movimento: in una piazza Ducale semideserta, dove nei giorni scorsi era difficile trovare un bar aperto per via delle chiusure per ferie, anche in pomeriggi di sole i passanti si contavano sulle dita di una mano. Aspettando tempi migliori, ci si dovrà adeguare. Non più la gestualità dell’euro lasciato di fretta sul bancone, ma l’attesa del resto. O preparare prima la moneta da 10 cents.

Andrea Sala (Caffetteria Sala)

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