piazza ducale

Sulle decorazioni del ‘400, l’imbiancatura del ‘700 e il rifacimento nel '900

Il selciato a curve e raggi di sole

xawa vella

01 Giugno 2021 - 19:53

La prima decorazione a graffiti e ad affresco si suppone sia avvenuta subito dopo la costruzione nel 1494, rinnovata su fondo azzurro scuro nel 1600 e su fondo giallo nel 1700; subì un’imbiancatura generale nel 1757 che perdurò sino al 1903, anno del restauro eseguito dai pittori Casimiro Ottone e Luigi Bocca sotto la direzione dell’Arch. Moretti, sovrintendente ai Beni Artistici, giunto a Vigevano al termine della ricostruzione in stile del crollato campanile di piazza S. Marco a Venezia.

Le decorazioni sono state realizzate basandosi sulle poche tracce rimaste delle pitture quattrocentesche: lungo gli archi a tutto sesto dei portici si possono leggere festoni cinti da una corona di piccole palme ricorrenti, disgiunte da medaglioni con motti e immagini; al di sopra degli archi una fascia policroma composta da teste di putti alati abbinati a elementi ornamentali a carattere floreale; tra le finestre una decorazione composta da ottagoni stellati e margherite gialle racchiuse ai lati da due candelabri reggenti il fregio sovrastante monocromatico color vermiglio con motivi d’animali mitologici (centauri, fauni, grifoni, sirene) alternati a putti cavalcanti struzzi e animali fantastici poggianti su grandi càntari fioriti.

Ripuliti e rinfrescati dal 1958 al 1960 dal prof. G. Gregoretti, gli affreschi hanno ricevuto nuove cure a fine anni Novanta dall’arch. G. Rossi.

Tra i ritratti presenti nei medaglioni si possono ritrovare volti di personaggi appartenenti alle famiglie dei Visconti e degli Sforza e a illustri uomini della Roma antica.

Sempre all’interno dei medaglioni si trovano iscritti una ventina circa tra motti e proverbi. Eccone alcuni:

A chi non pexa bene porta

Non destar al cano che dorme

Se tu non voi credere giarda

O mo o mai

Italia io sono timata

El è piato l’orato

Non me ne fare dove per una

Vetum non impune laccesset

Il selciato

Il selciato, in sostituzione di un precedente del 1820, é in ciottoli neri e bianchi provenienti dal fiume Ticino e i lampioni in ghisa per l’illuminazione a gas (oggi elettrica) con ai piedi un selciato in sassi bianchi disposti a raggi di sole, sono progetto del 1911 dell’arch. Gaetano Moretti: tra le figure del selciato viene attirata l’attenzione dalla grande “stella di Davide” davanti al sagrato che potrebbe essere solo un elemento decorativo o anche richiamare l’immagine della Sinagoga.

La sfida dei camini

Sopra i tetti si innalzano vari comignoli realizzati in mattoni a vista dalle forme composite a mo' di sfida della grande torre. Dalla lunga grondaia sporgono originali gocciolatoi a forma di drago. Quando piove sembra di vedere un fiume d’acqua colare dalle fauci di questi draghi-serpenti sul selciato con un effetto altamente suggestivo. Quella del drago é una rappresentazione universale presente in molti monumenti.

E in fondo alla piazza il Santo dei pescatori

Da oltre due secoli e mezzo la piazza ospita la statua di S. Giovanni Nepomuceno: cancelliere, parroco e vicario generale di Praga, visse nella seconda metà del 1300 e morì martire nel 1393, vittima del crudele Venceslao I, che lo fece annegare nelle acque della Moldava. Nel 1731 il principe Linchtenstein, ufficiale dell’esercito di Maria Teresa d’Austria, sotto la cui dominazione si trovava Vigevano, eresse il monumento. Dalla sua tragica fine i pescatori del Ticino trassero motivo per eleggerlo loro patrono. Gli ambulanti che allora vendevano ortaggi e castagne nella piazza lo considerarono anche loro protettore.

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