piazza ducale

La volle un duca e la trasformò un vescovo architetto

Realizzata tra il 1492 e il 1494 per volontà di Ludovico il Moro

xawa vella

01 Giugno 2021 - 19:02

piazza ducale

Piazza Ducale fu realizzata tra il 1492 e il 1494, in uno spazio di tempo notevolmente breve, per volontà di Ludovico Maria Sforza, detto il Moro. Egli allora governava il ducato di Milano per conto di suo nipote Gian Galeazzo Sforza. Morto quest’ultimo, nel 1494, Ludovico divenne a sua volta duca di Milano.

La piazza, le cui spese di costruzione gravarono sulla città, é strettamente collegata al vicino castello principesco: anche se nella targa che sormonta il portone, che immette dalla piazza al castello, é scritto che essa doveva  servire “ad civilem lautitiam” il suo vero significato va invece ricercato nei rapporti di forza esistenti allora tra il principe e la comunità.

Progettata dal duca e dominata dalla torre del castello, la piazza era parte integrante della residenza principesca. Infatti originariamente si superava, anche a cavallo, il dislivello di sette metri tra il cortile del castello e la piazza attraverso una lunga rampa: vi sono immagini pittoriche che riproducono scene equestri ambientate nel quadrilatero, in epoca cinquecentesca.

Dalla piazza si poteva vedere sia la base portonata della torre sia un lato del castello: la torre era quindi il fulcro visivo dell’ampio spazio aperto.

Di conseguenza anche il lato corto occidentale della piazza, comprendente nella sua forma attuale 12 campate, giungeva sino alla base del castello originariamente con 15 o 17 campate, oggi visibili all’interno del caffè Commercio.

La chiesa di S. Ambrogio, in stile romanico, preesistente alla costruzione della piazza, presentava la facciata in mattoni non in asse con la nuova opera sino a quando, nel 1673, il Vescovo spagnolo Juan Caramuel de Lobkowitz progettò e realizzò la facciata concava della chiesa che costituisce oggi uno degli elementi caratteristici della piazza. Caramuel era un personaggio dai molti interessi tra i quali l’architettura. Fu autore anche di un trattato (1681) su “Architettura civile retta ed obliqua”.

Dopo il suo intervento, il centro della nuova facciata del Duomo non corrispose più all’asse centrale della chiesa, in quanto dei quattro portali, solo tre permettevano, e permettono tuttora l’accesso al tempio, mentre il quarto costituisce il passaggio alla strada detta del “Bronzone”: una scelta ingegnosa che consente alla nuova facciata di occupare l’intero lato corto orientale della piazza. Contemporaneamente Caramuel fece demolirche conduceva al castello: al suo posto venne costruito lo scalone e vennero da un lato aggiunte alcune colonne, dall’altro inglobate le preesistenti all’interno dei nuovi edifici aggiunti.

La torre del Bramante cessò di dominare la piazza mentre la chiesa ne divenne l’elemento principale: la piazza ducale si trasformò quindi in “piazza del Duomo”.

Scrive Wolfgang Lotz, un grande studioso del Rinascimento autore di un lavoro su “La piazza ducale di Vigevano-Un foro principesco del tardo quattrocento”: “la concezione di questo foro come piazza-salone ha trionfato su ogni edificio aggiunto in seguito ed é anche sopravvissuta ai capovolgimenti politici; lo spazio libero della piazza rimane per l’abitante e il visitatore di oggi «un ornamento della comunità» non meno di quando era stato concepito e progettato dal committente e dai suoi architetti «ad civilem lautitiam». L’opera d’arte si é rivelata ben più duratura dell’affermazione politica del suo creatore”.

L’edificio di forma a di U, lungo 134 metri e largo 48 (detto dai vigevanesi “campo delle sette pertiche”), è posto su un leggero pendio circondato da portici (33 campate sul lato lungo e 12 sul lato corto) dove al piano terra trovavano spazio antiche botteghe, oggi trasformate in negozi e bar, collegate ai piani superiori da scale interne.

I portici lastricati sino ad inizio secolo in mattoni sono in granito così come le 84 colonne con capitello scolpito con decorazioni diverse l’una dall’altra come le decorazioni dei sottarchi.

Il vescovo Caramuel lasciò quale “sua firma” sul capitello di una neocolonna, a lato della rampa, un piccolo pastorale e una piccola mitra.

Una armoniosa sinfonia

Si narra che il  grande Maestro Arturo Toscanini, avuto segni premonitori di una morte prossima, esprimesse ai suoi familiari un ultimo desiderio: quello di passeggiare sotto i portici della Piazza Ducale di Vigevano.

Lo accontentarono e il Maestro, giunto nel nostro “salotto”, percorse lentamente i portici. Alla fine si rivolse ai suoi accompagnatori e confidò loro che questa piazza era per lui la più simile ad una sinfonia musicale per la sua armonia di suoni e di colori e per la sua composizione, quasi orchestrale in quattro lati come i quattro movimenti della sinfonia.

Toscanini visse ancora molti anni: anche dopo la sua morte la sinfonia della piazza continua.

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