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Vigevano
19 Marzo 2025 - 18:05
Il sindaco Andrea Ceffa con l'avvocato Luca Angeleri
VIGEVANO - Dopo 113 giorni agli arresti domiciliari, Andrea Ceffa, riferisce il suo avvocato Luca Angeleri, «non è ottimista, ma speranzoso», riguardo alla possibilità di vedere revocata la misura cautelare, scattata il 28 novembre dello scorso anno per l’accusa di corruzione sostenuta dalla Procura della Repubblica di Pavia. E di poter quindi tornare a occupare il suo ufficio di sindaco al primo piano di Palazzo comunale.
Nei giorni scorsi l’avvocato Angeleri ha depositato in Tribunale a Pavia l’istanza di scarcerazione, sulla quale deve decidere il Gip, probabilmente entro la fine della settimana o nei primi giorni della prossima (non vi sono termini perentori). «A differenza delle precedenti occasioni - precisa l’avvocato - se la richiesta verrà respinta andremo in appello rivolgendoci nuovamente al Tribunale del Riesame e, nel caso, anche in Cassazione». Secondo il legale di Ceffa «una decisione negativa significherebbe una sola cosa: non vogliono che Ceffa torni a fare il sindaco, non si spiegherebbe altrimenti. Alla luce del nuovo assetto di maggioranza al Comune di Vigevano e della chiusura delle indagini da parte della Procura, non esistono più ragioni per mantenere la misura, che appare oggi assurda e meramente atta a comprimere la libertà di Ceffa come persona e come rappresentante delle istituzioni eletto dai cittadini».
L’avvocato Angeleri insiste su un concetto: «Posto che noi respingiamo l’accusa di corruzione e sono convinto che Ceffa saprà dimostrare la propria innocenza, voglio ricordare che quando si parla di reiterazione del reato il pericolo deve essere concreto e attuale e deve riguardare il medesimo reato del quale si viene accusati. Mi pare proprio che con una maggioranza di 15 a 9 in consiglio comunale non ci sia nessuno di questi elementi, né concreti né - tantomeno- attuali».
Per il reato di corruzione la misura cautelare può durare sino a un massimo di sei mesi e quindi Ceffa tornerebbe libero a maggio. Ma attenzione: in caso di rinvio a giudizio, il conteggio riparte da zero. «Per ora - dice ancora l’avvocato Angeleri - non abbiamo notizie sul rinvio a giudizio, lo sapremo solo quando sarà fissata l’udienza preliminare. Posso ipotizzare che si terrà tra aprile e maggio. La mancata revoca degli arresti domiciliari, alla vigilia del rinvio a giudizio, significherebbe tenere il sindaco agli arresti per altri sei mesi, praticamente fino al processo. E questo dimostrerebbe la volontà di non consentirgli di tornare in carica».
La sospensione decretata dalla Prefettura, infatti, verrebbe revocata immediatamente, non appena Ceffa dovesse tornare in libertà. E si aprirebbero nuovi scenari politici, dato che la Lega, ritirando i propri tre assessori dalla Giunta, aveva precisato che «al rientro del sindaco Ceffa, apriremo con serenità un confronto con gli alleati, di cui ha la massima stima, per trovare una quadra nei rapporti di rappresentanza tra organo assembleare e organo esecutivo».
Gli altri personaggi, tra dirigenti di Asm ed esponenti politici, che erano finiti ai domiciliari sono stati rimessi in libertà, ma dopo le loro dimissioni. Sono l’amministratore unico di Distribuzione gas Vigevano Matteo Ciceri, la consigliera comunale Roberta Giacometti e l’amministratrice unica di Asm Vigevano e Lomellina Veronica Passarella, mentre Alessandro Gabbi, direttore amministrativo di Asm Vigevano e Lomellina, è uscito di scena chiedendo l’aspettativa. Le misure cautelari erano nate dall’accusa di corruzione esercitata dal sindaco Ceffa sulla Giacometti per convincerla a rimanere in consiglio a sostenere la maggioranza. Tutto ruota su una consulenza di 6 mila euro affidata a una collega della Giacometti, ma i cui benefici economici sarebbero ricaduti sulla stessa Giacometti.
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