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VIGEVANO

Il sindaco Ceffa resta agli arresti domiciliari. Il Gip di Pavia: "Spiccata pericolosità sociale, totalmente inaffidabile nella gestione di qualsiasi incarico o servizio pubblico"

Respinta l'istanza di scarcerazione presentata dall'avvocato Angeleri, che annuncia il ricorso al Riesame. Pesantissime le motivazioni sostenute dal Tribunale

Bruno Ansani

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bruno.ansani@ievve.com

24 Marzo 2025 - 19:41

Il sindaco Ceffa resta agli arresti domiciliari. Il Gip di Pavia: "Spiccata pericolosità sociale, totalmente inaffidabile nella gestione di qualsiasi incarico o servizio pubblico"

Andrea Ceffa, a destra, con l'avvocato Luca Angeleri

VIGEVANO - La richiesta di revoca degli arresti domiciliari presentata la scorsa settimana scorsa dal sindaco Andrea Ceffa è stata respinta oggi (lunedì) dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pavia, Luigi Riganti. E' ancora reale e concreto il pericolo di reiterazione del reato (Ceffa è accusato di corruzione): "l’unica misura idonea e adeguata a fronteggiare il rischio di recidiva e di inquinamento probatorio è quella degli arresti domiciliari", scrive il giudice nel dispositivo di 7 pagine recapitato in giornata al legale del primo cittadino (sospeso), l'avvocato Luca Angeleri. Ceffa resterà agli arresti, quindi, almeno sino alla decisione del Tribunale del Riesame, al quale l'avvocato Angeleri presenterà appello contro la decisione assunta a Pavia.

Sono pesantissime le valutazioni che emergono dalle motivazioni scritte dal giudice Riganti, che respinge la tesi difensiva della insussistenza del pericolo di reiterazione del reato, visto il recente allargamento della maggioranza a sostegno  dell'amministrazione ancora in carica e retta pro tempo dal vice sindaco Marzia Segù. Per il giudice, invece, "sussiste un concreto pericolo di reiterazione di analoghe condotte qualunque sia la struttura pubblica presso la quale possa essere chiamato a svolgere qualche compito vista per Andrea Ceffa la spregiudicatezza con la quale egli ha deciso e attuato il proposito offrire a Roberta Giacometti (la ex consigliera comunale alla quale Ceffa avrebbe fatto ottenere una consulenza ad Asm in cambio di sostegno, ndr) vantaggi economici non dovuti pur di evitare il rischio che ella abbandonasse la maggioranza comunale".

E il giudice traccia un profilo non certo lusinghiero del sindaco di Vigevano: "Per quanto attiene al concreto pericolo di reiterazione di fatti del tutto analoghi a quelli per cui si procede, ciò che rileva e ha sempre rilevato non è per nulla rappresentato dalla possibilità che Andrea Ceffa non sia messo nella condizione di ricorrere alla corruzione di altri consiglieri per mantenere la sua carica e la sua maggioranza ora stabilizzata. Conta e ha sempre contato invece invece il fatto che egli, una volta sottoposto come vittima al tentativo effettuato da altri di pagare una consigliera comunale per costringerlo ad abbandonare il ruolo di sindaco, non si sia limitato a denunciare il fatto e ad affidarsi alle procedure giudiziarie di accertamento dei fatti ma che, insieme agli altri indagati, si sia invece deciso a organizzare e a portare al compimento complesse azioni illecite di segno opposto ma di identica ispirazione. 

In sostanza, per il Gip, "Andrea Ceffa ha prima indirizzato i coindagati alla ricerca di consiglieri comunali disposti ad accettare vantaggi economici per perpetuare la durata del suo mandato sindacale e ha poi diretto il concreto lavoro di tutti nel portare a termine tale operazione illecita" e quindi il fatto che Ceffa "non si trovi più nella immediata necessità di dover ricorre a tali
mezzi illeciti per una serie di concomitanze esterne, non scalfisce in alcun modo la sua propensione a perseguire i propri personali obiettivi anche a costo di tenere condotte illegali estremamente gravi e dannose per la pubblica amministrazione".

"La scelta di violare le regole di buona amministrazione e di impiegare in modo illecito le risorse pubbliche per favorire il proprio vantaggio personale - continua - resta un’opzione che Andrea Ceffa può attivare — così come già fatto — in ogni momento e a seconda del proprio bisogno e delle proprie necessità e ciò indipendentemente dalla solidità o dalla instabilità della maggioranza comunale".

 L'affondo più duro arriva nel periodo successivo, nel quale il giudice sostiene che "questa impostazione di fondo rende totalmente inaffidabile Andrea Ceffa nella gestione di qualsiasi incarico o servizio pubblico, sempre pericoloso il suo agire e assai concreto il pericolo che egli operi ancora ponendo in essere condotte spregiudicate e disinvolte nella gestione di procedure pubbliche non appena ne ravveda per sé la necessità e la convenienza".

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