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VIGEVANO
26 Marzo 2025 - 18:10
Quando si dice un’opera “maledetta”. Per ora, come afferma il consigliere provinciale del Pd, Alessio Bertucci, si tratta di «rumors da verificare», ma all’orizzonte per il nuovo ponte sul Ticino potrebbe - condizionale sempre d’obbligo - palesarsi l’ennesima grana. Un ulteriore ostacolo sulla strada del completamento di un’opera che in fatto di intralci ne ha visti a bizzeffe in tutti questi anni. Basti solo pensare che era stata inserita nell’accordo quadro Stato-Regione del marzo del 1999...

Il nuovo ponte sul Ticino, concluso dal Consorzio Pangea di Pescara, era stato collaudato nel febbraio dello scorso anno
L’ennesima grana, dicevamo. Le voci che arrivano dal capoluogo parlano infatti di lettere giunte all’amministrazione provinciale (stazione appaltante non solo del viadotto, ma anche della viabilità di accesso al ponte sul Ticino di Vigevano) da parte di legali di imprese che hanno partecipato al bando di gara per le rampe di accesso al viadotto. Appalto che si è concluso ad inizio mese con l’assegnazione dell’opera al raggruppamento temporaneo di imprese formato da Civelli Costruzioni Srl (mandataria) di Gavirate (provincia di Varese), Giudici Spa di Rogno (Bergamo) e Nuove Iniziative Spa di Milano. Secondo quanto filtra si ipotizzerebbero degli errori nella documentazione tecnica che potrebbe arrivare anche modificare i punteggi di gara. E non sarebbe da escludere anche un eventuale ricorso al Tar (il Tribunale amministrativo regionale) che potrebbe rischiare di stoppare l’avvio del cantiere delle strade per mesi.
Alessio Bertucci, consigliere provinciale del Pd: farà un accesso agli atti per verificare le voci che stanno circolando rispetto alla gara di appalto per la viabilità di accesso al nuovo ponte
«Qualche rumors rispetto a questa situazione, è arrivato», afferma il consigliere provinciale Dem, il vigevanese Alessio Bertucci. «Faremo un accesso agli atti al fine di verificare la situazione. Da vigevanese mi auguro che il cantiere apra nel minor tempo possibile e che finalmente si concluda un’opera fondamentale che ne ha viste di tutti i colori. Eventuali ulteriori ritardi per qualsiasi motivazioni sono inaccettabili. Già nei mesi scorsi ho piu volte sollecitato sulla stampa l’assegnazione del bando perché non possiamo più perdere tempo e stavano passando troppi mesi. Farò accesso agli atti sul tema».
IL CANTIERE MALEDETTO: DAL SOGNO DELL'EX PRESIDENTE BERETTA ALL'INCUBO DEGLI ULTIMI VENTI ANNI
«Ho un sogno: vedere la prima pietra del nuovo ponte entro il 2004». Eravamo nel mese di luglio, dello stesso anno, ed in pompa magna in Comune a Vigevano veniva annunciato la sigla del protocollo d’intesa con Anas per la realizzazione del nuovo ponte sul fiume Ticino. Un sogno, quello dell’allora presidente della Provincia (stazione appaltante dell’opera che aveva scommesso, anni prima, prendendosi in carico la progettazione dell’intervento e la conseguente direzione dello stesso, al fine di anticipare - e questo oggi fa sorridere - i tempi di realizzazione del viadotto) Silvio Beretta, che non si è mai avverato. E le indicazioni per trasformare quel sogno dell’allora numero uno di piazza Italia, in una sorta di incubo, c’erano davvero tutte. Già allora.
A partire proprio dal 1998 (come aveva anticipato poc’anzi), quando la Provincia di Pavia decise di finanziare il progetto del viadotto sul fiume, partendo poi con l’appalto dell’opera: un vero dramma, tra ricorsi e contro-ricorsi verso l’appalto-concorso scelto dai dirigenti di piazza Italia per arrivare a cantierizzare il nuovo ponte, sino all’assegnazione laboriosa e faticosa, avvenuta nell’autunno del 2009, alla “Guerino Pivato spa”, società del trevigiano.
La svolta per il nuovo ponte? Purtroppo no. Perché l’impresa piomba a Vigevano nel marzo del 2010, effettua i primi rilievi preparatori, poi sparisce nel nulla. Meglio, sparisce del tutto causa fallimento. Il dramma. Anzi il primo dramma, come vedremo in questa ricostruzione di quello che possiamo a tutti gli effetti definire un “cantiere maledetto”.
E adesso, ci si chiese all’epoca? La soluzione, con gli ovvi tempi burocratici di questo Paese, arriva esattamente un anno dopo, nel marzo del 2011 con l’assegnazione dell’appalto del nuovo ponte sul Ticino all’impresa seconda classificata: la Cesi di Imola. Che accetta l’incarico e parte con i campi prova. Si tira un sospiro di sollievo, il biglietto da visita dell’impresa della cintura bolognese è di prim’ordine: Cesi è a tutti gli effetti uno dei colossi nel settore delle grandi infrastrutture, con alle spalle non solo anni di esperienza, ma anche competenze, professionalità e solidità sotto il profilo finanziario. Al punto che nell’imolese - così ci aveva riferito un collega della zona - si diceva al giovane che finiva gli studi: vai a lavorare in Cesi, non in banca... Questo per inquadrare il tipo di impresa che sbarcava dalle nostre parti.

Novembre 2011, viene posata la prima pietra del nuovo ponte. Alla cerimonia, da sinistra: il senatore Roberto Mura, il sindaco di Vigevano Andrea Sala, il presidente della Provincia di Pavia Daniele Bosone e l'assessore provinciale ai lavori pubblici Maurizio Visponetti. I lavori vengono affidati a Cesi di Imola, un autentico colosso del settore
E con Cesi arriva il grande giorno che Vigevano e la Lomellina attendeva da decenni. A fine novembre 2011, il neo presidente della Provincia di Pavia Daniele Bosone, unitamente al senatore della Lega Roberto Mura, al sindaco di Vigevano Andrea Sala ed all’assessore provinciale ai lavori pubblici Maurizio Visponetti, posa ufficialmente la prima pietra. «Già a Natale riuscirete ad intravedere qualcosa del nuovo ponte», assicurarono i vertici di Cesi presenti alla cerimonia. E in effetti il nuovo ponte inizia a crescere.
La visita istituzionale nel luglio del 2013 è estremamente confortante. Tanti sorrisi, compiacimenti, e ipotesi di chiusura del cantiere anche prima degli 840 giorni (che scattavano dal 22 novembre 2011) previsti dal contratto. Anche questa resterà un’illusione. La realtà ci dirà che esattamente un anno dopo, luglio 2014 Cesi chiude definitivamente il cantiere di Vigevano, al pari di altri aperti lungo lo stivale. Da Imola arrivano notizie pessime: Cesi è in liquidazione coatta amministrativa, 22 lettere di licenziamento - a carico di altrettanti dirigenti del gruppo - sono state inoltrate e notificate. Impossibile ipotizzare se e quando riprenderanno i lavori.
Un mese più tardi la svolta: nel corso di un’intervista all’Informatore, il dottor Pio Polese, presidente di “Polese spa” - azienda che faceva parte del cartello di imprese in associazione con Cesi - si dichiara pronto a rilevare l’appalto del nuovo ponte. Dopo un lunghissimo iter, la sigla del contratto con “Polese spa”. Siamo a settembre 2016.
Poco prima di Natale 2018 le prime voci, confermate da una presenza ai minimi termini di maestranze in cantiere. Tra l’impresa appaltatrice, le terza nella vita di questa opera, e la stazione appaltante, siamo ai ferri corti. Polese chiede 8 milioni di euro in più rispetto alla cifra di assegnazione, motivata da maggiori opere. La Provincia si oppone, il cantiere si blocca del tutto e viene abbandonato dall’impresa che ignora le “minacce”. Alla vigilia di Pasqua del 2019 il licenziamento dell’azienda (la vicenda, come vediamo nell’altra pagina, si avvierà alla conclusione con un riconoscimento di 750mila euro a Polese), la nuova gara vinta dal Consorzio Pangea di Pescara che ha completato il ponte nel febbraio dello scorso anno. Fine di un incubo? Per nulla. Oggi sulla gara per le rampe di accesso il rischio di un’altra grana...
CON 750MILA EURO SI CHIUDE IL CONTENZIOSO CON POLESE, LA DITTA LICENZIATA DALLA PROVINCIA NEL 2019
Mancata trasmissione di cronoprogramma aggiornato; ritardi nell’esecuzione dell’opera infrastrutturale principale “a causa dell’insufficiente e inadeguato impiego di maestranze e di mezzi e dell’incapacità dell’appaltatrice a programmare le fasi costruttive e le lavorazioni”; ritardi nella realizzazione della viabilità lato Milano; mancato completo ripristino degli spicchi degli archi e degli impalcati “che presentano difformità rispetto al livello qualitativo richiesto dal progetto e dal capitolato nonché dalle regole dell’arte”. Furono queste una parte delle contestazioni mosse dalla Provincia di Pavia a Polese spa, l’impresa licenziata alla vigilia di Pasqua del 2019. Un braccio di ferro che era iniziato a fine autunno dell’anno precedente, quando Polese Spa rivendica maggiori somme per opere eseguite e presenta una nota superiore agli 8 milioni di euro. Viene attivato “l’approfondimento tecnico compositivo in sede precontenziosa proprio del procedimento di accordo bonario” che il 16 gennaio del 2019 riconosce riserve per 188 mila euro. Somma definita del tutto inadeguata dall’impresa appaltatrice che abbandona il cantiere.

I famosi 23 metri mancanti per completare l'asse viario del nuovo ponte sul Ticino, dopo l'abbandono del cantiere da parte di Polese Spa nel 2019
Si innesca a questo punto un braccio di ferro tra stazione appaltante e appaltatore. I lavori sono fermi. Il ponte si presenta con una “ferita” di 23 metri, il tratto necessario per completare il piano asfalto dell’opera. Si arriva al licenziamento dell’impresa e la Provincia decide inoltre di “disporre l’escussione della polizza fidejussoria” depositata da Polese spa per un importo di 3 milioni e 995 mila euro.
L’impresa non ci sta e impugna il provvedimento davanti al Tribunale di Milano-Sezione Specializzata per le Imprese. Una guerra di carte bollate che sembra ora arrivare alla conclusione. Non con gli otto milioni di euro richiesti dall’impresa appaltatrice (che nel frattempo ha dichiarato l’apertura della procedura di concordato preventivo), ma nemmeno i 188mila riconosciuti dall’arbitrato. Nell’ultima riunione il consiglio provinciale, all’unanimità, ha approvato la delibera con la quale l’ente aderisce alla proposta conciliativa formulata dal Tribunale: il riconoscimento a Polese spa di una somma di 750 mila euro per chiudere l’intera vicenda.
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