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A Gambolò si torna a parlare di odio politico: la nuova mozione della consigliera Elena Nai (FdI)

Propone l'intitolazione del parco del Castello a Ramelli, Tinelli e Iannucci

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

05 Aprile 2025 - 19:33

A Gambolò si torna a parlare di odio politico: la nuola mozione della consigliera Elena Nai (FdI)

La consigliera di opposizione Elena Nai (Fratelli d'Italia)

La consigliera Elena Nai ci riprova e presenta una nuova mozione in cui si affronta il tema dell’odio politico. A marzo era stata respinta la sua proposta di intitolare il parco davanti al Castello a Sergio Ramelli, lo studente del Fronte della Gioventù aggredito nel marzo del 1975 da militanti di Avanguardia operaia e deceduto per le lesioni riportate. Ora Nai, esponente di Fratelli d’Italia, vuole tornare a discuterne in consiglio comunale a Gambolò. Lo fa dopo i fatti che hanno coinvolto Roberto Buzzi, studente 22enne di Scienze politiche, aggredito alcuni giorni fa all’interno del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pavia; secondo il 22enne, che è un rappresentante di Azione universitaria, la violenza sarebbe legata alla sua attività politica.

«Dopo le aggressioni ai danni di Roberto, giovane militante di FdI – spiega la capogruppo di opposizione Elena Nai – abbiamo deciso di depositare la mozione per chiedere che cessi ogni violenza perpetrata in nome dell’odio politico».

Nella mozione depositata da Nai il 17 marzo si ricordano le vicende di Ramelli, e di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (detto Iaio), questi ultimi uccisi con otto colpi di pistola in via Mancinelli a Milano, il 18 marzo 1978, e si chiede l’intitolazione del parco davanti al Castello Litta. La proposta è di realizzare una targa con la seguente dicitura: “A Sergio, Fausto e Iaio. Un monito per le generazioni di oggi e quelle future”.

«Benché mai formalmente provata la matrice politica dell’atto contro Iannucci e Tinelli – si legge nella mozione di Nai – è opinione comune che esso sia attribuibile a elementi dell’estrema destra. Il caso fu archiviato senza un colpevole nel 2000. L’intitolazione di un parco a vittime dell’odio politico di sinistra e di destra condanna in modo inequivocabile la violenza politica verbale e fisica. Un parco è un luogo di aggregazione e rappresenta la speranza di una società migliore che la politica, quella con la “P” maiuscola, è chiamata a costruire».

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