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Gambolò, la consigliera Bologna: «Non mi faccio imbavagliare»

Ieri la polemica in Forza Italia con il segretario cittadino è stata portata in consiglio comunale

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

12 Giugno 2025 - 15:45

Gambolò, la consigliera Bologna: «Non mi faccio imbavagliare»

La consigliera Helena Bologna (foto di Jose Lattari)

La tensione all’interno di Forza Italia si è avvertita anche durante il consiglio comunale di ieri sera, mercoledì, a Gambolò quando la consigliera Azzurra Helena Bologna – da tempo all’opposizione nel gruppo di Elena Nai – ha chiesto di poter intervenire in apertura. L’obiettivo? Rispondere alla lettera che era stata inviata dal segretario cittadino di Fi, Carmine Masi, al sindaco e al presidente del consiglio – e letta ai capigruppo – in cui si chiariva la posizione di Bologna rispetto a Forza Italia Gambolò.

La consigliera Bologna, dopo quanto accaduto nella precedente seduta consiliare, ha presentato un accesso agli atti per visionare la missiva (che non le era stata inviata), con la quale il segretario cittadino degli Azzurri ha voluto ribadire che «la consigliera Bologna non parla a nome e per conto di Fi Gambolò e non può utilizzare il logo del partito», che in città appoggia la maggioranza.

Bologna ha anticipato al nostro giornale il contenuto del suo intervento in aula. Eccone un estratto: «In qualità di consigliera comunale – riferisce – esercito le mie funzioni in piena autonomia e indipendenza (...) La mia voce in aula è espressione non solo di me stessa, ma del voto di fiducia ricevuto dai cittadini». Bologna già in precedenza aveva parlato di «bavaglio».

Ora rincara la dose: «Ricordo che nessun regolamento interno, né statuto di partito, può limitare o vincolare le funzioni di un consigliere – dichiara Bologna –, né tantomeno decidere chi può, o non può, parlare a nome di un gruppo politico al di fuori degli ambiti e delle modalità stabilite dallo stesso partito a livello ufficiale. Nessuna lettera protocollata può costituire, né di fatto né di diritto, un atto di interdizione politica, né può attribuire bagagli politici, o ordini gerarchici a un eletto. A nome di tutte le donne (...) non accetteremo mai che la nostra voce venga zittitita con pretesti, minacce o comunicati protocollati a nostra insaputa».

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