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Detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Vigevano: i dubbi e i timori della politica locale

La capogruppo del Pd Spissu: «La città ha diritto alla trasparenza». Il sindaco Ceffa: «Al momento non ho ricevuto comunicazioni ufficiali»

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

14 Agosto 2025 - 19:59

Detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Vigevano: i dubbi e i timori della politica locale

La casa di reclusione di Vigevano (foto di Jose Lattari)

Tanti dubbi e, per il momento, nessuna certezza sul possibile arrivo di detenuti sottoposti al 41-bis – regime di detenzione noto come "carcere duro" che prevede restrizioni particolari, con celle singole, limitazioni dei contatti, socialità ridotta e controllo costante per persone condannate per reati legati soprattutto alla criminalità organizzata e al terrorismo – all'interno della casa di reclusione di Vigevano. La questione sul futuro della struttura detentiva era già stata sollevata a giugno: dopo ripetute voci sulla chiusura della sezione femminile, sostituita il 41-bis, la deputata Silvia Roggia del Pd (che è anche segretaria regionale del partito in Lombardia) aveva presentato un'interrogazione, evidenziando le conseguenze di un simile cambiamento, anche per quanto riguarda il personale della polizia penitenziaria.

La gara dei lavori per l'adeguamento del padiglione della struttura detentiva si è chiusa il 21 luglio, e la capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale Arianna Spissu esprime la sua preoccupazione: «Quanti detenuti in regime di 41 bis arriveranno? Le voci parlano di 130 in prima battuta, e poi? Considerato che in Italia sono circa 700, la percentuale sarebbe allarmante. Siamo una città di 63mila abitanti, non Milano o Roma: con il 41 bis arriveranno anche le famiglie dei detenuti, con ricadute sociali e logistiche che non possono essere ignorate. Qualcuno le sta valutando? Per fare spazio ai nuovi detenuti, circa 50 donne in regime ordinario che vivono qui da anni, lavorano in carcere o sono inserite in progetti di art. 21 sono state trasferite. Dato che i detenuti al 41 bis sono gestiti dal Gruppo Operativo Mobile, se quelli comuni vengono trasferiti ci saranno tagli al personale ordinario? Sul fronte sicurezza, ogni trasferimento esterno di detenuti al 41 bis (all'ospedale, per esempio) richiede, oltre agli agenzi specializzati, anche la presenza di pattuglie delle forze dell’ordine locali: le nostre, già sotto organico e con tutto quello che succede a Vigevano ogni giorno, sono pronte a reggere questo peso? E poi la domanda di fondo: perché qui? Per l’adeguamento del padiglione si spenderà un milione di euro. Soldi che, fino a ieri, "non c’erano" per progetti lavorativi, riduzione del sovraffollamento (oggi due detenuti per cella singola) o miglioramento delle condizioni interne e assunzione di personale. Ora invece sbucano con tutta la naturalezza possibile».

La consigliera di opposizione Spissu chiede per la città di Vigevano «trasparenza, chiarezza e risposte concrete». «Non vogliamo scoprire le conseguenze di questa scelta quando sarà ormai troppo tardi. Il sindaco è stato informato? Se sì, si sta muovendo in qualche modo? È inaccettabile che la città venga a conoscenza di un fatto così rilevante solo a lavori quasi conclusi».

Il primo cittadino di Vigevano Andrea Ceffa precisa: «Non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale a riguardo. Ma non devo essere informato su attività che riguardano la politica carceraria, che non viene decisa dal sindaco, ma a livello nazionale e di Ministero. Dell'arrivo di detenuti in 41-bis ne ho sentito parlare, ma ribadisco, senza ufficialità. Se effettivamente sarà così, ci prenderemo carico delle questioni che emergeranno. Come amministrazione comunale – ricorda il sindaco Ceffa – abbiamo sempre collaborato con il carcere con tantissime attività. Penso all'impiego dei detenuti per attività lavorative, ma non solo. E lo stesso hanno fatto molte associazioni cittadine».

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