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ABBIATEGRASSO
04 Settembre 2025 - 11:06
Un rendering del progetto di data center: l'edificio lungo 240 metri dovrebbe essere quasi mascherato dagli alberi
«Giudizio sospeso in attesa di approfondire meglio, ma già da ora con grossi dubbi». Così Andrea Sfondrini (lista civica “La Città”) sintetizza la posizione delle minoranze sul progetto di data center da 30 mila metri quadri da realizzare sulla parte dell’ambito Ats2 di proprietà di Bcs, per il quale la giunta ha adottato una variante al piano attuativo del 2020 nella seduta del 7 agosto, con pubblicazione degli elaborati dal 18 al 1° settembre e termine per presentare osservazioni entro il 16.
La prima perplessità riguarda proprio le date: «Un’operazione di questo genere – dice Sfondrini – non si fa a Ferragosto, per sfruttare il fatto che l’attenzione della città è ridotta. Ma è tipico di questa amministrazione, ormai ci siamo abituati».
Sfondrini annuncia che il suo gruppo, insieme agli altri di minoranza, sta lavorando alla presentazione di una serie di osservazioni. Lo conferma Andrei Lacanu, capogruppo del Pd, annunciando anche che è in preparazione una manifestazione contraria per il 13 settembre, alla quale il suo partito intende aderire.
Nella variante originaria su quell’area di 75.870 metri quadri (il 14,4% dell’intero ambito Ats2) erano previste tre medie superfici di vendita per 7700 metri quadri e una multisala per 4800, quindi 12.500 coperti che ora lieviterebbero a 30 mila, con un unico edificio lungo 241 metri e alto fino a 15. Si moltiplicherebbero anche i parcheggi, da 4807 a 10.200 metri quadri, e non se ne vede tanto la ragione perché i data center occupano pochissimo personale: gli addetti dovrebbero essere una trentina in tutto.
«Una perplessità – dice Sfondrini – riguarda le opere a scomputo come il rifacimento della rotatoria, che pagano tutti anche se servono solo all’insediamento e molto relativamente ai cittadini. Sul tema delle mitigazioni ambientali temo che si realizzeranno fasce perimetrali con piantine che dovranno crescere per molti anni prima di schermare davvero il capannone. Poi c’è il tema dell’acqua, di cui i data center sono forti utilizzatori: la prenderanno da pozzi, sono previsti sistemi di ricircolo?».
Anche Lacanu sottolinea il problema dell’acqua e forse pure quello dell’aria, perché gli impianti sono ovviamente alimentati dall’elettricità ma dotati di gruppi elettrogeni a gasolio che periodicamente dovrebbero essere accesi per restare in efficienza. «Soprattutto – aggiunge – c’è il tema di quale sviluppo immaginiamo per Abbiategrasso. Si continua a puntare su attività molto “estrattive” e con poca ricaduta sulla città. Questa amministrazione si accolla qualsiasi cosa arrivi, basta portare a casa oneri di urbanizzazione». Ne sono previsti per quasi 3 milioni.
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