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questo pomeriggio
25 Ottobre 2025 - 20:16
Alcuni partecipanti del tavolo giovani presso i locali dell'associazione "LaRoom" (foto J. Lattari)
Davvero a Vigevano non succede niente per i giovani? O meglio, cosa può fare la città ed i suoi enti pubblici per soddisfare le richieste della "Generazione Z"? Da questa affermazione più o meno condivisibile a seconda delle sensibilità di ciascuno è emerso un dibattito aperto a tutti i giovani tenutosi questo pomeriggio presso il locale dell'associazione culturale "LaRoom" in pieno centro.
L'evento è stato di fatto uno spin-off dedicato alle nuove generazioni nell'ambito della serie di eventi "Vigevano Partecipa Days". Per l'occasione gli organizzatori hanno invitato Giuseppe Passalacqua, insegnante in un liceo di scienze umane a Novara con precedenti esperienze nell'ambito dell'educativa giovanile. Passalacqua è inoltre uno dei referenti del luogo di aggregazione giovanile "Nòva", realtà sorta all'ombra della cupola di San Gaudenzio a partire dal 2016.

Un momento della riunione presso "LaRoom" (foto J.Lattari)
Il centro, che negli anni si è gradualmente strutturato all'interno dei locali appositamente riqualificati della ex caserma militare. In questi anni, al centro "Nòva" le amministrazioni comunali hanno contribuito non solo finanziariamente con lavori di riqualificazione di vari spazi di diverse centinaia di metri quadrati ma anche a livello di capitale umano tramite una vincente sinergia tra gli uffici dell'assessorato alle politiche giovanili ed educative e le varie associazioni culturali cittadine, con un interlocuzione continua anche con la locale Università del Piemonte Orientale.
Oggi, il centro "Nòva" è di fatto un catalizzatore di tante iniziative per le giovani generazioni ramificate in vari settori: doposcuola, aule studio, ma anche maker space (spazi appositi dove dare forma alle idee, sperimentare nuove tecnologie e scoprire il mondo del "fai da te" digitale attraverso l'uso di strumenti all'avanguardia come le stampanti 3D), performing area (spazi creati recentemente dove si effettuano al loro interno attività artistiche, esposizioni, laboratori teatrali e di danza, spettacoli), sale conferenze.

Gli organizzatori presentano il momento di discussione (foto J. Lattari)
In sostanza, il centro "Nòva" è stata una concreta risposta alle esigenze della gioventù novarese catturate delle varie associazioni di volontariato e del terzo settore in generale. «Grazie a questo spazio realizzato nel corso degli anni siamo riusciti - spiega Giuseppe Passalacqua, che ha anche scritto alcuni libri legati alla comprensione del disagio giovanile - a cercare di soddisfare le richieste dei nostri ragazzi. Penso che questo luogo ed assieme tutti coloro che hanno contribuito (Comune, assistenti sociali e associazioni del terzo settore) possano essere replicati altrove».
Come accennato sopra, l'esperienza di "Nòva" è stata costruita nel corso del tempo, all'aiuto importante dell'ente pubblico Comune di Novara hanno fatto seguito i contributi dei vari enti sia pubblici come l'UPO che privati (le associazioni in questo caso). L'Amministrazione ha fatto da sovrastruttura a tutto questo circolo virtuoso, fungendo da controllore e "ago della bilancia" nei confronti dei vari desiderata dei vari soggetti in luogo. «E' vero - asserisce Passalacqua - che il Comune ha fatto la sua parte, ma poi ci hanno messo del proprio anche tutti i soggetti che partecipano alle politiche sociali ed educative».
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