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Nuovo scontro politico sulle attese ai passaggi a livello di Garlasco

La minoranza incalza e denuncia comportamenti a rischio

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

31 Ottobre 2025 - 15:32

Nuovo scontro politico sulle attese ai passaggi a livello di Garlasco

Il passaggio a livello di via della Bozzola (foto di archivio di Jose Lattari)

È una delle questioni che periodicamente torna al centro del dibattito politico a Garlasco: le lunghe attese ai passaggi a livello. Lo scorso anno era stata organizzata anche una raccolta firme inviata a ferrovie e istituzioni per chiedere soluzioni tecniche in grado di ridurre i tempi di chiusura. Ora il gruppo di minoranza “Garlasco Civica” torna a chiedere attenzione sulla problematica, denunciando anche comportamenti a rischio.

«Succede ogni giorno, a ogni semaforo: appena si accende il rosso e iniziano a scendere le sbarre, parte la roulette russa del “ce la faccio ancora” – scrivono i consiglieri di opposizione – Un colpo di acceleratore, un lampo d’incoscienza e via, come se fosse una sfida personale con il treno. E non bastasse, ci si mette pure chi arriva in senso opposto o sbuca dalle laterali. Il paese è di fatto diviso in due dai binari, i tempi d’attesa sono lunghi e snervanti. E non esiste alcuna informazione preventiva che indichi ai cittadini quali passaggi a livello siano aperti o chiusi È nato così un fenomeno tutto garlaschese: il “turismo ferroviario”. Gente che gira da un passaggio all’altro, sperando di trovare quello aperto. Un’odissea di clacson, frustrazione e benzina sprecata».

L’assessore all’urbanistica Francesco Santagostino ricorda che negli ultimi dieci anni, almeno due-tre volte l’anno, rappresentanti dell’amministrazione e tecnici del Comune hanno partecipato a incontri con i funzionari di Rfi. «Non è vero che il problema venga ignorato e che non si sia fatto nulla per migliorare la situazione – spiega l’assessore Santagostino – Ci sono stati miglioramenti tecnici notevoli, la parte elettronica è stata sostituita, e i tempi di attesa si sono accorciati. La verità è che la nostra città è tagliata in due dalla ferrovia, e questo dipende da uno sviluppo urbanistico che risale agli anni Sessanta. I tre passaggi a livello centrali non possono essere eliminati, perché non c’è lo spazio per fare né sottopassi, né cavalcavia».

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