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VIGEVANO
06 Novembre 2025 - 17:43
VIGEVANO - Avviamo una prima analisi dei principali capitoli che saranno contenuti nel nuovo Pgt (qui la relazione illustrativa). Se le parole d’ordine sono rigenerazione urbana e meno consumo di suolo, non si può prescindere da grandi “buchi neri” come Colombarone, Ex Macello e in parte anche ex Tribunale. Su questi punti, finalmente, i progettisti del Pgt entrano nel merito delle cose da fare, indicando proposte e road map, inchiodando le future amministrazioni ad assumere impegni precisi per il loro recupero.
IL COLOMBARONE
“Il Colombarone ha elementi di degrado a vari livelli, ma il suo recupero può avvenire per parti anche con una serie di interventi progressivi a costi sostenibili”. Già dalla prima frase del capitolo dedicato al Colombarone, i progettisti rovesciano il paradigma utilizzato fino ad ora: trovare i soldi e poi fare un progetto di recupero ed utilizzo complessivo o (più raramente) viceversa. Ci sono invece cose che possono essere fatte subito.
Ad esempio, “l’eliminazione degli intonaci parzialmente staccati dalla muratura e l’eliminazione delle piante infestanti: elementi che più di tutti manifestano l’abbandono in cui versa la struttura. Inoltre, il restauro delle facciate esterne e dei loro decori è largamente indipendente dal recupero delle strutture interne e dalle future destinazioni”. E contestualmente si potrebbe ridare vita al Colombarone, fatto che “la Sforzesca rappresenta la location più adatta per ospitare un mercato agricolo periodico, ad esempio dedicato alle produzioni biologiche”. Inoltre, nella corte “potrebbe essere riproposto un giardino storico che, in poche stagioni,trasformerebbe completamente la percezione del monumento”. Si propongono cose che già in parte avvengono (aperture pubbliche in occasione di eventi come Giornate FAI, cammini culturali, festival del paesaggio), organizzazione di attività educative o culturali all’aperto o in aree recuperate

Il restauro delle facciate è largamente indipendente dal recupero delle strutture interne e dalle future destinazioni. Ripensare anche il ruolo della Sforzesca, il cui destino è strettamente intrecciato a quello del Colombarone
(laboratori, visite guidate, piccoli allestimenti), riuso temporaneo come spazio di comunità agricola o presidio culturale rurale, in collaborazione con enti del terzo settore, istituti scolastici e aziende agricole”.
E più a lungo termine? “È possibile immaginare per il Colombarone una soluzione mista in cui possano convergere investitori pubblici e privati. Questo approccio potrebbe rappresentare una strada concreta per coniugare il recupero architettonico, la valorizzazione del paesaggio e la sostenibilità economica del progetto. Questo edificio, se rigenerato, può divenire un presidio multifunzionale della campagna urbana: un luogo ibrido tra storia, educazione, agricoltura e turismo lento. La sua riattivazione rappresenta una sfida di lunga durata, ma anche un’occasione concreta per ripensare il ruolo delle frazioni e delle architetture agricole nel progetto urbano contemporaneo”. E il destino del Colombarone è legato a doppio filo a quello dell’intera frazione Sforzesca, che dovrebbe essere oggetto di rigenerazione con interventi che riguardano la viabilità, la riqualificazione del piazzale Ludovico Sforza, il recupero della cortina edilizia storica di via dei Fiori e degli immobili dismessi attraverso incentivi urbanistici e fiscali, finalizzati a funzioni turistiche, ricettive e commerciali di qualità.
EX MACELLO
Oggi, come si vede dalla foto, è proprio... un macello. Il simbolo del degrado e dell’abbandono. Eppure l’ex Macello di piazza Volta potrebbe diventare un valore aggiunto. Con un intervento di rigenerazione che potrebbe restituire alla città “un’area oggi percepita come marginale, trasformandola in un polo di attrattività”. Ma soprattutto “stimolare la creazione di nuova occupazione e il rafforzamento delle filiere locali legate all’agroalimentare, alla cultura e al turismo”. E nel contempo “rafforzare la rete degli spazi pubblici e la connessione con il sistema di parchi e percorsi pedonali e ciclabili”.
Il recupero dell’ex mattatoio di proprietà comunale, secondo le indicazioni del piano, dovrà procedere per fasi, a partire da interventi mirati a interrompere il processo di deterioramento. Partendo dalla demolizione selettiva delle parti prive di pregio architettonico, con particolare attenzione alle superfetazioni realizzate dopo la dismissione della funzione originaria. Quindi il consolidamento e messa in sicurezza delle strutture portanti dei corpi di fabbrica principali, con il
ripristino delle coperture per impedire infiltrazioni. Inoltre la riqualificazione paesaggistica temporanea delle aree

Il recupero potrà avvenire per fasi, cominciando a interrompere il deterioramento e dando vita a una riqualificazione paesaggistica temporanea
liberate, con sistemazioni a verde, percorsi pedonali e illuminazione pubblica, così da restituire fruibilità immediata e migliorare il contesto urbano circostante.
Ma in attesa della definizione di un progetto di recupero integrale, l’area potrà ospitare funzioni temporanee in grado di attivare processi di riappropriazione collettiva: allestimento di mercati coperti periodici dedicati all’enogastronomia locale e all’artigianato artistico ( ispirato ai modelli europei di successo, in grado di ospitare stand gastronomici, botteghe di specialità locali, aree di degustazione), quindi spazi per eventi culturali, esposizioni permanenti e temporanee, conferenze e attività formative; e servizi a supporto della mobilità dolce e del turismo, come info point, noleggio biciclette, aree di sosta attrezzate.
Come soluzione di intervento si suggerisce un partenariato pubblico-privato, con la possibilità di integrare nuove volumetrie compatibili in cambio della riqualificazione integrale e della gestione di spazi pubblici e semi-pubblici.
LASCITO PENSA - Direttamente collegato al complesso dell’ex Macello, troviamo il “lascito Pensa”. Stiamo parlando di un’area caratterizzata dalla presenza di spazi verdi e dal passaggio del Cavo Marcello. Come stabilito dalle volontà testamentarie del lascito, la destinazione d’uso dell’immobile e dell’area sarà a prevalente carattere sociale, con l’obiettivo di promuovere la convivenza e l’integrazione tra diverse fasce di età e di bisogni. Il progetto di recupero mira a realizzare una struttura in cui anziani, giovani e bambini possano condividere spazi e attività, creando un modello innovativo di comunità intergenerazionale. Il Pgt, come scrivono gli estensori, “lascia la massima flessibilità nella scelta della tipologia di servizio sociale, pur garantendo la coerenza con la finalità originaria del lascito”. Tra le ipotesi per il futuro - integrate ovviamente con il piano di rigenerazione dell’ex Macello - si prevede asilo o scuola dell’infanzia integrata con una residenza per anziani autosufficienti, in modo da favorire momenti di scambio quotidiano e attività comuni; alloggi per giovani in coabitazione con alloggi per anziani, con la possibilità di sviluppare forme di collaborazione reciproca e mutuo aiuto; strutture polifunzionali che ospitino spazi comuni per laboratori, attività ricreative, orti urbani, aree di socializzazione e servizi di prossimità.
EX TRIBUNALE
“Il Pgt riconosce l’importanza dell’Ex Tribunale come presidio storico e civico, ma sottolinea che la destinazione definitiva resta quella di sede giudiziaria”. Aspettando una ipotetica riapertura del Tribunale, però, ci sono diversi interventi possibili sul grande complesso che si affaccia sua piazza Lavezzari e abbraccia via San Pio V fino al sagrato di San Pietro Martire. Attività che, comunque, “in questa fase dovranno essere a carattere temporaneo, reversibili e non invasive, in modo da preservare l’integrità dell’edificio e consentirne un futuro riuso giudiziario senza ostacoli”.
La road map operativa pensata dai progettisti prevede tre fasi. La prima è “l’apertura parziale e valorizzazione degli spazi aperti, l’apertura dei cortili interni al pubblico in occasioni selezionate, l’organizzazione di mostre all’aperto, rassegne artistiche temporanee e eventi serali a basso impatto”. Seconda fase: “attivazione di spazi coperti per funzioni culturali leggere; utilizzo di alcune sale al piano terra per esposizioni temporanee, incontri pubblici, laboratori didattici e conferenze;

Ogni intervento, in questa fase dovrà essere a carattere temporaneo, reversibile e non invasivo per consentire un un futuro riuso giudiziario senza ostacoli
collaborazioni con istituzioni culturali e associazioni locali per la programmazione di eventi”. Infine la fase 3, che riguarda “l’integrazione nella rete cittadina degli spazi pubblici con la connessione del cortile e del chiostro con i percorsi pedonali del centro, integrandolo nelle manifestazioni cittadine di più ampia scala”. E poi lo “sviluppo di un calendario annuale di eventi temporanei coordinati con gli altri poli di rigenerazione (Ex Macello, Lascito Pensa, Colombarone)”. Le linee guida per l’utilizzo temporaneo prevedono il rispetto di alcuni paletti ben precisi. «Nessuna alterazione strutturale o modifica irreversibile dell’edificio, tutti gli interventi dovranno essere concepiti come installazioni amovibili” e “rispetto del valore storico e architettonico, con particolare cura nella protezione delle superfici e degli elementi originali”. In sintesi, si legge nelle conclusioni del paragrafo della relazione illustrativa del Pgt dedicato all’ex palazzo di giustizia, “la valorizzazione temporanea dell’Ex Tribunale, intesa come apertura graduale e controllata del chiostro e dei suoi spazi, consente di restituire alla comunità un luogo di grande pregio storico e architettonico, oggi non fruibili, in attesa di riprendere la sua funzione originaria di sede giudiziaria”.
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