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La Storia

Un incontro in nave: il ricordo di Umberto Trevisan e di quei giorni trascorsi con Henry Kissinger

Nel mese in cui ricorre l’anniversario della scomparsa di Kissinger anche Vigevano vuole rendere omaggio al diplomatico statunitense.

Simona Ravasi

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simona.ravasi@ievve.com

17 Novembre 2025 - 11:43

Un incontro in nave:  il ricordo di Umberto Trevisan e di quei giorni trascorsi con Henry Kissinger

Umberto Trevisan in viaggio per ritornare in Italia

Nel mese in cui ricorre l’anniversario della scomparsa di Henry Kissinger, uno dei più influenti uomini di Stato del XX secolo, anche Vigevano vuole rendere omaggio al diplomatico statunitense. A farlo, con un ricordo personale e toccante è Umberto Trevisan, cittadino vigevanese e pittore, che nel lontano 1965 ebbe un incontro casuale quanto memorabile proprio con Kissinger. All’epoca era un giovane operatore meccanico della ditta Ferrari, in viaggio per lavoro, in Pakistan a Dacca.

Oggi ultraottantenne, ma con la memoria vivida di quel giorno.

 

«Dovevo montare una macchina per calzature - spiega - durante il mio soggiorno la guerra fra Pakistan e Kashmir, si fece più cruenta perchè vide scontri su una vasta scala tra le forze armate dei due paesi. Un  conflitto, noto come la seconda guerra del Kashmir, che si svolse tra aprile e settembre del 1965 e si concluse con un cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite - ma capii che l’unica possibilità per me era di fuggire e ritornare al più presto in Italia. Il titolare dell’albergo di Dacca mi consigliò un porto dove avrei trovato qualche nave italiana, la SS.Cellina del Lloyd Triestino. Strinsi immediatamente un accordo con il comandante, che mi chiese settanta sterline. Dopo qualche giorno di navigazione, al mattino vidi un signore, vestito in borghese, non faceva parte dell’equipaggio. Iniziai a dialogare con lui, una persona molto intelligente». 

Considerando che Trevisan  non aveva nessun permesso di soggiorno a quell’epoca, era considerato in fuga, praticamente un clandestino che cercava di salvarsi, ma era soprattutto un ragazzo di ventisei anni, molto spaventato. 

«Non parlavo bene la lingua inglese, lo stretto necessario per farmi comprendere. Provenivo da un piccolissimo paese in Italia. Quell’uomo che avevo conosciuto mi disse di non preoccuparmi che avrebbe pensato come aiutarmi. La sua compagnia era sempre più presente, mi insegnò a giocare anche a scacchi». Dopo alcuni giorni arrivarono al porto di Colombo il principale e più trafficato scalo marittimo dello Sri Lanka, nonché un importante hub nell’Oceano Indiano. «Non potevo scendere dalla nave - commenta Umberto - perché non avevo nessun permesso. Fu allora che il “signore” che avevo conosciuto mi chiese se avevo due pacchetti di sigarette, da consegnare ai due marinai che erano vicini alla nave ad attenderlo. Scesi con lui ed ottenni immediatamente un permesso di soggiorno di ben cinque giorni». 

Nella sua ingenuità non riusciva a comprendere come potesse ottenere tutte queste agevolazioni. «Durante i cinque giorni in cui passeggiavamo per Colombo mi disse di chiamarlo semplicemente “Henry”. Soggiornai nello stesso albergo e pensò a tutto quello di cui avevo bisogno. E fu allora che capii che era una persona davvero speciale, sensibilissima e molto protettiva nei miei confronti». Passarono giornate meravigliose, non ebbe più paura. Fu fondamentale per lui la sua conoscenza e quando arrivò il giorno della partenza si salutarono con un forte abbraccio. Il taxi lo accompagnò all’aeroporto, dove si sarebbe imbarcato per l’Italia. 

Henry disse al conducente del taxi di aiutare il suo amico Trevisan per l’imbarco e di ritornare da lui che avrebbe pensato personalmente a tutte le spese. Ancora un altro aiuto. Il tutto per la sua sicurezza.

«Feci ritorno in Italia e potete immaginare il mio stupore - dichiara Umberto con commozione, quando durante una cena con i miei genitori riconobbi in televisione il “Grande signore” che avevo conosciuto: ovvero il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America Mr. Henry Kissinger. Rimasi sbalordito, ma gioioso per aver conosciuto una persona tanto generosa. Ho pensato molte volte, quando era in vita, di poterlo contattare per ricordare questa storia meravigliosa, ma non sapevo a chi rivolgermi e il tempo è passato»

Non fu solo un incontro con un uomo potente, ma un momento in cui la Storia si sedette per un attimo accanto a lui.

(Nella foto il documento inviato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con relativo riscontro).

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