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VIGEVANO

Il lungo cammino per ricostruire i boschi distrutti dalla tempesta

Il 21 novembre si celebrerà la Giornata Nazionale degli Alberi 2025, un’occasione che quest’anno assume un valore ancora più profondo nel territorio del Parco del Ticino, dove gli alberi – alleati fondamentali contro la crisi climatica – portano ancora le ferite delle tempeste di vento del luglio e agosto 2023, eventi che hanno generato i più vasti schianti forestali mai registrati nella zona.

Mario Pacali

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mario.pacali@ievve.com

19 Novembre 2025 - 14:57

Il lungo cammino per ricostruire i boschi distrutti dalla tempesta

Il 21 novembre si celebrerà la Giornata Nazionale degli Alberi 2025, un’occasione che quest’anno assume un valore ancora più profondo nel territorio del Parco del Ticino, dove gli alberi – alleati fondamentali contro la crisi climatica – portano ancora le ferite delle tempeste di vento del luglio e agosto 2023, eventi che hanno generato i più vasti schianti forestali mai registrati nella zona. Nel solo Parco del Ticino lombardo furono abbattuti centinaia di migliaia di alberi su 1.400 ettari di bosco, devastati da raffiche superiori ai 100 km/h. Oggi la sfida è trasformare quella distruzione in occasione di rigenerazione, ma il percorso è tutt’altro che semplice.

Lo scorso venerdì una delegazione del Parco del Ticino e dell’Associazione Amici dei Boschi di Vigevano ha effettuato un sopralluogo nei Comuni di Vigevano e Abbiategrasso, per verificare lo stato delle aree forestali private più colpite dalle tempeste. Qui sono in corso gli interventi di sgombero del legname caduto, necessari per valorizzare la risorsa e favorire la ricostituzione del bosco. Nel bosco della Gaezia, tra i più segnati nel territorio di Abbiategrasso, il lavoro di rimozione è già stato completato. Proseguono invece le operazioni nei boschi di Santa Maria del Bosco, area particolarmente estesa e complessa, dove – secondo le stime – i cantieri continueranno per tutto l’autunno e l’inverno 2025-2026. A Vigevano, dove la maggior parte dei boschi colpiti appartiene a privati, è in avvio un primo intervento di ripristino sperimentale, che potrebbe diventare un modello per ulteriori azioni sul territorio.

Una foto area dei boschi del Ticino dopo il ciclone Poppea dell'agosto del 2023

Sebbene le aree colpite rimangano bosco a tutti gli effetti, la naturale ripresa della vegetazione procede a rilento. Sopravvivono spesso solo gli alberi più bassi, mentre querce e pioppi – i giganti del bosco – sono stati i più vulnerabili alla furia del vento. Nel sottobosco si sta diffondendo una fitta vegetazione erbacea, spesso di origine alloctona. In alcune zone si osserva il ritorno del nocciolo e del pioppo bianco, specie autoctone, ma una delle principali criticità riguarda l’espansione di ailanto e robinia, piante invasive capaci di alterare in modo significativo la qualità del bosco futuro. È proprio questa la maggiore preoccupazione del Parco e dei volontari.

Il gruppo Amici dei Boschi chiede controlli attenti sulle modalità operative degli sgomberi e l’avvio di tutte le possibili forme di restauro. I volontari si dichiarano pronti non solo a monitorare, ma anche a partecipare attivamente ai lavori: iniziative, attività con le scuole, coinvolgimento dei cittadini e supporto nei progetti di recupero.

Le azioni del Parco: linee guida, fondi europei e collaborazione scientifica

Il Parco del Ticino sta lavorando su più fronti:

  • definizione di linee tecniche per il recupero delle aree danneggiate;
  • monitoraggio continuo dell’evoluzione naturale dei boschi;
  • stanziamento di fondi propri e ricerca di risorse esterne;
  • attesa dei risultati della candidatura al Bando Life Natura, con esito previsto nei primi mesi del 2026.

Il progetto europeo, se finanziato, vedrebbe la collaborazione di quattro università e un ente di ricerca di assoluto rilievo, con l’obiettivo di impostare interventi diversificati: dal favorire la rinnovazione naturale quando sufficiente, fino a realizzare rimboschimenti, piantagioni e azioni mirate contro le specie invasive.

Il recupero dei boschi colpiti sarà un impegno pluriennale: per sostituire alberi di 50 anni occorre un tempo analogo. Ma proprio la Giornata Nazionale degli Alberi ricorda che la cura del patrimonio forestale è un investimento sul futuro. Nei territori di Vigevano e Abbiategrasso, dove i segni degli eventi estremi sono ancora ben visibili, il lavoro è solo all’inizio. La sfida è grande, ma la collaborazione tra istituzioni, volontari e cittadini sta già tracciando il primo passo verso la rinascita del bosco.

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