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Vigevano
15 Febbraio 2026 - 10:00
Curarsi diventa sempre più complicato, soprattutto se non si hanno soldi. L’amara constatazione del fatto che ormai ci vogliano mesi, a volte anni, per prenotare un esame o una visita importante porta non solo alla considerazione sul capire chi, e perché, stia smantellando la sanità pubblica (mettendo a rischio anche la salute degli elettori), ma anche a quella di dover fare qualcosa. La Caritas chiama tutto questo “povertà sanitaria”: rinunciare alle cure perché non si possono pagare quelle private.
«Qualche mese fa – spiega don Moreno Locatelli, direttore di Caritas diocesana – sono stato contattato da alcuni medici specialisti in pensione. Devono aver sentito da qualche parte il mio allarme sulla fragilità sanitaria, su quelle persone che faticano a curarsi. Si sono messi a disposizione gratuitamente per stare vicini alla classe più svantaggiata». Risposta? «Sì, grazie, benvenuti», come è normale che sia.
È l’inizio di un percorso in divenire, perché non servono nuovi ambulatori medici (esiste il medico di base ed il pronto soccorso quasi mai respinge qualcuno), né strumentazioni costosissime che non si saprebbero dove mettere. Occorre un accordo con Ats e Asst, e soprattutto bisogna organizzare un servizio per ora solo sulla carta. «Attirati dal passaparola – prosegue Locatelli – altri medici mi hanno cercato per dichiararsi disponibili. C’è una vera e propria “piccola squadra” pronta ad aiutarci. Non penso sia corretto dire che “cerco medici”, perché io non ho mai chiesto niente. Sono stati loro a proporsi. Dimostrano di avere un cuore grande».

Don Moreno Locatelli
Nei prossimi giorni don Moreno andrà a Reggio nell’Emilia, dove già esiste un servizio simile. Ossia, un luogo che offre visite gratuite a stranieri non iscritti al Sistema sanitario nazionale e a indigenti. «Ci rechiamo lì – prosegue – per “studiare” come opera chi già è più avanti di noi in questo progetto, fare tesoro e portare tutto a casa. Poi arriverà il momento dell’interlocuzione tra Caritas e i servizi pubblici sanitari e anche la Regione». Forse, così, si arriverà a una convenzione.
«In sintesi – conclude il direttore di Caritas diocesana – dopo aver preso atto con gioia della disponibilità di molti dottori, siamo nella fase della raccolta delle informazioni per capire come sarà possibile agire. Poi arriverà il momento della costruzione del servizio, prendendo spunto da altri modelli virtuosi disposti a condividere con noi ciò che hanno creato. Infine, se tutto andasse bene, l’ultimo passaggio sarà il coordinamento con la sanità territoriale, alla quale non vogliamo affatto sostituirci». L’obiettivo è soltanto far sì che la dignità primaria della salute sia a portata di tutti. Perché è inaccettabile sentirsi dire che «se paghi la visita è domani, se non paghi è tra otto mesi».
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