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Il caso
15 Febbraio 2026 - 17:00
Da decenni il fantoccio bruciava per rievocare l’antico rogo del 1617, quando la bella Pierina fu condannata a morte dagli spagnoli per essere stata una «spia piemontese». Poco importa che essa sia una leggenda e che quindi il personaggio non sia mai esistito: quest’anno il rituale col quale culminava il Carnevale di Candia, muta.

La scelta è dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Antonio Brianta. Dopo la tradizionale sfilata, nella serata di Martedì grasso (il 17 febbraio), e il processo a cura della compagnia teatrale dei Magatlòn, si terrà un falò di una serie di contenitori. Di nulla, cioè, che abbia sembianze umane. Vuole essere «una forma di rispetto per la tragedia di Capodanno» a Crans-Montana, in Svizzera. «Un gesto – così il sindaco – che rompe la tradizione per esprimere rispetto e una chiara condanna dei femminicidi, una piaga ancora drammaticamente attuale. Non potendo dimenticare, né sorvolare su questa tragicità, l’amministrazione comunale si è confrontata sia con l’organizzazione dell’evento carnascialesco, sia con i consiglieri di minoranza al fine di concordare in armonia e continuità lo svolgimento della serata, proseguendo l’usanza, ma con una nuova forma, nel rispetto delle vittime dei tragici eventi successi».

Antonio Brianta
In armonia mica tanto, perché la presidente della biblioteca Chiara Guzzon, in carica da 11 anni, che organizzava il Carnevale insieme al Comune, si è dimessa. Inutile il tentativo del sindaco di farle cambiare idea. «Non è una decisione – dichiara – che ho preso a cuor leggero, soltanto perché ero in disaccordo con l’amministrazione. Penso che la questione della violenza sulle donne sia un tema serio che non deve essere trattato in maniera superficiale e banale. Penso che sia errato e fuorviante attribuire al “rogo della bella Pierina” un significato diverso e inconferente rispetto a quello che rappresenta: un rito allegorico legato alla fine del Carnevale e all’inizio della Quaresima».
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