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Gropello

Il Museo della musa: oltre 70 strumenti da tutto il mondo

L'enorme collezione di Daniele Bicego, musicista e appassionato, è visitabile liberamente. E su richiesta, lui suona anche...

Davide Maniaci

Email:

dade.x@hotmail.it

14 Marzo 2026 - 09:43

Non è un museo in cui la gente si limita a guardare. «Se mi chiedi di suonare uno strumento, io te lo suono». E in mostra ce ne sono circa settanta da tutto il mondo, con una quasi totalità di cornamuse e zampogne. Una stanza in cui si percepisce davvero il fascino senza tempo, arcaico, degli strumenti aerofoni. Come spesso succede, queste collezioni uniche nel proprio genere sono merito di figure solitarie. Di persone che mettono a disposizione la propria passione a chiunque senza volere niente in cambio. Il Museo della Musa si trova nella cascina Molino Corte, tra Gropello e Zerbolò, su una provinciale che lambisce il Ticino e dove passano soprattutto biciclette. Su appuntamento (348.2252170) apre lui, Daniele Bicego, 50 anni. Musicista di professione, studi classici, è rimasto folgorato dalle cornamuse e dintorni. Ha iniziato a comprarle, a suonarle, a non sapere più dove metterle. Così l’anno scorso ecco l’idea risolutiva. «Apriamo un museo».

Davvero non si sa dove guardare. Tra gaitas asturiane, strumenti balcanici con ancora la testa della capra attaccata alla sacca, uilleann pipes irlandesi, cabrettes parigine e anche un harmonium (è una specie di “zio” del pianoforte), Bicego in modo incontenibile ne illustra peculiarità, suoni, storia. Alcuni pezzi hanno anche due secoli di vita. «Un problema – spiega – è l’umidità, che va controllata di continuo. L’altro è lo spazio. Infatti penso di espandermi o davvero non ci sta più niente». La ricerca infatti è costante tra strumenti estoni, iraniani, greci e naturalmente italiani con la specializzazione nelle “Quattro province”. Tra Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova infatti sorge una floridissima tradizione di strumenti a fiato. Bicego, che si esibisce anche dal vivo, ne ha scritto un libro: Cantami, o müsa. «Non ha senso – conclude – tenere tutto dentro teche di vetro. Gli strumenti vivono. Vanno suonati, sempre, ed ognuno è un mondo». Così, ammirando il tesoro più prezioso di questo collezionista dall’animo gentile si comprende quanto sia immenso l’universo delle note: con una manciata si creano suoni più vari di tutte le stelle del cielo.

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