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delitto di garlasco
13 Marzo 2025 - 11:30
Andrea Sempio si è presentato questa mattina (giovedì 13 marzo) presso la caserma Montebello di Milano, accompagnato dal suo avvocato, per sottoporsi al test del Dna. La procedura si è svolta nella Sezione Investigazioni Scientifiche. Ad attenderlo, c’erano numerosi giornalisti e fotografi. L’esito dell’analisi sarà determinante per stabilire eventuali legami tra Sempio e le tracce biologiche rinvenute sulla scena del crimine. Secondo il legale di Sempio, l'avvocato Massimo Lovati, «l’indagine del 2017 è stata una macchinazione, è stata il frutto di una macchinazione della difesa». All’uscita dalla caserma, l’avvocato ha poi aggiunto: «Di quali reperti parliamo? Ma a che cosa vogliamo paragonarlo, a quelli di oggi?». E ha poi ribadito: «È innocente».
LA REPLICA DELL'AVVOCATO DI ALBERTO STASI
Il legale di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha replicato alle dichiarazioni dell'avvocato Massimo Lovati, difensore di Sempio. Ospite della trasmissione Mattino Cinque di Canale 5 ha detto: «Ho appena sentito qualcuno che difende il suo assistito dicendo: "non vorrei che fosse anche questa una macchinazione'", quindi della Procura della Repubblica. Queste parole sono musica per le mie orecchie – ha continuato l'avvocato De Rensis – Non voglio sparare sulla Croce Rossa. Spero solo che una volta dica che è una macchinazione nostra, quello che ha detto dei difensori precedenti non mi interessa, ma soprattutto spero che queste dichiarazioni arrivino tra qualche secondo alla Procura della Repubblica, perché questa è un'accusa gravissima».
L'ESAME DEL DNA
L’esame sul Dna non avverrà nel contraddittorio tra le parti, e sarà quindi ripetibile. Questo lascia intendere che verrà effettuata una consulenza tecnica da parte della Procura e che il Dna di Sempio verrà confrontato con i dati acquisiti nel corso delle indagini precedenti. I profili genetici da comparare sono quelli individuati sui margini delle unghie di Chiara, già analizzati durante il secondo processo d'appello a carico di Stasi. All'epoca, tuttavia, non fu possibile risalire con certezza all'identità di chi li avesse lasciati.
Un nodo centrale riguarda la natura del materiale biologico su cui verrà effettuato il confronto. Se l'analisi dovesse basarsi su campioni conservati all'insaputa delle parti - nonostante risulti dagli atti che il materiale sia stato esaurito durante gli esami peritali - sarà necessario documentarne la conservazione e le modalità di custodia nei 18 anni trascorsi dal delitto. In tal caso, l'accertamento dovrà essere dichiarato irripetibile e condotto alla presenza dei consulenti della difesa e della parte civile.
IL PARERE DEL PERITO DEL PROCESSO BIS
Ma secondo il genetista che era stato nominato dalla corte d’assise d’appello nel processo bis del delitto di Garlasco, il professor Francesco De Stefano (era direttore della Medicina legale dell'Università di Genova), le tracce di Dna non sono utili per arrivare a un’identificazione, ma solo per stabilire che si tratta di Dna maschile. Interpellato, oggi il genetista ha ribadito quanto già sostenuto: «Il Dna raccolto era scarso e degradato e non consentiva di definire un'ipotesi d'identità». E aggiunge: «Non so come abbiano fatto questa nuova interpretazione, anche perché materiale non ce n'è più, ma in ogni caso le tracce a disposizione non erano utili per una identificazione».
I PUNTI CRITICI GIA' EVIDENZIATI NELLE PRECEDENTI INDAGINI
Anche qualora emergesse la presenza del Dna di Andrea Sempio sotto le unghie della vittima, restano alcuni punti critici già evidenziati nelle indagini precedenti. Già nel 2017, il gip di Pavia Fabio Lambertucci, nella sua ordinanza di archiviazione, aveva sottolineato che la rilevanza delle tracce genetiche non poteva essere considerata univocamente indiziaria. «Tracce del Dna di Sempio - scriveva il giudice - ben potevano posizionarsi sulle unghie di Chiara in via mediata per il fatto che entrambi usavano un computer fisso in casa Poggi che il fratello di Chiara e i suoi amici utilizzavano spesso per eseguire videogiochi comandati da tastiera».
Un altro elemento che solleva dubbi è il movente. Nonostante siano state avanzate ipotesi, nessuna di esse ha trovato riscontri concreti. L'idea di un'eventuale infatuazione di Sempio nei confronti di Chiara è stata smentita dallo stesso Marco Poggi, che all'epoca dichiarò: «Non aveva mai chiesto niente su mia sorella maggiore. C'erano sette anni di differenza, quindi frequentavamo compagnie completamente diverse».
ASCOLTATI IL FRATELLO DI CHIARA E GLI AMICI
Parallelamente agli accertamenti scientifici, i carabinieri hanno avviato una serie di audizioni per raccogliere nuove testimonianze. Marco Poggi, fratello di Chiara, è stato ascoltato dagli investigatori, che si sarebbero recati nella sua abitazione. Insieme a lui, anche altri amici che facevano parte della stessa compagnia sono stati convocati per fornire ulteriori dettagli sulle dinamiche dell’epoca.
LA MADRE DI STASI: «NUOVA SPERANZA»
Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, ha commentato la riapertura del caso: «Sicuramente sono provata dopo tutto quello che è successo, però adesso c'è una nuova speranza. Me lo auguro soprattutto per rendere giustizia a Chiara», ha dichiarato in un'intervista rilasciata al Messaggero. Ligabò ha sempre sostenuto l’innocenza del figlio e ora spera che i nuovi accertamenti possano far emergere verità rimaste nascoste.
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