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le nuove indagini
13 Marzo 2025 - 10:34
Inquirenti e giornalisti intorno alla villetta di via Pascoli nei giorni successivi al delitto nell’estate 2007
Il colpo di scena che potrebbe riscrivere dopo quasi 18 anni il caso del delitto di Garlasco arriva martedì con il Tg1 delle 13,30. Andrea Sempio, un amico di Marco Poggi, il fratello di Chiara, è indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio della ragazza, «in concorso con ignoti o con Alberto Stasi», che è stato condannato a 16 anni e ne ha scontati già 9 e mezzo. Oggi, giovedì, dovrà presentarsi nella sede della scientifica dei carabinieri del comando provinciale di Milano per essere sottoposto a un tampone salivare dal quale ricavare il Dna, da confrontare poi con quello trovato sulle o sotto le unghie di Chiara.
Un esame disposto coattivamente dal giudice poiché Sempio la scorsa settimana non ha acconsentito a un’acquisizione volontaria. Secondo la Procura ci sarebbe compatibilità tra il suo profilo genetico e quello ricavato solo nel 2014 con un procedimento di “lavaggio” dalle unghie della ragazza. Per il perito dell’epoca era inutilizzabile ai fini del confronto dal momento che ogni estrazione (ne furono eseguite 27) dava risultati diversi e incostanti, segno che il materiale si era degradato con il tempo ed era stato contaminato. Per i pm non sarebbe così: un risultato al quale sono arrivati non con una nuova estrazione, ormai impossibile, ma con una rilettura degli stessi dati.
L’input, come in passato, è arrivato dalla difesa di Alberto Stasi. Ma un dato è certo: i pm di Pavia (sostituto Valentina De Stefano e aggiunto Stefano Civardi) sono determinatissimi. Al punto da ricorrere in Cassazione contro il gip che, per due volte, ha respinto la loro richiesta di riaprire l’indagine contro Sempio già archiviata nel 2017. Il primo tentativo è stato bocciato il 28 febbraio 2024.
Tre settimane dopo i pm hanno proposto una nuova istanza più articolata, ottenendo il 9 maggio un secondo diniego, forse motivato un po’ sbrigativamente dal gip. Di qui la decisione di rivolgersi alla Cassazione, che il 12 settembre ha annullato l’ordinanza disponendo una rivalutazione. Al terzo tentativo le indagini sono state riaperte e a Sempio è stato inviato l’avviso di garanzia. Già la prima volta l’impulso era arrivato, tra dicembre 2002 e gennaio 2023, da una consulenza tecnica della difesa Stasi, firmata dal genetista Ugo Ricci e dal collega tedesco Lutz Roewer, ritenuto un’autorità in materia. Per due campioni ci sarebbe compatibilità con il Dna di Sempio.
La Procura ha nominato un proprio consulente, che è arrivato allo stesso risultato, e quindi è partita la richiesta di riapertura delle indagini. Dopo la bocciatura, i pm l’hanno ripresentata anche sulla base di una nuova consulenza tecnica della difesa Stasi, estendendola ad altri aspetti, come la verifica della compatibilità delle impronte di scarpe lasciate dall’assassino (Sempio agli atti risulta calzare il 44, contro il 42 delle orme) e anche alle impronte papillari a suo tempo repertate.
Alcuni punti restano da chiarire. Primo: come si fa a dire che c’è compatibilità con il Dna di Sempio se l’indagato verrà sottoposto al prelievo solo oggi? Evidentemente i carabinieri hanno proceduto ad acquisizioni informali, come già nel 2016 un investigatore privato inviato dalla difesa Stasi. Secondo: l’archiviazione di Sempio del 2017 motiva ampiamente come potrebbe esserci stato un trasferimento di piccole quantità di materiale genetico, visto che il Andrea e Marco erano soliti utilizzare il computer nella stanza di Chiara per giocare ai videogames. Terzo: come si potrà sostenere che un eventuale esame del Dna positivo a carico di Sempio scagionerebbe Stasi? Non inciderebbe in alcun modo sui molteplici indizi posti alla base di una condanna che ha resistito a ben tre tentativi di riapertura del processo.
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