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la situazione
17 Marzo 2025 - 10:53
(foto di repertorio)
Il sistema carcerario italiano continua a essere teatro di una crisi senza precedenti. In appena due mesi e mezzo, il numero dei suicidi tra i detenuti ha raggiunto quota 18, un dato mai registrato prima d’ora. Solo negli ultimi tre giorni, quattro persone si sono tolte la vita, l'ultima delle quali un uomo senegalese di 69 anni, rinvenuto senza vita nella sua cella del carcere di Verona. A fine gennaio un detenuto italiano di 55 anni si era tolto la vita all'interno della casa di reclusione dei Vigevano.
A questi numeri drammatici si aggiungono i decessi per cause ancora da accertare: un detenuto marocchino di 35 anni nel carcere di Bologna e un uomo di circa 50 anni a Poggioreale, Napoli.
Secondo il sindacato della polizia penitenziaria (Spp), i detenuti che scelgono di togliersi la vita sono sempre più giovani e, in molti casi, affetti da disturbi psichici che avrebbero dovuto essere trattati in strutture idonee e non negli istituti penitenziari. Serve «un piano di supporto psicologico con la presenza nelle carceri di psicologi, psichiatri, mediatori culturali, come di interpreti perché la mancanza di comunicazione incide tanto», dichiara Aldo Di Giacomo, segretario generale del Spp.
Un sistema al collasso: aggressioni e violenze in crescita
La situazione critica non riguarda solo i suicidi. Il segretario generale dello Spp, Aldo Di Giacomo, denuncia un incremento delle aggressioni ai danni del personale della polizia penitenziaria, con una media di 30 episodi a settimana. Un dato che, secondo il sindacalista, rappresenta «la più grave emergenza di tutti i tempi» nelle strutture detentive italiane.
Ad aggravare ulteriormente la crisi, il fenomeno sempre più diffuso dell'introduzione illegale di telefoni cellulari nelle celle: le forze dell’ordine ne rinvengono una ventina ogni settimana. Un problema che evidenzia le falle nei controlli e la crescente difficoltà di gestione della popolazione carceraria.
Le richieste del sindacato: «Servono risorse e un piano di supporto psicologico»
Di Giacomo lancia un appello per misure immediate, sottolineando l’urgenza di un piano di supporto psicologico all’interno delle carceri. «L'emergenza ha superato il punto limite con lo Stato incapace di garantire la vita delle persone che ha in custodia e la vita del personale oggetto di quotidiane. Esistono - afferma Di Giacomo - misure alternative che, oltre a prevenire la reiterazione di un reato, favoriscono il reinserimento nella società. Non si tratta di scorciatoie o concessioni buoniste, ma di un vero dovere costituzionale. Occorrono però strumenti e finanziamenti mirati ed efficaci, collaborazione degli enti locali e dell'amministrazione penitenziaria».
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