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gli indizi

Omicidio di Chiara Poggi: tante ipotesi nuove, anzi vecchie

Dal posacenere in cucina al “supertestimone”, tutti aspetti già ampiamente trattati. In casa c’erano solo orme di scarpa numero 42, mentre il nuovo sospettato porta il 44

Claudio Bressani

Email:

claudio.bressani@ievve.com

20 Marzo 2025 - 10:29

Omicidio di Chiara Poggi: tante ipotesi nuove, anzi vecchie

Dalla misteriosa presenza di un posacenere sporco in cucina al cosiddetto “supertestimone” che torna a far sentire la sua voce. Sono parecchi i presunti elementi indiziari che in questi giorni i mezzi di comunicazione sbandierano come nuovi, in grado di riscrivere la storia del delitto. In realtà sono stati tutti già ampiamente approfonditi in un procedimento interminabile che in fase indagini preliminari e poi soprattutto di dibattimento, con decine di consulenze tecniche e perizie, ha lasciato ben poco d’inesplorato. Ad esempio quel portacenere in cucina, per altro senza mozziconi, messo in relazione a tracce di nicotina sui capelli di Chiara. Visto che lei non fumava, magari lo faceva il suo assassino? La verità è molto più semplice: il padre della ragazza era un forte fumatore.

Il posacenere, dopo la partenza dei genitori per la montagna, era stato solo svuotato ma non lavato. E la nicotina non era “sui” ma “nei” capelli, in quantità limitata, perfettamente compatibile con quella che si può assorbire come fumo passivo anche tempo addietro vivendo a contatto con un fumatore.


C’è poi il supertestimone, che dichiarò di aver visto in via Pavia in ora compatibile con il delitto «una bicicletta nera da donna in sella alla quale scorgeva una ragazza con i capelli biondi a caschetto e con gli occhiali da sole indosso: la ragazza aveva in mano un piedistallo tipo da camino di colore grigio». La riconobbe per una delle sorelle Cappa. Una testimonianza demolita già in primo grado dalla sentenza del gup Vitelli (che assolse Stasi): lo definì «confuso e contraddittorio» e «sicuramente inattendibile». Anche perché riferì elementi così importanti solo oltre 40 giorni dopo il delitto, il 27 settembre, e già nel primo interrogatorio, messo di fronte alle sue tante incongruenze, finì per ritrattare, ammettere di essersi inventato tutto e chiedere scusa agli inquirenti.


Tra gli elementi da chiarire ce n’è piuttosto un altro: se gli assassini sono stati più di uno (Sempio è indagato «in concorso con altri soggetti o con Alberto Stasi») perché sulla scena del crimine, pesantemente imbrattata di sangue, sono state trovate solo le impronte delle scarpe con la suola a pallini alla fine identificate come marca Frau numero 42? Premesso che Sempio calza il 44 (mentre Stasi il 42), se sugli oggetti repertati nella villetta si dovesse trovare qualche traccia genetica del nuovo indagato, per collegarla al delitto e non a un momento imprecisato precedente, visto che frequentava quella casa, bisogna anche spiegare come può essere arrivato fin lì.

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