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le nuove indagini
05 Aprile 2025 - 16:20
Da sinistra: Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi
Mentre la riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi si prepara a un passaggio decisivo con l’udienza del 9 aprile, il fronte giudiziario si accende. I legali della famiglia della vittima, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno depositato una memoria al gip di Pavia Daniela Garlaschelli in cui criticano duramente le modalità e i presupposti delle nuove indagini che coinvolgono Andrea Sempio, amico d’infanzia del fratello di Chiara, già archiviato nel 2017 nel 2020.
A dare il via alle nuove indagini è stata infatti la difesa di Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio, che ha presentato due nuove consulenze: una sul Dna e una sull’impronta di una scarpa trovata sulla scena del delitto. Le analisi genetiche, in particolare, avrebbero evidenziato una compatibilità tra il profilo di Sempio e materiale biologico rilevato su due unghie della vittima. Elemento che ha convinto la Procura di Pavia a chiedere la riapertura del caso — ottenuta dopo un passaggio in Cassazione.
Ma i legali dei Poggi non ci stanno. Parlano di un «sorprendente» terzo procedimento penale aperto su Sempio «sulla base di elementi probatori introdotti dalla difesa del condannato» e accusano la stessa difesa di Stasi di voler «cercare con ogni mezzo un responsabile "alternativo" da dare in pasto al circuito mediatico».
Dna, impronte e scarpe: «Argomentazioni già valutate»
Nella memoria, lunga sette pagine, gli avvocati Tizzoni e Compagna smontano punto per punto la fondatezza degli elementi che hanno portato alla riapertura delle indagini. In particolare, definiscono “generica” la presunta compatibilità del Dna tra Sempio e le unghie della vittima, specificando che «non modifica in alcun modo il quadro probatorio, a maggior ragione in assenza di qualsiasi contatto fra l'assassino e le unghie della vittima», come già stabilito nella sentenza d'appello bis su Stasi.
Sul fronte delle impronte, la difesa dell’ex fidanzato di Chiara punta su una nuova valutazione della celebre impronta “a pallini” sul tappetino del bagno, attribuita inizialmente a una scarpa taglia 42, marca Frau. Ma anche questo aspetto viene ridimensionato dai legali dei Poggi: «Il tema della 'taglia' delle scarpe non ha assunto alcun rilievo decisivo nel giudizio», anche perché Stasi possedeva «scarpe di marca Frau taglia 43», come risulta dalle indagini del 2007.
E aggiungono: «Molti altri sono ovviamente gli elementi probatori che hanno portato alla condanna oltre ogni ragionevole dubbio»: dalla «mancata menzione della bicicletta nera da donna», alla presenza del Dna della vittima sui pedali, fino alla «palese falsità» del racconto di Stasi sulla scoperta del corpo e alla «impossibilità di attraversare» la scena del crimine senza lasciare tracce.
Il nodo dell’indagine “parallela” e la smentita della Procura
Nelle ultime ore è emerso anche un giallo a margine: un presunto fascicolo precedente, aperto a carico di Sempio prima di quello attuale. A riportarlo è stato un articolo de Il Tempo, che ha citato un atto della Procura dell’11 febbraio in cui si parla della “riunione di più procedimenti”, tra cui un’indagine “a modello 21”, quindi con un indagato identificato.
Secondo quanto appreso, però, da fonti vicine all’inchiesta, non esisterebbe alcun altro fascicolo su Andrea Sempio per ipotesi di reato diverse dall’omicidio, oltre a quello già archiviato nel 2017. Le indagini attuali sarebbero ripartite nel 2023 con un fascicolo “a carico di ignoti” (modello 44), poi unificato a quello del 2024 dopo l’iscrizione formale di Sempio come indagato per concorso nell’omicidio.
Nonostante la smentita, i legali di Sempio — Massimo Lovati e Angela Taccia — hanno fatto sapere di voler presentare nei prossimi giorni un’istanza per ottenere chiarimenti ufficiali da parte della Procura di Pavia.
Verso l’incidente probatorio: al via il nuovo round di analisi
Il prossimo appuntamento chiave è fissato per il 9 aprile. Nell’udienza sarà conferito l’incarico al genetista Emiliano Giardina per un maxi incidente probatorio che prevede l’analisi di una lunga lista di reperti: tamponi, frammenti del tappetino del bagno, contenitori di alimenti, para-adesivi, ma anche campioni biologici di soggetti maschili che frequentavano la villetta di Chiara Poggi all’epoca dei fatti. Oltre a Sempio, anche lo stesso Stasi sarà incluso nelle comparazioni.
Un passaggio che i legali dei Poggi giudicano «del tutto decontestualizzato dalla dinamica dei fatti», tanto più perché si tratterebbe di accertamenti “irripetibili”. La loro preoccupazione – lo scrivono esplicitamente – è che il clamore mediatico abbia preso il sopravvento sulla tenuta logica e giuridica degli elementi in gioco. «Dispiace dover rilevare […] la reiterazione e la diffusione mediatica di ipotesi e di suggestioni del tutto prive di fondamento».
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