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le nuove indagini
15 Maggio 2025 - 10:10
I vigili del fuoco del Comando provinciale di Pavia sono rimasti impegnati nelle ricerche fino a ieri sera (foto di Jose Lattari)
L’arma con cui è stata uccisa Chiara Poggi non è mai stata trovata. Ora si crede di poterla recuperare in un canale che attraversa il paese di Tromello, il cavo Bozzani. Qui, da ieri mattina, sono arrivati gli inviati delle principali testate nazionali per seguire le operazioni di ricerca, che coinvolgono forze dell’ordine, vigili del fuoco e protezione civile. Gli inquirenti stanno cercando un attizzatoio da camino. Nelle stesse ore, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinati dalla Procura di Pavia, davano esecuzione a quattro decreti di perquisizione domiciliare: nell’abitazione di Voghera di Andrea Sempio – 37 anni, nuovamente indagato con l’accusa di omicidio in concorso –, in quella di Garlasco dei suoi genitori, e nelle case di due amici di gioventù – Mattia Capra e Roberto Freddi, non indagati (su entrambi sarebbero già state effettuate delle acquisizioni di materiale biologico per le comparazioni, anche in vista dell’incidente probatorio), che all’epoca del delitto frequentavano casa Poggi in quanto amici di Marco, fratello della vittima. Dalle case sono stati portati via supporti informatici – computer, telefoni, tablet –, e anche materiale documentale.
I media presenti ieri mattina a Tromello per documentare le ricerche (foto di Jose Lattari)
IL CAVO Come si è arrivati, a quasi 18 anni dal delitto, ad avviare le ricerche dell’arma nel cavo Bozzani? È indicato in una testimonianza contenuta nei vecchi atti d’indagine, in cui si riferiva che una cugina della vittima, Stefania Cappa, sarebbe stata vista la mattina del delitto allontanarsi in bici da casa Poggi con un oggetto pesante dalle mani, forse proprio un attizzatoio. Attizzatoio che, sempre secondo la testimonianza, sarebbe poi stato gettato nel cavo che lambisce Tromello. Stefania Cappa, oggi avvocato, non è indagata; secondo quanto riporta l’Ansa, non risulterebbero suoi contatti telefonici tra il maggio e l’agosto 2007 con Andrea Sempio, in base all’analisi dei tabulati agli atti nella prima indagine sull’omicidio.
Il “supertestimone”, intervistato dalla trasmissione Le Iene, è stato recentemente risentito dai carabinieri di Milano, che hanno poi deciso di avviare le ricerche della possibile arma utilizzata per uccidere Chiara Poggi. Il punto in cui si sono concentrate le ricerche, la zona di via Fante d’Italia, è poco distante dall’abitazione della nonna delle gemelle Cappa. Quel che sembra certo è che l’attizzatoio non appartiene a casa Poggi, come hanno precisato i legali della famiglia della vittima; dall’abitazione di via Pascoli non è mai mancato.
LE OPERAZIONI Il cavo era già stato dragato tra il 2017 e il 2018, come riferito da molti in paese L’intervento di ieri si è concentrato in particolare su un segmento del corso d’acqua dove sono entrate in azione le idrovore per consentire lo svuotamento del canale. Si tratta di un’operazione necessaria per condurre verifiche più approfondite sul fondo, come ha spiegato un tecnico del Comune: «Difficile poter operare efficacemente senza uno svuotamento completo: metteranno delle paratie per isolare il tratto e poi lo svuoteranno con le idrovore».
Nel pomeriggio sono arrivati anche le squadre fluviali dei vigili del fuoco di Pavia, che hanno indossato le tute e sono scesi lungo il canale per avviare l’ispezione dotati di pale e metal detector, continuate fino alle 19. Il tutto sotto gli occhi increduli degli abitanti del paese: «Ma dopo 18 anni, cosa pensano di trovare?», è il pensiero riferito nelle scorse ore da molti cittadini.
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