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omicidio di chiara poggi

La Procura di Pavia: «L'impronta è di Sempio»

Delitto di Garlasco: l’attribuzione dopo 18 anni grazie alle nuove tecnologie. Per i legali dell’indagato non è una prova: «Andrea frequentava la casa dei Poggi»

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

22 Maggio 2025 - 10:12

La Procura di Pavia: «L'impronta è di Sempio»

Si riparte da un’impronta palmare, lasciata nella seconda parete destra lungo le scale di casa Poggi che portano al seminterrato. Vicino a dove venne trovato il corpo di Chiara. Individuata e classificata dai Ris di Parma dopo il delitto come “Traccia di interesse dattiloscopico 33”, l’impronta venne ritenuta «completamente priva di creste potenzialmente utili per gli accertamenti dattiloscopici», e quindi da scartare ai fini delle indagini. Fotografata digitalmente, il 5 settembre 2007 l’impronta fu asportata dal muro grattando l’intonaco con un bisturi sterile, e poi testata con il combur test, che fornì esito dubbio, e con l’OBTI test (servono per rilevare la presenza di emoglobina, quindi di sangue), con esito negativo. Quindi “senza sangue”.

Dopo 18 anni, i nuovi consulenti tecnici incaricati dai pm hanno riesaminato le impronte (un totale di 78) che all’epoca erano state ritenute «non attribuite» e «non utili». Grazie alle nuove tecnologie, è stato possibile associare l’impronta 33: appartiene – «per la corrispondenza di 15 minuzie dattiloscopiche», ovvero i punti di contatto – al palmo destro di Andrea Sempio, l’unico indagato per omicidio in concorso (per la terza volta, dopo due archiviazioni) nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Sono gli esiti della consulenza tecnica dattiloscopica disposta dalla Procura. Che l’impronta 33 fosse stata attribuita a Sempio è stato comunicato dal Tg1 martedì pomeriggio.

«Non capisco come mai escano queste notizie da un segreto istruttorio – ha dichiarato Massimo Lovati, uno dei legali di Sempio poche ore dopo – Chi è che le fa uscire queste notizie? Perché? (...) Noi non abbiamo paura di niente. Soprattutto non abbiamo paura delle bufale».

Mercoledì mattina la conferma dell’attribuzione dell’impronta è arrivata dalla Procura con un comunicato. Perché è così importante quell’impronta secondo chi indaga? La risposta in una annotazione del luglio 2020 dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano: «È logico-fattuale che l’impronta sulla parete delle scale appartenga all’assassino».

Ma Angela Taccia, altra legale di Sempio, ieri ha cercato di ridimensionare il valore probatorio dell’impronta: «Quella della Procura è una consulenza tecnica di parte, non una perizia» ha precisato, aggiungendo che Andrea, amico del fratello della vittima, «ha frequentato ogni angolo della casa, tranne la camera da letto dei genitori di Chiara».

L’avvocato dei Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ritiene che l’impronta non «sia così decisiva come la vogliono propagandare». «Marco (il fratello di Chiara, ndr) – ha aggiunto Tizzoni – teneva la playstation nella tavernetta», nel seminterrato; è quindi immaginabile che Sempio fosse solito scendere quelle scale.

Tizzoni, inoltre, osserva come la traccia dell’unica scarpa dell’assassino (suola a pallini, n. 42, su questa traccia ora verranno effettuate nuove analisi) si ferma al secondo gradino, e non ce ne siano più in basso, dove è stata invece trovata l’impronta 33.

Martedì erano in programma gli interrogatori in Procura. Sempio non si è presentato; i suoi avvocati hanno eccepito una questione procedurale nella convocazione, contestandone la validità.

È invece arrivato puntuale Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per il delitto, che martedì è stato sentito per oltre due ore dai pm come “testimone assistito” in presenza dei suoi avvocati. «Abbiamo avuto fiducia in questa indagine sin dal primo giorno e continuiamo ad averla, sempre più forte», ha detto il legale di Stasi, Antonio De Rensis.

Nel veneziano è stato ascoltato anche Marco, il fratello di Chiara Poggi: «Ad Andrea Sempio lo lega un’amicizia di lunga data – ha riferito il suo legale Francesco Campagna – e la convinzione della sua estraneità alla tragica vicenda che ha sconvolto la sua famiglia».

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