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«Garlasco non è una città omertosa, narrazione falsa che deve finire». E intanto c’è chi si fa i selfie in via Pascoli

L’assedio mediatico in città dopo la riapertura del caso, parla il sindaco Simone Molinari

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

29 Maggio 2025 - 14:00

«Garlasco non è una città omertosa, narrazione falsa che deve finire». E intanto c’è chi si fa i selfie in via Pascoli

Il sindaco di Garlasco ha firmato le ordinanze per chiudere via Pascoli e via Canova, impedendo l’accesso ai non residenti (foto di Jose Lattari

Ipotesi e scenari alternativi sulla morte di Chiara Poggi si susseguono dalla riapertura delle indagini. In molti casi solo suggestioni. In queste ultime settimane si è parlato di tutto: della presenza di una setta satanica, di un presunto giro di pedofilia e di scandali sessuali legati al santuario della Bozzola (dove nel 2014, diversi anni dopo il delitto, un’indagine dei carabinieri di Vigevano portò all’arresto di due persone per i ricatti a sfondo sessuale ai sacerdoti del santuario). Spuntano nuovi testimoni, e intanto le vite private di molte persone – mai indagate – vengono quotidianamente passate a setaccio alla ricerca di qualche elemento che porti a una possibile svolta. Ma a Garlasco si comincia ad avvertire una certa stanchezza per questa attenzione mediatica, da molti ritenuta eccessiva e, perfino, irrispettosa. Il primo cittadino, Simone Molinari, ci racconta del clima che si sta respirando a Garlasco in questo periodo.

Sindaco, come sta vivendo la città questo continuo bombardamento mediatico dopo la riapertura delle indagini?

Non si vive così bene. I giornalisti fanno il loro lavoro, ma credo vada fatto con un po’ più di sensibilità. Non dovrei dirlo io. Ma la stampa, come ha la capacità di esaltare certe situazioni, ha anche il potere di distruggere le persone. È un aspetto che dovrebbe essere maggiormente ragionato, anche i singoli giornalisti dovrebbero fare più attenzione a mio avviso. Non voglio insegnare nulla a nessuno, nella vita faccio un altro lavoro, ma è una riflessione che andrebbe fatta. Questa “bomba mediatica” che si è scatenata dopo la riapertura del caso sta creando molta confusione in città, e problematiche. La presenza massiccia di telecamere, microfoni e giornalisti porta inevitabilmente qualche subbuglio. Ho già avuto parecchie segnalazioni di giornalisti che girano per la città in cerca di qualcuno da intervistare, facendo domande, ecc. Tutto legittimo, ma si avverte uno stato di “agitazione cittadina”, diciamo così. Ognuno poi ha la propria opinione rispetto a quanto sta succedendo, io non sono deputato a parlarne. Su chi sia colpevole, o innocente. Ma sappiamo che tante ipotesi formulate poi si rivelano essere false strade.

Quando a marzo è arrivata la notizia della riapertura delle indagini lei aveva parlato di «ore di smarrimento e sconforto». A distanza di qualche settimane cosa è cambiato?

Lo sconforto esiste ancora. Per una quantità importante di persone la verità è quella che è stata sancita dalle sentenze dei Tribunali, ma per altri non è così. Non è di mia competenza valutare questo, ma quello che mi sta abbastanza antipatico, e sto usando un eufemismo, è che Garlasco stia passando per essere una città omertosa. Non so neanche chi sia stato il primo giornalista a descriverla così, ma ci tengo a dire che questa è un’enorme “cazzata”, scrivetelo pure perché è quello che penso. Come primo cittadino sono indignato che Garlasco venga raccontata come una città che sta cercando di nascondere qualcosa. Siamo davvero stanchi di questo ritratto, di questa narrazione assolutamente falsa. E in più dobbiamo accettare il caos alimentato anche dai media. La colpevolezza di Stasi è stata rimessa in dubbio e ora, dopo 18 anni, c’è l’ipotesi che possano essere stati altri gli assassini di Chiara. E sulla stampa e in televisione si torna a sentire che Garlasco è una città omertosa: questo ci sta davvero disturbando e dovrebbe finire. I diecimila abitanti che vivono a Garlasco non sono qui per nascondere la verità. Direi, anzi, tutto l’opposto.

Nei giorni scorsi ha firmato due ordinanze per chiudere le strade in cui vivono le famiglie Poggi e Sempio. Come si è arrivati a questa decisione?

La gentilezza, la pacatezza e la professionalità che dovrebbero avere i giornalisti è purtroppo venuta a mancare in alcune occasioni. Per questo siamo arrivati alle due ordinanze. Poi, come si sa, per pochi giornalisti che si comportano male, ci va di mezzo l’intera categoria. Non faccio ovviamente nomi e cognomi. Ma ci sono stati comportamenti assillanti e veri e propri stalkeraggi verso la famiglia Sempio, che non ce la faceva più. Poi siamo arrivati alla chiusura della strada della famiglia Poggi. La cosa più sconvolgente che ho visto, comunque, sono le persone che si recano davanti alla casa dei Poggi per curiosità, e per farsi i selfie. Stiamo andando nel ridicolo più assoluto.

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