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delitto di garlasco

Oltre al Dna e all’impronta 33 sulle scale, si rivaluteranno anche le orme delle scarpe in casa

I nuovi accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Pavia

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

29 Maggio 2025 - 11:03

Oltre al Dna e all’impronta 33 sulle scale, si rivaluteranno anche le orme delle scarpe in casa

I rilievi della scientifica nella casa di via Pascoli all'epoca del delitto (foto archivio Informatore Vigevanese)

Le nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi si poggiano su due elementi. La corrispondenza tra il materiale genetico trovato sulle unghie della vittima con il Dna del nuovo indagato, Andrea Sempio; 37 anni, frequentava la casa in quanto amico del fratello di Chiara. La corrispondenza – individuata sia in una perizia commissionata dai legali di Alberto Stasi, sia in un’altra perizia disposta dalla Procura di Pavia – dovrà essere valutata nel corso del maxi incidente probatorio, che si estenderà a una serie di reperti e campioni raccolti sulla scena del crimine e finora o mai analizzati, o che avevano dato esiti dubbi.

L’altro elemento riguarda l’impronta palmare 33, rilevata sulla parete delle scale del seminterrato di casa Poggi, vicino a dove venne ritrovato il corpo di Chiara. Nel 2007 venne scartata perché ritenuta non utile per una attribuzione; testata due volte per individuare la presenza di sangue, diede esito “dubbio” e “nullo”. Riesaminata a distanza di 18 anni, i periti incaricati dalla Procura di Pavia – grazie alle nuove tecnologie – hanno individuato 15 minuzie dattiloscopiche, associando l’impronta al palmo destro della mano di Sempio. E, secondo chi indaga, quell’impronta potrebbe appartenere all’assassino.

Da giorni si sta cercando il reperto 33 nei depositi del Ris per verificare se sia possibile individuare anche dei residui biologici. Intanto, nuovi accertamenti tecnici verranno disposti dalla Procura anche sulla taglia delle scarpe che lasciò l’orma all’inizio della scala (attribuita ad Alberto Stasi, di una scarpa marca Frau taglia 42), e sulle altre impronte di scarpe repertate all’epoca.

Un altro fronte battuto dagli inquirenti riguarda la ricerca dell’arma del delitto, mai ritrovata. Il 14 maggio era stato fatto dragare il cavo Bozzani, a Tromello, in base alle indicazioni di Gianni Bruscagin; l’ex investigatore privato aveva riferito alla trasmissione Le Iene di aver raccolto la testimonianza di una donna (ora deceduta) la quale raccontava di aver visto Stefania Cappa, cugina di Chiara, gettare un borsone nel corso d’acqua che scorre dietro la casa della nonna. Qui i vigili del fuoco hanno recuperato alcuni attrezzi da lavoro, ora fatti analizzare. Al momento non si conoscono gli esiti.

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